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2010
16
Ott

Intervista con i Wild Boars

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THE WILD BOARS - "A BOTTLE OR A GUN" - un album tra country, blues, roots e Southern rock, in uscita a Novembre 2010 su Honeychile, music!, sub-etichetta di New Model Label dedicata a musiche rigorosamente suonate! Distribuzione Audioglobe e in tutti gli store digitali.
Una band che nasce dall'incontro di tre diverse menti, unite dalla passione per la musica Americana, con la A maiuscola, nelle sue più diverse forme, dal country al blues, bluegrass, Irish folk, southern e classic rock. L'incontro tra i due cantanti, l'inglese Andy Penington e il bluesman romano Stefano Raggi è nato al Bottleneck Studio di Torino, e, dopo avere collaborato nei rispettivi progetti solisti, hanno deciso di unire le forze con il produttore e chitarrista Simone Ubezio, dando vita a questa nuova formazione.
La varietà di "A Bottle Or A Gun" si ritrova anche nei testi, intimisti e frutto di storie personali quelli di Stefano Raggi, come "Your Train" e "Do I Have To?", racconti di storie finite e lontananza, mentre Andy Penington affronta temi differenti, e un esempio è "Vigilante", moderna murder ballad riferita ai fatti di cronaca nera e a come questi sono spettacolarizzati dai media o "Out Of Luck", il racconto di una giornata di un ragazzo chiamato alle armi, una presa di posizione contro ogni guerra raccontata dalla prospettiva di chi è costretto a partecipare a un "gioco" che non vuole.
L'amore per la tradizione americana nasce da lontano, la prima influenza di Andy infatti è stato il padre, suonatore di banjo in gruppi bluegrass in Inghilterra, sempre un'influenza familiare è stata quella di Simone Ubezio, cresciuto a pane, blues e west coast e a "causa" del padre, chitarrista e cantante degli "Ossidiana", storica band country rock torinese in auge negli anni '70. Diversa invece la storia di Stefano Raggi, che riassume così la sua passione musicale "Il caso mi ha fatto incontrare il blues e sono rimasto folgorato, mio fratello mi ha fatto conoscere il country e sono rimasto elettrizzato, la sfortuna mi ha fatto nascere in città, ma io ho rimediato".
I Wild Boars si sono esibiti in Germania e Svizzera, raccogliendo notevoli consensi e ora si apprestano a presentare la loro musica anche al pubblico italiano.
Formazione:
Andy Penington - vocals/acoustic guitar/banjo/mandolin
Stefano Raggi - vocals/electric guitar/dobro/harmonica
Roberto Zisa - lead guitar 
Maurizio Spandre - piano/accordion/backing vocals
Simone Ubezio - bass guitar/backing vocals  
Gianmaria Pepi – drums
 
LINK:
 
New Model Label di Govind Khurana
 
 
Davide
Ciao Wild Boars. Torino ha una sua lunga tradizione di musicisti amanti del country and western tra vari sviluppi e filoni, dal bluegrass al southern rock passando per il blues… Ci sono molte valide band e molti bravi solisti torinesi, e anche qualche locale, come il Renegade, completamente dedicati al genere. Un bisogno di "campagna" e praterie, di vita all'aria aperta e di tutta un'altra contestualizzazione non solo geografica e ambientale, ma altresì storica e tradizionale (Old Time Music), nato per contrasto alla claustrofobica e contingente metropoli industriale o a cosa? Perché la scelta di un genere musicale comunque altro e lontano da qui?
 
Wild Boars
Simone: Il mio è un vizio di famiglia: mio padre era chitarrista cantante degli Ossidiana (Country rock band degli anni '70) ed io, prima di lavorare a questo progetto, facevo parte dei Voodoo Lake (southern rock band), con i quali ho registrato 2 dischi.
Andy: Anch'io devo molte delle mie influenze musicali a mio padre, che suonava il banjo in diversi gruppi folk e bluegrass nel Regno Unito. Poi, per quanto mi riguarda non è un genere così lontano, visto che la musica tradizionale irlandese/britannica ha contribuito non poco allo sviluppo della musica country (insieme ad altri generi, ovviamente). Comunque, per me non è una questione di un bisogno di "campagna"; mi piace più che altro come alcuni dei migliori esponenti del genere comunicano le loro sensazioni in modo molto semplice e diretto, e sono sensazioni in cui ci possiamo identificare un po' tutti. Per esempio, credo che "I'm So Lonesome I Could Cry" di Hank Williams sia un sentimento che possiamo capire tutti, non importa se siamo dell'Alabama, o di New York, Londra, Torino......
Stefano: l'ho scelto perché è il mio genere.
 
Davide
Meglio una bottiglia o un fucile, berci sopra o combattere, o entrambe le cose?
 
Wild Boars
Simone: Spero, sempre, una buona bottiglia, magari per brindare a un "colpo" risparmiato…
Andy: In un certo senso bisogna combattere tutti giorni...ma con una buona bottiglia si riesce a mettere tutti d'accordo....
Stefano: entrambe le cose.
 
Davide
Nei vostri testi cantate canzoni in cui la gente comune può rispecchiarsi, ma la scelta della lingua inglese non riduce in Italia questa possibilità?
 
Wild Boars
Andy: Può darsi, ma è la mia madrelingua, quindi ovviamente mi viene molto più naturale scrivere testi in inglese. Credo anche che chi sia appassionato di blues e/o country riesca a capire almeno le sensazioni o le atmosfere che vogliamo comunicare. 
Stefano: non è un mio problema.
 
