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2005
25
Lug

L'importanza dei libri

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Lezione #0: l'importanza dei libri

"C'è un vigile che regola il traffico. Ci sono uccelli sugli alberi, barcaioli sul fiume, pescatori lungo gli argini.
C'è una merciaia che tira su la saracinesca del suo negozio. I ragionieri allineano colonne di cifre.
Gli apprendisti pasticcieri riempiono di crema file di paste mignon. I pianisti fanno le scale. Seduti alla loro scrivania, meditabondi e concentrati, gli scrittori allineano parole". (Georges Perec).

"Il mondo odierno inclina un poco a sottovalutare i libri. Si trovano molti giovani, oggigiorno, cui sembra ridicolo e indecoroso amare i libri, invece della realtà viva: stimano che la nostra vita sia troppo breve e troppo preziosa per questo, eppure trovano il tempo di trascorrere molte ore, sei volte la settimana, ascoltando musica da caffè-concerto e ballando.
Per animate che siano le università e le officine, la Borsa e i locali di divertimento del mondo 'reale', è certo che lì non siamo più vicini alla vera vita di quanto lo siamo se ogni giorno dedichiamo una o due ore ai saggi e ai poeti del passato". (Hermann Hesse: 'Una biblioteca della letteratura universale', Adelphi, Milano, '84 - pag. 54, scritta nel 1929).
"Il generale riconobbe le scatole nere allineate lungo le pareti. Si trattava certamente di libri. Immaginò che nella parete a nicchia in fondo alla stanza fosse collocato il ricevitore che avrebbe tramutato i libri, a richiesta, in uno spettacolo tridimensionale animato. Non aveva mai visto un apparecchio simile in funzione; ma ne aveva sentito parlare". (Isaac Asimov: 'Il crollo della galassia centrale', Mondadori, Milano, '76 - pag. 7).

In questi due brani è riassunto il presente e un probabile futuro del libro. Ma una cosa lega le due considerazioni: la presenza stessa del libro, libro come oggetto e come immaginario. E, in fondo, la convinzione che il libro non morirà. Lo stesso atto di fede, lo stesso invito ad avvicinarsi ai libri, che sorregge la presente ricognizione, che avrebbe potuto anche intitolarsi 'Come decostruire un romanzo', poiché il campo di ricerca proposto parte dall'analisi dei testi per comporne altri. Un libro lo si sfoglia, lo si tocca con piacere, lo si espone in libreria, ci consente in un attimo di tornare indietro di trenta pagine, lo si può leggere a letto.
Non è assolutamente vero che le vie telematiche lo soppianteranno. Sono gli ingenui giovanotti urbani rampanti a credere questo. Se qualcuno cade nell'errore di seguire il consiglio di guardare oltre i libri, non fa che dare spazio ai soliti scrittori che hanno monopolizzato la seconda metà del secolo scorso, i quali, imperterriti, continueranno a scrivere fino alla morte. Che cosa c'è di male, allora, a scrivere? Non c'è nulla di male nel voler partecipare alla religione letteraria. Anzi, invito tutti a leggere e scrivere: la società ne trarrebbe un giovamento. Inoltre, bisogna dire che la lingua è il codice più potente che esista, poiché consente di descrivere tutto il resto del creato e anche se stessa; non solo, ma consente anche di combattere se stessa. Nessuno rinuncerebbe a questa possibilità che l'uomo ha coltivato fin dai tempi remoti.
"Imparare a leggere, nel più alto senso della parola, non si potrà mai sui giornali e nemmeno su quel che ci capita in mano della letteratura contemporanea, ma solo sui capolavori. I quali, a volte, hanno un sapore meno dolce e meno piccante delle letture di moda.
Vogliono essere presi sul serio, vogliono essere conquistati... se vogliamo che i capolavori dimostrino a noi quello che valgono, tocca a noi dimostrare loro ciò che valiamo". (Hermann Hesse: 'Una biblioteca della letteratura universale', Adelphi, Milano, '84 - pag. 55).
E poi, ammesso che leggeremo sempre e solo sugli schermi o sui videoterminali, cosa leggeremo? Ci sarà comunque qualcuno che scriverà, perché la magia dello scrivere consiste nell'aggiungere alla realtà qualcosa che prima non c'era. Allora, ecco il motivo del presente testo: come scrivere un romanzo. E' quello che c'interessa, per il momento. Dove lo si potrà leggere, se su carta o su byte, lo deciderà il tempo. E l'ultima cosa di cui bisogna preoccuparsi, all'inizio, è trovare la casa editrice che lo pubblicherà o la maniera in cui verrà diffuso. Bisognerà pensare prima a fare qualcosa di buono, poiché questo darà in seguito la sicurezza nei propri mezzi e con ciò si potrà chiedere attenzione con maggiore convinzione

Giuseppe Cerone


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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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