:: Home » Numeri » #183 » MUSICA » Intervista con Claudio Milano
2010
10
Ott

Intervista con Claudio Milano

media 4.56 dopo 498 voti
Commenti () - Page hits: 5900
 
Dopo l'album live autoprodotto Cinemanemico, a due anni di distanza, i Nichelodeon tornano con il loro primo disco in studio, Il gioco del silenzio, prodotto da Lizard Records. Il disco in uscita a settembre 2010, per una durata complessiva che supera i 78 minuti, include 12 brani (tra cui Apnea, vincitore della XIV Rassegna "Omaggio a Demetrio Stratos 2010"), scritti nell'arco di altrettanti anni, raccogliendo le versioni in studio di 4 pezzi del precedente lavoro e 8 canzoni inedite.
Inutizioni estemporanee e canzoni smontate, rilette, rivoltate con curiosità e gioco infantili e infine ricomposte con cura.
Tutto nel giro di un anno in cui è andata definendosi una formazione completamente rinnovata, che include archi e fiati acustici ed elettrici, percussioni, strumenti giocattolo ed etnici, theremin, noise machines e field recordings.
Un lavoro che attinge ad un bagaglio di esperienze ed umori ancora più vasti rispetto a Cinemamico, dalla canzone teatrale mitteleuropea al jazz e alla classica contemporanei, al noise, la psichedelia, la musica etnica, l'elettronica e il sound design, le nuove avanguardie.
Dodici "esplosi" di racconti, ciascuno con una storia a sé, tra conflitto e redenzione, la quadratura del cerchio di un lungo percorso, un nuovo inizio, l'urgenza comunicativa sospesa tra urlo e sussurro.
Al disco partecipano numerosi ospiti: i chitarristi Luciano Margorani e Claudio Pirro, le cantanti Carola Caruso ed Estibaliz Igea, i compositori di musica elettronica Stefano Delle Monache ed Antonello Raggi, i polistrumentisti Luca Olivieri e Marco Tuppo, i pittori Valentina Campagni e Marco Bettagno, il grafico Paolo Rosset e il fotografo Andrea Corbellini per dare corpo al prodotto di un'autentica comune, fedele all'idea di "laboratorio chimico dedito all'artigianato sonoro, video e performativo".
Come compendio al cd, un dvd registrato durante una performance al Bloom di Mezzago, che raccoglie parte del repertorio del gruppo in alcune sanguigne interpretazioni e la sonorizzazione dell'ultima puntata della celebre serie di David Lynch, Twin Peaks, di cui quest'anno ricorre il ventennale. Al dvd, dal titolo Come sta Annie? Twin Peaks 20th anniversary show collaborano la pittrice Ambra Rinaldo, performer nel commento sonoro e i videomakers Marc Vincent Kalinka, Luca Carlini, Gabriele Agresta, Andrea Butera e Frank Monopoli ad accompagnare con le loro immagini le canzoni della band. Musica da vedere, immagini da ascoltare. Formazione: Francesco Chiapperini, Andrea Illuminati, Andrea Murada, Max Pierini, Luca Pissavini, Lorenzo Sempio.
 
Comunicato stampa - Nichelodeon
 

Il gioco del silenzio
1. Fame (3:53)
2. Fiaba (6:57)
3. Claustrofilia (5:27)
4. Malamore e la Luna (8:59)
5. Amanti in guerra (5:56)
6. Ombre cinesi (5:38)
7. Apnea (7:15)
8. Il giardino degli altri (8:16)
9. La corsa dei trattori (ghost track) (1:44)
10. Se (7:59)
11. Lana di vetro (7:55)
12. Ciò che rimane (8:59)

Total time: 78:52

DVD - Come sta Annie? - Twin Peaks 20th Anniversary Show

"Il gioco del silenzio live - Nichelodeon in concert"
- A solemn preface
- Ombre cinesi
- Apnea
- Claustrofilia
- Se
- Ciò che rimane
- Malamore e la Luna

"Passaggio nella loggia nera - Twin Peaks live soundtrack"
- Pt.
I: A walk inside the Black Lodge (Sycamore Trees)
- Pt. II: The bank
- Pt. III: RR Diner
- Pt. IV: Return into the Black Lodge (Firewalking)
- Pt. V: Out of the Lodge (Come sta Annie?)

