:: Home » Numeri » #122 » SCRIVERE » Lezione #1: il genere adatto
2005
25
Set

Lezione #1: il genere adatto

media 4.66 dopo 3 voti
Commenti () - Page hits: 18k

Lezione #1: il genere adatto


Iscriviti gratis al corso di scrittura creativa di Supereva Case Editrici (link http://guide.supereva.it/case_editrici) curato dal prof Giuseppe Cerone: riceverai le lezioni sulla tua mail e potrai inviare testi che saranno valutati da Cerone, dalla giallista Barbara Zolezzi e da altri esperti. http://guide.supereva.it/case_editrici

Mi ha detto il professor Bàrberi Squarotti: "Non so proprio che cosa sia la poesia, né se ci sia l'ispirazione oppure no. Credo soltanto che sia una necessità che si avverte di tanto in tanto da parte di chi ne ha la capacità o la vocazione. Che sia o no accettata dagli altri non ha nessuna importanza. Sono convinto anch'io che una repubblica di poeti (e di filosofi) non potrebbe che essere meglio di quanto siano le altre repubbliche 'storiche', di ieri e di oggi, ma temo che questa sia un'affermazione di pura protesta e negazione e che, nella realtà, non ci sarebbe affatto uno stato migliore, conoscendo la litigiosità, la grettezza, la servilità, la limitatezza mentale di tanti noi poeti. La poesia penso sia il più alto livello a cui può giungere la vocazione (che è in tutti gli uomini) al sogno, all'invenzione, all'immaginazione. Non è di tutti. Volerla diffondere fra troppe persone, come se fosse un diritto, è stolto. Non è soltanto comunicazione: è soprattutto creazione di una 'realtà' che, prima, non c'è, non esiste". Questo può essere esteso anche alla scrittura in generale.

Il libro è pur sempre finzione, una realtà virtuale; anche un libro scientifico è finzione, poiché la stessa realtà, nel momento in cui viene descritta, è già cambiata. Alla fine, del libro può non restare che il testo, cioè il campo di ricerca delle relazioni sistematiche e costanti fra i personaggi, affidate alle parole, e questo si chiama strutturalismo. Qualcuno ha anche detto: "Non c'è nulla al di fuori del testo" (J. Derrida). C'è da aggiungere che, a questa finzione, partecipa il lettore, con la sua volontà di lasciarsi affabulare. E' chiaro, infatti, che fra scrittore e lettore si stabilisce una sorta di patto, di intesa, e che quest'ultimo è pronto a seguire lo scrittore sul suo terreno, ma vuole sentirsi protetto, coccolato, vezzeggiato, divertito, nutrito.

Una volta deciso di voler mettere in campo dei personaggi-attori, si entra a far parte del mondo letterario. Bisognerà ora scoprire il genere verso cui si è portati. Il genere potrebbe essere quello di cui più spesso si è letto, ma di solito l'ingresso in letteratura avviene tramite note autobiografiche, diario personale, poesie. Più raramente direttamente con articoli di cronaca o di costume. Autobiografia, quindi, da cui passare a brevi descrizioni della vita degli altri e quindi alla biografia. Carlo Goldoni fu il solo, di cui si abbia memoria, a cominciare immediatamente con una commedia, a otto anni.

La lingua, orale e scritta, serve a esprimersi, descrivere, interrogare, istruire, giocare, raccontare, mentire, etc. Alcuni hanno una visione drammatica, tragica, aulica, della vita: saranno più attratti dai generi attinenti: drammi, tragedie, commedie. Le persone che vivono di fantasie infantili e d'infanzia negata avranno una predisposizione alla favolistica. Chi invece è maniaco dell'ordine, può darsi che voglia dare ordine storico all'universo circostante, e allora il suo genere sarà la memorialistica, etc. Giorgio Saviane mi ha confessato che lui cerca di medicare la vita con l'introspezione: "Sennò" aggiunge, "almeno io, non farei lo scrittore". Con questo voglio dire che ognuno ha già un'idea su ciò che intende rappresentare con la scrittura, anche se quest'idea è allo stato latente.

