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2005
25
Gen

Vietato pescare

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Vietato pescare

Gli atleti masai stavano correndo sull'altipiano già da cinque ore. I loro piedi scalzi non sembravano risentire delle asperità del suolo e delle spine dei cardi che inondavano la pista, nella savana. Continuavano a correre con agilità e giovialità, ridendo tra loro e sognando lo stadio principale di Kamina, intitolato a Nelson Mandela, in cui avrebbero potuto entrare da vincitori alle prossime olimpiadi, a cui mancavano appena tre anni. La comitiva si inoltrò in un boschetto, e qui si presentò ai loro occhi un bambino piangente.
Il Black Power Journal riportò la notizia il tre giugno del 2067, in prima pagina, con a fianco un articolo di fondo che era una vera e propria requisitoria contro il governo di Pretoria. Il quotidiano denunciava aspramente l'ultima di una serie di sparizioni, avvenuta nel Lesotho, sull'altipiano del Maseru. Da settimane, ormai, molti bambini, spesso durante il tragitto che dai loro villaggi li portava a scuola, scomparivano nella foresta.
Il giornale accusava le organizzazioni razziste bianche di genocidio e crudeltà. Portava testimonianze che riferivano di incursioni di cacciatori, e di agenzie turistiche senza scrupoli che organizzavano 'real safari', al solo scopo di uccidere i neri nella loro terra. Le autorità di Pretoria smentivano categoricamente di aver mai avuto notizia di atti criminali dai loro sorveglianti di confine e quindi sostenevano che le accuse del Black Power Journal erano calunnie intese a privare la città della manodopera nera che vi si recava quotidianamente dalle zone limitrofe.
Una campagna politica, insomma, che non esitava a sfruttare la scomparsa di alcuni ragazzi per scopi del tutto immorali. La notizia dell'ultima sparizione, diffusasi in seguito al ritrovamento nella savana, da parte di un gruppo di atleti durante un allenamento, di un bambino che piangeva per lo spavento, rimbalzò fino a Kanaga, sede del governo della Confederazione Panafricana, e il Governatore, sir Donald Brunner, convocò un ispettore, ritenuto al di sopra delle parti, per indagare su quanto stava avvenendo.
Quando l'ispettore Inongo giunse in sua presenza, il Governatore era seduto dietro alla sua scrivania, intento ad esaminare dei documenti. I suoi occhi erano di un azzurro sbiadito e i modi affabili, tutto il contrario di Inongo, che aveva gli occhi di pece e la voce spessa, robusta come le sue mani. Il Governatore si drizzò, appoggiandosi allo schienale della poltrona, e schiacciò il mozzicone del sigaro in un portacenere di cristallo. Quando parlò, la sua voce parve a Inongo esile come quella di un ragazzo, ma spiegò la situazione con economia e precisione. L'ispettore annuiva in silenzio.
Prima di andarsene, Inongo chiese: "Lei, Governatore, ha qualche idea?".
Il Governatore Brunner guardò il soffitto, prendendo a tamburellare sul piano della scrivania con le sue bianche dita sottili, ma non aggiunse nient'altro.
Al suo arrivo nel villaggio dove era avvenuta l'ultima sparizione, l'ispettore volle subito interrogare gli abitanti. Ma nessuno lo potè aiutare: non c'erano stati testimoni. Però l'ispettore venne a sapere che un bambino di un villaggio vicino si era trovato a poca distanza dal compagno sparito, due settimane prima e così si recò immediatamente a Gazombo, il villaggio in questione.
L'ispettore Inongo, appena giunto a Gazombo, raccolse con le sue grosse mani i documenti che aveva portato con sè e scese dall'auto, inoltrandosi fra le capanne. L'orlo della strada era segnato da miseri tuguri, che si alternavano a piccoli chioschi di merci esposte alle mosche e alla polvere. La zona non era ancora neanche elettrificata.
Ogni tanto poteva dare uno sguardo all'interno delle capanne, dove giacevano abbattute dal calore dozzine di persone dagli sguardi spenti. Finalmente raggiunse la baracca dello stregone e gli chiese di poter vedere il piccolo Umbala, che aveva assistito alla sparizione del suo amico Zingul, mentre giocavano fra gli alberi poco lontano dal villaggio. E Umbala raccontò ancora una volta la sua incredibile storia.
Mentre erano nella foresta, disse, Zingul si era allontanato da lui per raccogliere un bastone luccicante che aveva visto sui rami di un cespuglio. "Guarda" erano state le ultime parole di Zingul, "é un bastone più bello ancora di quello dello stregone!", ed era corso a raccoglierlo. Umbala era rimasto indietro e non aveva più sentito la voce dell'amico. Solo un rumore, una specie di fruscio tra le foglie e "qualcosa" che volava verso l'alto, molto velocemente. Il piccolo Umbala si era messo a correre spaventato, convinto che un avvoltoio gigante avesse rapito l'amico. Ma non poteva esserne certo.
L'ispettore ritenne quella versione dei fatti convincente e ne dedusse che doveva logicamente esserci una spiegazione; una spiegazione semplice e fondamentale che avrebbe unito i vari frammenti in un'unico quadro. Il giorno dopo, quando l'ispettore fece il suo rapporto a Kanaga, senza nulla aggiungere né togliere al racconto, a parte qualche sigla cifrata, aveva sul volto i segni di una notte insonne.
Il tempo passò e non ci furono più rapimenti. La gente dei villaggi cominciò a dimenticare le sparizioni e la quiete ritornò a regnare sull'altipiano. Gli anziani dicevano che i 'cattivi spiriti' se n'erano andati. Ma, in realtà, gli avvenimenti non erano dovuti a stregoneria. Dopo il resoconto dell'ispettore Inongo, infatti, un rapporto venne inviato dalla Confederazione agli esperti della USAPA, con sede a Detroit, che, a loro volta, lo trasmisero alla base Luna Tre.
Immediatamente dopo, alla base Atrix di P-Centauri era giunto il seguente messaggio in codice: "... con preghiera di massima diffusione fra gli organi competenti dell'Alleanza Eridani-Centauri... per conoscenza al Comando Supremo delle Forze Superiori... si trasmette... etc.
Oggetto: violazione spazio orbitale; aumento radioattività; frode.
Il Comando Generale USAPA, investito del controllo del Sistema Solare, comunica che non saranno più consentite scorrerie di adolescenti atriciani nella riserva protetta del Lesotho. Ancora una volta due astronavi sono state segnalate dai nostri controllori mentre, a più riprese, stazionavano ad energia silenziosa sulla foresta di Maseru per scopo pesca di frodo. Il Comando condanna inoltre l'uso delle esche a forma di bastone altamente ionizzanti. I nostri rivelatori hanno infatti segnalato nella zona una forte radioattività nella flora e negli abitanti. Nel caso tali episodi dovessero continuare, l'USAPA si riserva il diritto di adire alla Commissione Interglobale, il che porterebbe alla rottura dei rapporti diplomatici oltre a quelli di buon vicinato..."
A.D.2067.V.VI - Ser. USAPA, Detroit- Via B.L. Tre
Il Comandante

Giuseppe Cerone
 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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