Total time: 83:44
Lyrics
Music tabs (tablatures)
Line-up / Musicians

- Francesco Chiapperini / sax, clarinet, flute, EWI
- Andrea Illuminati / piano, melodica, bombarda
- Claudio Milano / vocals
- Andrea Murada / percussion, didjeridoo, noise effects, flute, vocals
- Max Pierini / electric counterbass / ocarina
- Luca Pissavini / viola, synth, toys, field recordings, duduk, theremin
- Lorenzo Sempio / guitars, synth

Guest musicians:

- Carola Caruso / backing vocals (6), female vocals (2)
- Stefano Delle Monache / electronics and laptop (6)
- Estibaliz Igea / operatic vocals (5)
- Luciano Margorani / electric guitar and noises (4)
- Luca Olivieri / synth and noises (3), glockenspiel (11)
- Claudio Pirro / classical guitar (1), (2)
- Antonello Raggi / electronics and laptop (10)
- Marco Truppo / synth (11)
 
Lizard Records LIZARDCD0069, CD + DVD

 
Davide
Ciao Claudio, come stai? A due anni dal precedente Cinemanemico, http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1253, sono lieto di tornare a parlare di un nuovo lavoro-laboratorio dei Nichelodeon. Notevole in tutto. Difficile scomporne in breve le varie parti per analizzare a fondo tutto quello che vi confluisce. Partiamo da Kurt Weill, soprattutto delle sue composizioni per il teatro, dell'espressionismo tedesco del Novembergruppe… Da una Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) a una Nuova Soggettività?
 
Claudio
Grazie anzitutto per i complimenti Davide. Provo a rispondere alla tua domanda. Non mi pare oggi ci sia particolare attenzione per la questione sociale, che ha animato i protagonisti di Nuova Oggettività, anzi, sembra quasi che tutto sia legittimato e non ci sia più spazio per la ribellione, quella autentica e non dico solo nell'arte ma anche nella vita comune. Ripartire almeno dalla capacità di auto-ascolto, non inteso come individualismo, in quello ci anneghiamo, ma come percezione dei propri bisogni all'interno di un tessuto sociale e sulla base della relazione con l'altro da sé, mi pare ritornato un punto focale per cambiare lo stato delle cose. Essere felici nel proprio agire e sentire, per potere trasmetterlo al mondo e la felicità parte anzitutto dalla consapevolezza del proprio stato e di quello della realtà che ci circonda, per poi cambiare sé stessi al fine di modificare la propria percezione della realtà, concretamente. È qualcosa che costa fatica ed è quello che io faccio con la mia espressione artistica, o artigianale, a seconda delle opinioni, partendo dal presupposto che io intendo la mia vita come creativa nella sua totalità, un'opera d'arte in sé e creatività è indagine e abitudine al rischio. In "Il gioco del silenzio" il racconto personale emerge dai forti contrasti armonici della musica, dalle sue dinamiche e dalle atmosfere cangianti, dalla natura dei testi, intima e ricercata ma a volte anche cruda, dalla declamazione teatrale del canto. Un fare certo espressionista che non abbandona però la forma canzone ma anzi, la considera un punto di partenza per generare degli esplosi attraverso l'improvvisazione che non solo dilata o comprime i pezzi, ma permette alla narrazione di incontrare l'esigenza espressiva del momento e dunque l'autenticità. Detto questo adoro Kurt Weill, ho consumato giorni ad ascoltare le interpretazioni delle sue composizioni ad opera di David Bowie, Dagmar Krause, Milva, Marianne Faithfull, Ute Lemper.
 
Davide
In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il tedesco (spielen), l'ungherese (játszik), il russo (играть - igra't), e nelle lingue nordiche il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Cos'è per voi teatro e qual è l'obiettivo de "Il gioco del silenzio"? Ma soprattutto, chi o cosa è lo spettatore?
 
