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Ian Fleming e James Bond

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Ian Fleming e James Bond

 

Salve, sono Bond. James Bond.

 

Chi è Ian Fleming? Perché ha deciso di scrivere romanzi di spionaggio? Come mai ha creato proprio un personaggio come James Bond?

 

Nel 1934 Ian Fleming era corrispondente giornalistico a Mosca, poi operò come Broker in Borsa, e divenne con lo scoppio della seconda guerra mondaile, ufficiale dell’Intelligence.

 

Fu protagonista di un’azione di controspionaggio contro gli agenti nazisti di stanza in Portogallo, il piano,  ideato e suggerito personalmente da lui, prevedeva di battere al casinò gli agenti infiltrati, facendo perdere loro tutti i fondi e gli stanziamenti accantonati.

 

Con le opportune modifiche, e rapportando l’ambientazione al periodo della Guerra Fredda, questa divenne appunto la trama di Casino Royale, il primo romanzo dello scrittore Ian Fleming, che sancì la nascita del celeberrimo James Bond, nel lontano 1953.

 

Dagli innumerevoli romanzi di Fleming, tutti incentrati su questo fantastico personaggio, furono poi tratti oltre venti film di grande successo, che batterono al botteghino ogni record di incasso. Nel ruolo di questo fascinoso avventuriero e agente segreto si succedettero grandi attori, che incarnarono ciascuno a suo modo le gesta di 007, tra cui Roger Moore e Sean Connery, fino all’ultima conturbante interpretazione di Philiph Brosnan.

 

L’ingrediente che più di ogni altro contribuì al suo successo fu senz’altro la straordinaria inventiva delle trame e delle diaboliche armi fornite in dotazione al suo eroe.

 

Quello che contraddistingue Fleming dagli innumerevoli cloni od emuli del genere spionistico, è proprio la straordinaria carica di immaginazione conferita alla sua narrazione. La ricerca dell’anomalia, della stravaganza, delle metodologie bizzarre con cui infarcisce i suoi testi, un uomo ha il cuore a destra, un altro uccide le sue vittime dipingendole d’oro, un labirinto intricato costruito come uno strumento di morte, improbabili collezioni di serpenti velenosi, piante carnivore o venefiche, le armi sono camuffate sotto l’aspetto innocuo di normalissimi oggetti dall’uso quotidiano. Quindi vediamo stilografiche che emettono gas velenosi, cinture che si trasformano in strumenti di morte, tacchi con il doppiofondo, pipe che sparano proiettili, e mille e altri marchingegni e diavolerie degne della più agguerrita microingegneria spionistica.

 

Quello che però cambia tra le storie riportate dal grande schermo e l’eroe letterario come originariamente  concepito, è che nelle intenzioni dell’autore la celebre spia doveva essere un uomo comune. Se pur grande tombeur de femme, giocatore d’azzardo, e forte bevitore, egli doveva incarnare il prototipo di un piccolo ingranaggio che nell’enorme macchina dell’Intelligence, semplicemente faceva la sua parte per collaborare al buon andamento del disegno generale, in difesa della comunità. E infatti non a caso il personaggio è identificato da un numero, 007, proprio ad indicare che fa parte di un meccanismo molto più vasto.

 

Insomma l’eroe nazionale che salva il mondo, alla fine è, e rimarrà sempre, un semplice dipendente statale a stipendio fisso, un impiegato di sua Maestà La Regina.

 

Nella sua vasta produzione Fleming a dato vita a vere e proprie avventure di stampo hitchcockiano, intrighi internazionali, amori conturbanti, misteri irrisolti, atteggiamenti ambigui, tranelli e trabocchetti, rischi mortali e acrobatiche peripezie. Il tutto condito da suggestive ed esotiche atmosfere, sicari spietati che escono fuori da tutte le parti, corteggiamenti e amori impossibili tra spie del fronte avverso, inseguimenti sfrenati che si svolgono a bordo di strepitose Ferrari TestaRossa e antichi treni dal sapore nostalgico, come l’Orient Express.

 

Su tutto questo sovrastano le atmosfere ambigue di Fleming, che tributa al Cattivo della situazione il medesimo spessore dell‘Eroe Buono, e forse anche di più, perché alcune delle pagine più appassionate dello scrittore sono dedicate proprie alla delineazione dell’antagonista, con quella palese ammirazione tutta britannica nei confronti di qualcuno che comunque, nel suo campo di specializzazione, può essere considerato un professionista.

 

Per cui nelle opere di Fleming il male è unicamente un danno arrecato al precostituito ordine sociale, una frattura che va sanata tramite il suo eroe, quel James Bond che in realtà opera con le stesse modalità dei combattuti antagonisti, usando le medesime armi distruttive e l’identico disinteresse per le convenzioni e le connotazioni morali. Solo che combatte per l’altra sponda.

 

Un eroe individuale in lotta contro il suo antagonista dunque e  non il paladino della società che combatte il crimine.

 

Cosa che però non sposta di un grammo l’intramontabile fascino di questo personaggio unico e individualista, solo contro tutti, che al termine della missione torna in ufficio, lancia con rocambolesca precisione il cappello sul gancio dell’attaccapanni, e dopo un’amichevole pacca alla bella segretaria, se ne va bel bello a timbrare il cartellino.

 

Romanticissimo eroe dei tempi moderni.

 

Sabina Marchesi

 

 

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