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1998
25
Set

Visione

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Visione

Ecco venire
tra orridi di pietra
e nude distese di roccia e sabbia
come una moltitudine di senza nome
sei milioni il loro numero
E deviarono le acque
per dare vita alla terra arsa
E così nacquero le palme
e le palme diedero datteri
e Israele stillò latte e miele
E venne il Cigno a portare Pesci
in cibo alla moltitudine
E infine si squarciarono le nubi
e venne il Pavone
a fermare lo scorrere del fiume
e a fare infinite tutte le cose.
Il fiume così si inabissò
nelle viscere della terra
e le due rive divennero cosa sola e grande.
Tutto questo provenendo dalle terre di Nephtali
fino alle terre di Giuda.

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Il silenzio della notte ha portato via il caldo opprimente del giorno, ha portato via la polvere che come pioggia scende da gigantesche opache nuvole alzate da macchine impazzite, su strade che appaiono come uscite da un bombardamento. Betlemme non aveva questi sapori quando da piccolo ascoltavo la narrazione della Natività sotto la neve, accanto a una calda cucina infarcita di odori, calda dell'amore dei miei genitori e commossa dal pianto di un bambino che nasce
in una grotta lontana non solo nel tempo, ma chissà in quale luogo ignoto situata. Betlemme è città povera, distrutta nelle strade piene di polvere, Betlemme è un gigantesco cantiere in rovina. E' povera questa gente di Betlemme che vive ai margini di Israele ricco e moderno. Betlemme, la città del pane è città emarginata, di gente emarginata che nulla conta nella società se non come numero di qualche fredda statistica. E' qui che Dio si è fatto uomo. Dio si fa uomo nella città povera, la sua nascita viene annunciata ai pastori, uomini che puzzavano e che in città non potevano entrare.
Dio diventa Figlio dell'Uomo lontano dalle case che non potevano ospitarlo nella zona adibita a dormitorio perché oramai è tardi e non c'è più posto. Nasce così anche lui come un emarginato, accudito insieme ad un asino e un bue nelle viscere della terra fra le grotte di Betlemme.
Nasce in questa città insopportabilmente calda e polverosa, lontana dai nostri Natali senza senso che suonano come orribile bestemmia quando volgi lo sguardo su Betlemme città umile, umiliata dalla povertà e per questo Santa agli occhi del Dio che si fa uomo.
Il silenzio della notte porta via le immagini del giorno, e l'alba rinfresca l'aria, i raggi del sole sono ancora lontani e il pullman si muove veloce sulla strada verso Gerusalemme.
Nella città vecchia noi entriamo dalla Porta di Damasco. L'alba non ha rumori se non il suono del silenzio che ci conduce fra strette strade deserte; ai lati misteriose porte dal colore verde, sono chiuse e non sappiamo che cosa vi si celi all'interno. Alle sei del mattino anche i colori delle cose intorno sono diversi, lontane dal sole sembrano quasi dormire. Entriamo allora in uno spiazzo, sul lato opposto una porta e una donna inginocchiata si china a terra e ne bacia l'ingresso.
Entriamo in questo luogo dove pochi uomini e poche donne stanno pregando. Lì, sotto un magnifico lucernario, sta come un Sudario, alcuni di noi si chinano a baciarlo.
Facciamo pochi passi e d'innanzi a noi appare come una piccola Cappella, bisogna stringersi per farvi ingresso, poche persone vi possono stare dentro contemporaneamente. All'interno una minuscola porta, mi devo quasi inginocchiare per entrarvi, dentro una tomba vuota.
La Tomba che spezza la storia, la Tomba della Contraddizione, o con lei o contro di lei, La Tomba che fa nuova tutta l'umanità, La Tomba che fa eterne tutte le cose, La tomba che salva e ci fa uomini simili a Dio "perché lo vedremo come Egli E'".
Fuori adesso i raggi si fanno via via più caldi, le porte verdi si sono aperte e il mercato Arabo si è riversato su quelle anguste strade, ed è un esplosione di grida e di odori. Il pane appena sfornato viene deposto sui banconi, le spezie sono come arcobaleno sui tavoli dei mercanti.
Saliamo una scaletta che ci porta sui tetti di questa città, un Ebreo ortodosso ci attraversa la strada, probabilmente andrà al Muro del Pianto a piangere la Diaspora e la Sho'ah
Ebrei, Musulmani e Cristiani fra le strade di Yerushalayim, città della pace, di Al Quds, la Santa, di Gerusalemme città della resurrezione.

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Matteo Ranzi
 
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:: Matteo Ranzi
Matteo Ranzi nato il 16/8/67 a bologna risiede a imola dal 1992. Diplomato in ragioneria gestisce una palestra dal 1997. Ha collaborato più o meno stabilmente con KULT Underground intorno al 1995 come autore di poesie, autore anche di tre famosi articoli sulla guerra in Bosnia ed Erzegovina.
 
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