Claudio
Il teatro è la cassa armonica della realtà, ne amplifica il pensiero, il gesto, il suono rendendolo importante. Accade, in un tempo che cerca di cristallizzare in "senso". È il luogo di incontro più intimo con sé stessi perché ad ogni gesto, ad ogni suono risponde il proposito di fare luce alle cose nel modo più chiaro e definitivo possibile per sé stessi e per gli altri. L'obiettivo de "Il gioco del silenzio" è quello di condurre l'ascoltatore a fermarsi per il tempo che lui sceglierà di impiegare e considerare la musica come un palcoscenico dove suono e parola diventano attori e scene, una dimensione a sé dove qualcosa ogni volta accade, non la colonna sonora per azioni quotidiane ma l'azione stessa del sentire e vedere più che ascoltare, la musica. Lo spettatore è chiunque scelga di partecipare a questo gioco, dove il silenzio non è nella musica ma nello spazio mentale e fisico che questa richiede e si ricrea se non viene rigettata. In questa sottile "pretesa" sono il perché di un disco così lungo e l'uscita contemporanea di un dvd ad esso intimamente legato.
 
Davide
Neueu Musik fu il termine coniato da Paul Bekker nel 1919 per la musica contemporanea, il quale arriverà a comprendere anche la sperimentazione più attuale, quanto meno quella antipaticamente definita di matrice "colta". Sulla Galleria d'Arte Moderna a Torino è stata installata una scritta che recita: All art has been contemporary (è di Maurizio Nannucci), ossia Tutta l'arte è stata contemporanea (credo ne abbia messa una simile sulla Galleria degli Uffizi). Dopo novant'anni da Bekker, anche Neueu – Nuovo ha perso un po' di senso. Tanto da allora è stato anticipato e fatto. Insomma, che definizione daresti oggi tu ai termini avanguardia e sperimentalismo, in anticipo su quali gusti e su quali conoscenze future? 
 
Claudio
In tempi di Riduzionismo, l'avanguardia musicale è o un giochino per architetti senza anima o espressione intima e profonda per pittori dai pennelli molto larghi. Gradisco di gran lunga la seconda schiera, quella dei compositori elettronici o elettroacustici organici. Non credo in tempi così impersonali e opachi l'arte musicale possa prescindere dall'emozione. Il termine sperimentalismo è invece più vago e può far riferimento anche a rimescolamenti di percorsi e generi che possono generare anche identità forti e originali, artistiche, ma non strettamente avanguardiste.
 
Davide
Apnea ha vinto la XVI Rassegna "Omaggio a Demetrio Stratos". Ti va di raccontare questa esperienza? Inoltre, come riassumeresti la lezione del "Maestro della Voce" nella tua vocalità, e nondimeno nella mentalità della vocalità?
 
Claudio
Era la seconda volta che partecipavo a questa rassegna, ma per cause varie, solo la prima in cui avevo l'occasione di esibirmi. La preparazione alla selezione dei sei finalisti è sempre un rito. I giurati votano gradualmente via web i partecipanti e ognuno ha la possibilità di vedere la graduatoria in tempo reale, che fino all'ultimo momento può avere dei cambiamenti radicali, anche solo per un giudizio. Chi vi partecipa, soprattutto ad iscrizioni chiuse, passa quindi le giornate incollato a un monitor, è un giochino davvero divertente. Una volta ad Alberone di Cento, luogo in cui si svolge la Rassegna, l'atmosfera è sempre molto familiare e i musicisti sul palco sembrano venire fuori da una realtà parallela tanto si scostano dai soliti schemi dei festival a cui siamo abituati. Cantare su quel palchetto è emozionante, quest'anno tra gli ospiti c'erano anche Paolo Tofani e Paolo Carelli dei Pholas Dactylus. È  difficile aprire bocca dopo le esibizioni di gente come Tran Quang Hai, Albert Hera e Boris Savoldelli che sono "la" tecnica vocale. Lo è soprattutto per uno come me che non usa la tecnica come fine vocale, ma solo come mezzo per cantare delle canzoni o come strumento-voce in performance dove la creazione di atmosfere è nettamente più importante dei mezzi con i quali queste vengono ricreate. Stratos ha esplorato la tecnica vocale spingendola sino a limiti inarrivabili per quantità e completezza degli ambiti indagati, perfezione formale, carisma interpretativo. La sua voce anche in quelli che possono apparire esercizi di stile suona come un ciclone. Chi si avvicina a lui si appropria del bagaglio tecnico che lo ha visto pioniere ma quasi mai del suo spirito. A me di lui interessano l'attitudine al rischio, la curiosità per il suono in ogni sua forma e la forza interpretativa. Il resto sinceramente no, perché non è mio obiettivo ripercorrere la strada di qualcuno, perché non riuscirei a farlo in modo minimamente convincente e perché io ho bisogno di essere me stesso, riportare nel canto anche le mie insicurezze e fragilità lontano da esercizi ginnici.
 
