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1998
25
Lug

Calma piatta ad AdriaticoCinema

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Calma piatta ad AdriaticoCinema

AdriaticoCinema è la sigla che da quest'anno riunisce quelli che una volta erano i festival di Bellaria-Igea Marina, Rimini e Cattolica.
L'occasione è ghiotta, lo zio mi ha concesso ospitalità nel suo appartamento, la segreteria mi ha accreditato come giornalista: il più è fatto! Mi reco quindi a Cattolica con l'intenzione (blanda) di coniugare spiaggia e cinema; si rivelerà più difficile del previsto. La prima impressione non è esaltante, manca il programma ufficiale della manifestazione così come il catalogo ma la gentilezza della signorina che si occupa del mio accredito fuori tempo massimo ripiana il tutto. Esco per le strade di cattolica ma non "sento" il festival, non vedo i capannelli dei cinefili, non sento parlare di cinema, ci sono più tedeschi che festivalieri. Cosa succede? Succede che il festival è sparpagliato tra le tre sedi così da frammentare e dissolvere quell'atmosfera che, secondo me, era nelle intenzioni degli organizzatori, primo tra tutti Marco Bellocchio nelle vesti del direttore. Il programma è ricco, certamente, ma niente spicca su nient'altro, si fatica a distinguere il nocciolo della manifestazione, nessuna sezione tira le altre, la troppa carne al fuoco ('68, corti, concorso, italiani, scuole di cinema, conferenze...) finisce per confondere l'anima di AdriaticoCinema che, questo è il punto, sembra proprio non avere un'anima. Nonostante l'efficiente servizio navetta tra le varie sedi del festival, nonostante le repliche dei film più interessanti permettano di vedere quasi tutto senza muoversi dalla propria sede il festival non passa sotto l'epidermide, l'interesse è vago, sospeso tra la ricerca dell'unicità di una piccola manifestazione e la "grandeur" di un grosso festival. AdriaticoCinema sembra anonimo, usando le stesse parole di una persona abituata a frequentare le tre iniziative che hanno dato vita al nuovo AdriaticoCinema. La mia impressione, pur supportata da due sole visioni, è un po' negativa non tanto sulla qualità dei contenuti quanto piuttosto sulla cornice, sull'organizzazione, sugli intenti e sui risultati che ne sono derivati.

Smembrando il programma si possono comunque trovare molti motivi d'interesse. In concorso ci sono Pappi Corsicato, il trio Garrone-Gaudioso-Nunziata che si è fatto conoscere con "Il caricatore", Ciprì e Maresco, "Mare largo" con Claudio Amendola, Isabella Ferrari e Rade Serbedzija rubato al set di Kubrick, Mario Martone ed una fitta schiera di italiani quasi sconosciuti con tanta esperienza all'estero. Il concorso "Scuole di cinema" prevede la proiezione di decine di corti e mediometraggi provenienti dalle scuole statali di cinema di tutto il mondo. La sezione "Anteprima" mescola i nomi più conosciuti, Ralph Fiennes, Joe Mantegna, la vincitrice dell'Oscar per "Fargo" Frances McDormand, il neuropsichiatra Massimo Fagioli che collabora strettamente con Bellocchio, Tom DiCillo, Matthew Modine, Rosanna Arquette, ad alcune proposte inedite ed altrettanto allettanti. L'ambiguità di AdriaticoCinema la si può intuire anche dalla sezione "Prime visioni" che comprende, ad esempio, il ben-poco-inedito "Cinque giorni di tempesta" già recensito da Venezia e (addirittura!) uscito nelle sale, "Totò che visse due volte", il veneziano della passata edizione "Giro di lune tra terra e mare", "Polvere di Napoli" in contemporanea con le sale... E poi i film del '68, Bresson, Alfabeto Italiano, Monografie, i filmati di Tom Ponzi!! L'effetto patchwork è assicurato, tanto da coprire (seppellire?) i contenuti. I film? Ah sì, ho visto ben due film! Dall'Argentina l'interessante "Moebius" e da Hollywood, via Canada, il pessimo "Johnny Skidmarks": di seguito le recensioni.

Michele Benatti
 
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:: Michele Benatti
Michele Benatti, Nasce nel 1970 tra le bonifiche ferraresi ma cresce in provincia di Reggio Emilia tra le ciminiere delle ceramiche castellaranesi. Un'insana passione per l'informatica lo porta addirittura alla laurea breve ma si dice che abbia sbagliato mestiere. Appassionato spettatore di cinema extrastatunitense e di letture slave, matura col tempo una capacità critica tale da poterne addirittura scrivere. Estroverso ma timido, miope ma acuto, pallido ma sanguigno sono le caratteristiche di Michele Benatti.
 
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