La scelta, oltre l'autobiografia include anche: la biografia, la diaristica, la novellistica, la saggistica, la satira, la trattatistica, l'umoristica, il pamphlet, e il romanzo, che può essere:

- d'amore, rosa (Liala, Rosa Giannetta Alberoni);

- d'azione, d'avventura (Herman Melville, Robert Louis Stevenson, Ernest Hemingway);

- saga (come il romanzo 'Radici');

- soap operas (scritti per non avere mai fine, da sceneggiare per la tv);

- di idee (Fedor Dostoevskij, Lev Tolstoj);

- fantascienza (o science fiction: James Ballard, Ray Bradbury, Isaac Asimov);

- fantasy (come 'Il signore degli anelli' di John Ronald Tolkien);

- di mistero, di spionaggio (o mystery story, suspense, spy story: Ian Fleming, John Le Carré, Ken Follet);

- dell'orrore (oppure horror: Edgar Allan Poe, Stephen King);

- di brivido, giallo, poliziesco (o thriller, detective story: Agatha Christie, Ellery Queen, Rex Stout, Raymond Chandler, A.Conan Doyle).

E, qualche tempo fa, John Grisham ha scoperto anche il 'legal thriller'. Niente di eccezionale: storie di mistero e azione condite da termini legali, anche se poi il contenuto gira intorno ai soliti argomenti. Ecco la 'grande' rivelazione del succo del racconto, nel romanzo 'Il Socio' (Mondadori, '91, Milano), dopo 224 pagine di attesa.

"Voyles posò la mano sul ginocchio di Mitch e lo squadrò da una distanza di quindici centimetri. "E' mafia, Mitch, e illegale quanto l'inferno."

"Non ci credo" dichiarò Mitch, agghiacciato dalla paura. La sua voce suonò fiacca e stridula.

Il direttore dell'FBI sorrise. "Sì, Mitch, lei mi crede..."

A quanto pare, anche gli americani restano a corto di idee, di tanto in tanto.

Chi sta con i piedi per terra, ma è pronto alle astrazioni; chi ha un atteggiamento critico nei riguardi della vita, e la osserva con un certo cinismo (anche se la parola può sembrare eccessiva), ma sempre con un fondo di speranza, è portato per la narrativa. Uno scrittore osserva, vede, cerca di capire il mondo in maniera autonoma e indipendente da ciò che legge sui giornali o vede alla tv. Poi lo esprime in modo particolare, con sapiente chiaroscuro, cosa che non riesce ai giornalisti. Qualcuno ha detto che cercare di capire come va il mondo dalla lettura dei giornali è come cercare di capire che ora è guardando le lancette dei minuti e dei secondi.

Il romanzo si è trasformato da romanzo descrittivo, o di pura narrazione di eventi, a romanzo interpretativo. (Anche se la tendenza neorealista sembra essere stata rivalutata negli tempi). Inoltre, ha finito col rispecchiare, anche se non ancora del tutto, poiché la pagina scritta rappresenta sempre un'elaborazione, la lingua quotidiana. La forma scritta tradisce sempre un po', o molta, retorica: infatti nessuno saprebbe parlare come un eroe dei romanzi, poiché la gente è portatrice di distrazione e di economia linguistica, che non gli consentono di essere sempre presente su determinati argomenti.

Insomma, la lingua scritta è un'aspirazione a fare le cose e a parlare in modo elegante, quasi perfetto, con sentimenti chiari e ben definiti, ma non riuscirà mai a interpretare le sfumature della vita reale e, quando lo facesse, risulterebbe posticcia. Questo lo dico per quanti passano la vita a tavolino (come faceva Romano Bilenchi) nel tentativo di ricercare la perfezione stilistica; ma la vita è movimento e le parole sono in movimento: non esiste un brano di discorso che possa agevolmente superare, cioè rimanere indenne da 'invecchiamento', una sola generazione.

Giuseppe Cerone

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 158 millisecondi