Davide
Veniamo al video… Premesso che venero Lynch (e va da sé), ti chiedo comunque perché Twin Peaks? Come spieghi inoltre il successo, a volte anche ai box office, di David Lynch nonostante il suo cinema abbia una forte componente di stranezza e surrealismo, a volte anche ostico?
 
Claudio
L'idea di Twin Peaks è venuta per necessità. Avevamo si in mente di fare una sonorizzazione, ma di "Salò" di Pasolini. Nel proporre il nostro progetto alla direzione artistica del Bloom di Mezzago, mi è stata esposta la necessità di organizzare una serata a tema che prevedesse altri contributi oltre al concerto. L'idea di "Salò" è stata subito cassata. Avevo sotto mano la nostra rassegna stampa e l'occhio è caduto su una recensione tedesca di Jochen Koenig che riportava come le atmosfere di Nichelodeon a suo modo di vedere, fossero perfette per sonorizzare una nuova serie di Twin Peaks. Per cavarmi dall'empasse, ho proposto su due piedi a Stefano del Bloom la sonorizzazione di un episodio della serie e la cosa ha incontrato subito il suo entusiasmo. Solo dopo ho scoperto che buona parte della band era fan di Lynch e che il giorno da noi previsto per la serata era, guarda caso, la data in cui cadeva il ventennale della prima messa in onda della serie.
Le ragioni del successo di Lynch mi sono poco chiare ma credo dipendano essenzialmente dalla fortuna nell'immaginario collettivo che ha avuto Twin Peaks. Si trattava di uno sceneggiato anomalo, arrivato in un periodo in cui l'interesse per l'oscuro e il surreale era molto alto, basti pensare al successo che in quegli anni hanno avuto le pellicole horror e i gialli. La regia di Lynch riusciva in quel telefilm ad un unire raffinatezza ad un senso di inquietudine accattivante ma anche a far sorridere. Il movente del tutto era un omicidio inspiegato che solo dopo apriva le porte ad uno scenario impensabile. Lynch però era un regista affermato già prima che con i suoi contrasti narrativi molto forti, l'attenzione metafisica per il dettaglio, riusciva e riesce a sollevare un profondo senso di turbamento che non può lasciare indifferenti.
Io mi sono avvicinato all'autore con "Island Empire"  e poi con "Eraserhead", film che è diventato una delle mie pellicole preferite in assoluto.
 
Davide
Sei di recente comparso come co-autore e cantante nel brano "Red submarine" di "3juno", debut album dei Liir Bu Fer, descritto (e lo confermo, mentre lo sto ascoltando proprio ora) come un bel crocevia di elettronica dal cuore acustico (tra oggetti percossi in loop minimal e contrappunti cameristici) e ambient contemplativo (synth analogici e vecchi organetti), il tutto contaminato e imbastardito da tratteggi post e kraut. Ce li presenti?
 
