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2005
25
Ott

Oliver Twist

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OLIVER TWIST

 

Oliver Twist ne passa veramente di tutti i colori. Viene picchiato, maltrattato, ferito. Viene venduto, ricattato e umiliato. Ma una cosa in lui rimane sempre la stessa: la purezza.

In un mondo quanto mai cattivo e orribile dove tra malattie, alcol e povertà le persone si trascinano nel loro inferno personale Oliver Twist incarna una luce e una speranza.

In  un mondo diviso tra adulti senza scrupoli, grassi come porci o cattivi come bestie, e adulti che fanno del bene quasi per vezzo o divertimento, Oliver Twist sembra non lasciarsi corrompere, segue le decisioni del proprio cuore, ancora libero e splendente.

E quando Fagin, ormai condannato alla forca, vede Oliver per l'ultima volta cerca ancora di corromperlo. Fagin rinuncia alla redenzione e alla pietà. E questo è il momento più alto di tutto il film. Un uomo che sul punto di morte rinuncia al perdono e ancora delirante decide di non inginocchiarsi con Oliver e pregare.

Dio non esiste, se non come scusa o nome dietro il quale celare i propri interessi.

Forse è questa la chiave di lettura del film.

In un mondo ormai alla deriva anche i cattivi non possono meritare niente di più che la morte. Non c'è pietà o catarsi. Ci sono le proprie colpe da scontare e ognuno, a suo modo, è costretto a pagare il conto.

Polanski ritorna ad un cinema che si fa forte delle sue origini narrative, che abbassa la guardia di fronte a sperimentalismi o vezzi d'autore e si fa classico nel suo voler raccontare attraverso le immagini una storia per molti versi famosissima.

Polanski non aggiunge niente di suo ma proprio in questo sta il merito.

Nell'aver trovato la voglia e il desiderio di narrare prima che di mostrare.

Nell'aver saputo creare un film che ci riporta nelle atmosfere magiche delle storie raccontate.

Rimane molto bello lo sguardo finale tra Oliver e il suo benefattore.

Non un lieto fine.

Ma una speranza in un mondo dove le cose vanno sempre nella maniera più inaspettata. Dove la gioia si paga con il dolore e dove in un bambino ancora risiede quell'umanità che sembra sparita dal cuore e dalla vita di tutti quanti.

 

Emiliano Bertocchi

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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