Davide
La musica country, come anche nel vostro caso, tende ad essere strettamente legata (in modo inseparabile) agli strumenti musicali, che sono soprattutto a corda, pizzicata o sfregata (prevalentemente il violino). Perché secondo voi, essendo stata anche una vostra scelta, fisarmonica e ovviamente la batteria a parte? 
 
Wild Boars
Andy: non so se ho capito bene la domanda, ma credo sia legato al fatto che la musica country è una forma di musica tradizionale, popolare e spesso da ballo. Forse il pizzicare, lo strimpellare e lo sfregare in qualche modo servivano (e servono tuttora) a creare la giusta energia per una bella serata danzante!
Stefano: la musica country l'ho trovata già così, mi adeguo.
 
Davide
La musica ha da sempre avuto una funzione in un certo senso "curativa", stimolante  o consolatoria, dell'animo sia individuale, sia sociale. In certi casi addirittura la musica è stata considerata uno strumento curativo delle malattie:  per esempio nella tradizione musicale georgiana delle Iavnana, la musica, una ninna nanna, veniva usata come strumento curativo per guarire bambini malati, era indirizzata  agli spiriti i quali, secondo le credenze popolari, si impossessavano delle persone colpite da malattie come vaiolo, morbillo o scarlattina. Il didgeridoo in Australia, appoggiato sulle parti malate, aveva scopi nondimeno creduti curativi. A  Londra alcuni esperti dell'Istituto di Neurologia si sono trovati alle prese con un paziente che soffriva di terribili attacchi epilettici e non aveva reagito in modo marcato né a sette diverse terapie a base dei più avanzati farmaci e nemmeno ad un intervento chirurgico al cervello, ma solo alla musica di Mozart. Insomma, tornando però all'animo individuale e alla società, cosa vi piacerebbe curare con la vostra musica?
 
Wild Boars
Simone: Innanzitutto me stesso! Non c'è nulla che mi carichi come suonare! Se poi qualcun altro trova giovamento ascoltando la nostra musica, ben venga!
Andy: Mi ricordo come quando ero (più!) giovane, alcuni musicisti/gruppi/cantanti mi facevano venire i brividi quando li ascoltavo. Mi facevano venire voglia di imparare a suonare, di scrivere canzoni, e a volte mi aiutavano a superare alcuni momenti difficili della mia vita....se anche una sola persona dovesse provare le stesse sensazioni ascoltando un nostro brano, per me sarebbe una grandissima vittoria.
 
Davide
Perché "cinghiali"? Facendo inoltre chiaro riferimento alla musica americana, perché Wild Boars e non piuttosto Razorback, termine più americano per cinghiale? Un modo sottile di sottolineare che in fondo la vostra provenienza è dall'Europa?
 
Wild Boars
Stefano. È stato un caso. Quando lavoravo come muratore il mio capo mi chiamava cinghiale e cosi ho chiamato la mia prima canzone. Wild boar probabilmente perché influenzato dal telefilm "The Dukes of Hazzard" (il locale di Boss Hogg si chiamava Boar's Nest).
 
Davide
Una facezia… Unire country e blues, il bianco al nero, in una città come Torino… Juventus o Toro?
 
Wild Boars
Simone: Juventus….Del Piero dipendente. Ma la cosa curiosa è che sono nato in un condominio chiamato "vecchio cuore granata", nato per ospitare i giocatori del toro; sono cresciuto al fianco di Claudio Sala e Terraneo!
Andy: Tra la Juve e il Toro, preferisco il Tottenham (Come On You Spurs!!!!)!
Stefano: Daaroma
 
Davide
Via, torniamo a cose più serie… Il disco uscirà a novembre. Cos'è previsto per promuoverlo? Ci sono già delle date per venirvi ad ascoltare dal vivo?
 
Wild Boars
Andy: Stiamo organizzando la presentazione del disco a Torino per la prima metà di dicembre. A breve confermeremo la data e il luogo.... poi stiamo lavorando per poter girare un po' il nord Italia e nel 2011 anche all'estero.
 
Davide
Andrete negli Usa?
 
Wild Boars
Andy: Sarebbe un sogno, ma c'è sempre un po' la paura di provare a vendere il ghiaccio agli eschimesi...vediamo!
Stefano: quanto costa il biglietto?
 
Davide
Disse Charlie Parker: la musica è la tua propria esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà mai fuori dal tuo strumento. Che tipo di esperienza avete già vissuto con la vostra musica e quale altra ideale vi piacerebbe fare in futuro?
 
Wild Boars
Simone: Non c'è nulla che riesca a farti provare emozioni intense come la musica, soprattutto quando col gruppo riesci a suonare con una tale sinergia da sentirti "eccitato"! Incroci lo sguardo dei tuoi compagni e ti rendi conto che sta succedendo qualcosa d'intimo e sovrannaturale… E a quel punto anche il pubblico se ne rende conto ed entra a far parte di questa "orgia" musicale!
Andy: Sono d'accordo con Charlie, tendo a scrivere canzoni nei momenti più intensi, e spesso più negativi, della mia vita. Se avessi una vita tranquilla e senza problemi non scriverei mai nulla....la cosa più bella è quando una mia idea iniziale comincia a prendere forma in sala prova, suonando con gli altri....ci si sente benissimo quando ti rendi conto che sei riuscito a trasformare quell'esperienza negativa in un'energia positiva. Per il futuro, spero di poter sempre fare così.
Stefano: Simone.. perché non mi avete mai invitato?
 
Davide
Grazie e in bocca al buon lupo!
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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