Claudio
Sono un trio veronese, composto da Nicola De Bortoli, Andrea Tumicelli e Marco Tuppo, tutti provenienti da un background elettronico assai ricercato e suadente (Nema Niko, Raven Sad, Vortex Meraviglia, Velcro, Sciarada). Ho avuto modo di suonare con loro anche all'Omaggio a Demetrio Stratos, è stata una bella esperienza, la loro musica avvolge. Suonano qualcosa di visionario, che trascina in un vortice di materia e colore scuro, a volte magmatico a volte aereo. Una musica dichiaratamente cinematografica che ho apprezzato al primo ascolto. Il contatto con il progetto è arrivato da Marco Tuppo, da anni impegnato in produzioni Lizard, che mi ha chiesto di cantare su uno o due brani tra una serie di bozze che mi ha inviato e di farne qualcosa che fosse più vicino al formato canzone. Ho subito immaginato due canzoni/storie, legate ad un immaginario acquatico. Una è diventata "Red Submarine" diario immaginario delle ultime ore di un superstite in un sommergibile russo affondato. L'altra "Dieci bambini cacao", è una lunga ballata, rilettura in musica della filastrocca di "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, che parla dello sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao su una base musicale che segue la struttura delle lamentazioni e finirà in un lavoro futuro.
 
Davide
Io sono "condannato" (pur piacevolmente) in questa sede a finire sempre frasi con un punto di domanda (ma dopo tutto è la condanna che spetta a tutti gli uomini in fondo a ogni cosa), mentre l'intervistato ha la "condanna" di trovare un modo di rispondere a una qualche verità temporanea e contingente… Rovesciamo un attimo le parti? Mi fai una domanda?
 
Claudio
Quale cura consiglieresti ad un uomo con scarsa immaginazione?
 
Davide
Beh, non è certo il tuo caso. Gli direi di avere più… fegato (Platone docet)… Scherzi a parte, gli consiglierei di ricordarsi di ogni cosa attraverso ogni altra. 
Parlami dei musicisti de "Il gioco del silenzio" e di come avete composto "Il gioco del silenzio". L'improvvisazione o il completo arbitrio dei solisti che parte ha avuto nel materiale melodico e armonico contenuto nelle partiture? Cosa rappresenta per voi la pratica improvvisativa, che poi è la più antica e originaria forma di musica…?
 
Claudio
Francesco Chiapperini, Andrea Illuminati, Andrea Murada, Max Pierini, Luca Pissavini, Lorenzo Sempio, questi i nomi. Un team che si è andato via via aggregando sulla base di un'idea, quella di avere un suono che non fosse strettamente né rock, né jazz, né cIassico, né etnico, ma che fosse tutte queste cose messe assieme. Ognuno di questi musicisti ha un bagaglio culturale diverso ma tutti hanno interesse per un'area musicale di confine dove la contaminazione tra i generi più che l'eccezione è la regola. Umanamente, siamo sette bambini lasciati in una stanza a fare a pezzi i propri i giochi con una maestra, la musica, che ci piace immaginare felicemente rassegnata. In questo disco, come nel dvd "Come sta Annie?" che lo accompagna e in qualche modo lo completa, l'improvvisazione ha avuto un ruolo fondamentale. La mia scrittura ha un difetto facilmente riconoscibile, delinea nelle bozze di arrangiamento, geometrie claustrofobiche, alla lunga manieriste, perché bisognose di avere tutto sotto controllo. L'unico modo per rompere queste geometrie e andare oltre la compostezza di "Cinemanemico" il live, registrato con l'organico precedente, era introdurre il momento interpretativo, l'emozione che scardina le regole cambiandole alla radice, generando e valorizzando l'imprevisto. Nei nostri brani, oggi, non è la struttura che crea il pretesto per l'improvvisazione ma il perfetto opposto. È un continuo rompere le righe per generare come prima detto, degli "esplosi" di canzoni. In questo modo il racconto diviene autentico, non l'inseguimento di una perfezione interpretativa che ne cristallizzi il contenuto in una forma "bella", ma il contenuto che fa fatica a stare entro certi argini e crea nuove strutture, non necessariamente belle ma certamente vive. Per noi, l'improvvisazione è fame di vita.
 
Davide
Senti, ma la copertina con quella ragazza senza bocca (quindi sicuramente silente) e quei cubi dietro… Mi ha fatto ricordare "Il Cubo" di Vincenzo Natali, un film ambientato in un cubo-prigione in cui sei persone si ritrovano rinchiuse senza saperne il motivo. Ma fu solo un autistico o un ritardato mentale, un puro se vogliamo, l'unico a uscirne… C'entra qualcosa?
 
