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2010
8
Set

Urlo

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Parole come note, ritmo e improvvisazione jazz, scrivere bop, visioni indotte da marijuana e peyote, omosessualità e anarchia, questo è l'urlo di Ginsberg che insieme a On the road di Kerouac ha aperto le porte ai poeti e agli scrittori della Beat Generation. Ginsberg parla nella sua stanzetta, interpretato da un pacato e ironico James Franco, davanti ad un registratore, racconta la genesi del suo poema più famoso, gli incontri con Kerouac, Neal Cassady, Peter Orlowsky, ricorda parti della sua vita, gli inizi, l'infanzia, la ricerca di una vita normale per poi abbandonare gli argini dell'omologazione ed esplodere come un ragno tra le stelle.
Animazioni sperimentali per trasformare le parole di Ginsberg in allucinatorie rappresentazioni delle immagini della sua mente, una continua metamorfosi di inquietanti e oscene visioni, il demone del sesso, Moloch dalle forme colossali, dai mille occhi come finestre cieche, il processo per oscenità, l'accusa e la difesa, le dichiarazioni degli esperti, paradossale il giudicare un'opera letteraria come fosse colpevole di chissà quale violazione della legge, come se l'arte debba rispettare le stesse regole della società, quando il suo compito principale è proprio l'opposto, sconvolgere quelle regole, sconvolgere le normali menti, far deflagrare l'esistenza come una bomba, incendiare gli animi di passioni e amori, la Beat Generation si trovò  a sovvertire lo stile, non solo letterario, ma anche di vita di una nazione nel periodo del suo massimo conformismo, gli anni cinquanta.
Urlo è una pellicola che se ne frega altamente di regole e strutture e insegue le stesse spericolate scelte artistiche dell'autore di cui cerca di tracciare un ritratto, parole che diventano musica che diventano ricordi e visioni come in un viaggio acido, bianco&nero&colori, una banda di folli che inventò un nuovo modo di scrivere e soprattutto di vivere, ispirando la generazione successiva che fece di loro i propri spiriti guida, una banda di pazzi&scalmanati artisti, in preda all'esaltazione della vita, da inseguire e cantare, tra sbronze colossali, corse in macchina, erba e cantine fumose, per arrivare al prossimo verso da scrivere, da recitare o da urlare alla notte.

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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