Claudio
Francamente non ci avevo mai pensato, "Il Cubo" è un altro dei miei film culto. No, in realtà lo scenario alle spalle della bambina è tratto da "Il Grande Cretto" di Gibellina di Alberto Burri. L'immagine della bambina muta invece fa riferimento al tema che Valentina Campagni, autrice del trittico di tele che figurano sull'album ha voluto trattare, quello del "Blighted Ovum", una patologia per cui in una donna si sviluppa un sacco gestazionale senza la comparsa dell'embrione, una sorta di auto eliminazione del feto, da lei artisticamente declinata in questa maniera:
 "Uovo cieco" si riferisce a tutto ciò che la gente non vuole fare emergere: per paura, per dimenticanza, mancanza di forza. Tutte le cose che potevano essere, ma su cui operiamo un auto-aborto: un amore, un'idea, un'intuizione... una vita. Qualcosa che è dentro il potenziale umano ma che viene riassorbita prima che possa manifestarsi, come se la persona attuasse una correzione a qualcosa che lei stessa avverte inconsciamente come un errore. C'è qualcosa di affascinante e terrificante in questo tipo di malattia degli esseri umani: la difficoltà di percepire la nostra vita crea molte storie interessanti. La paura di esistere. La speranza di essere qualcun altro. Adesso racconto le storie delle persone fluttuanti sulla loro ombra interiore perché sono in grado di vederle. È facile per me. Le nostre ombre possono dirci qualcosa: forse la verità, se abbiamo il coraggio di guardare davvero.
Altrimenti la vita sarà solo un inganno."
Quando l'album era ancora in fase di lavorazione la copertina era già pronta e le tre grandi tele che la definivano, esposte alla Abnormals Gallery di Berlino. L'idea era quella di comunicare con il cd, a partire dall'artwork, un periodo storico di attesa, una sorta di avvento a un'epifania che tarda ad arrivare e che non ha una faccia ben chiara, il tutto come in un racconto in tre tappe, rappresentato, dal fronte, il retro della copertina e la prima pagina visibile del booklet interno. Il futuro, negli occhi della bambina sul fronte della copertina abbiamo pensato di inserirlo in uno spazio senza tempo, l'enorme opera di Burri sospesa tra land art e espressionismo informale, una colata di cemento sul luogo di un terremoto che ha cancellato completamente un paese, Gibellina, lasciando solo il reticolato delle vie. Il retro era la visione della bambina e del paesaggio "da dietro", alle spalle. Il problema era "cosa" guarda la bambina? Quel "cosa" sarebbe stata l'immagine della pagina interna del booklet, visibile solo al momento dell'apertura del jewel case. Avevamo pensato ad una Madonna contemporanea che nelle mani di Valentina è diventata donna, con in braccio un bambino, che Valentina ha immaginato mai nato, come in un ciclo temporale che inghiotte sé stesso in un'attesa perenne che non conduce ad alcuna nascita. L'uovo è diventato metafora presente sia sul fronte della copertina che all'interno, dove appare sospeso sulla testa della donna fluttuante, come nella Pala di Montefeltro di Piero della Francesca, dalla quale in prestito son presi anche i colori dell'abito della donna/Madonna. Il mutismo della bambina sigilla la parola mai nata in un silenzio irreale, dove tutto può essere, nulla accade. Dalla copertina, è nato il titolo dell'album, ironico quanto, sotto questa luce, spietato.

Davide
Cosa farete in futuro… o, per parafrasare James Baldwin, il futuro è come il paradiso: tutti lo anticipano, ma nessuno ci vuole andare adesso?
 
Claudio
Io invece ci andrei immediatamente, se questo portasse come spero, la possibilità di suonare in molti posti diversi e il lavoro su nuovi pezzi e perché no collaborazioni, che definiranno un percorso completamente nuovo, inaspettato e stimolante.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 122 millisecondi