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2010
5
Ago

Intervista con Arturo Fiesta Circo

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Autopresentazione di "Arturo Fiesta Circo" dal sito http://www.arturofiestacirco.it
 
Io non so esattamente cos'è l'Arturo Fiesta Circo. Sono stato spettatore dell'avvenimento e lo sono tutt'ora. Più che altro suonavo in bagno.
L'unica cosa, musicalmente parlando, che mi sento di dire è che per me il bluesman è sempre stato un cantastorie. Un giorno a qualche suonatore di blues le cinque note della pentatonica non sono più bastate ed ha inventato il jazz. Personalmente credo di non fare niente di innovativo. Continuo una tradizione. Del bluesman mi ha sempre affascinato la vocazione al racconto di una storia, di una giornata particolare. Del jazz mi ha sempre affascinato la visione surreale dei colori che, spesso, mi fanno pensare ad un bicchiere vuoto e ad un portacenere pieno. Trovo che alcuni chansonniers francesi ed alcuni italiani abbiano saputo fare una buona sintesi di queste due fotografie. Suonavo in bagno quando il Ciania (Fabio Giussani, batteria) mi ha detto che voleva provare a musicare alcuni brani che avevo scritto.
Avevo i miei bei temporali nella testa in quel momento. Ho accettato per educazione e per stima verso questo giovane uomo così educato e per bene. Mi è sembrato subito un uomo d'altri tempi ed io amo il cuore antico delle cose. Con lui c'era anche Davide (Borin), giovanissimo bassista e in seguito si sono aggiunti Giuseppe (Magnelli, chitarra), Sara (Denova, pianoforte) e Armando (Illario, fisarmonica). Il Circo è nato così. I dettagli poi sono cose che spesso mi perdo. Il ricordo è una bestia strana, cambia colore e tonalità in ragione del tempo trascorso. Quelli del Circo mi chiamano Zio. Perché sono più grande di loro. Non sono tanto vecchio. Certe volte mi sembra di avere sei anni, certe volte mi sembra di averne cento. Ma questo con il Circo non c'entra. Considero il Circo la mia personalissima orchestra portatile per cui quando non ho voglia di suonare da solo questi ragazzi mi tengono compagnia. Nel 2008 è uscito il nostro primo disco, Distratto a Sud, registrato live in un'unica ripresa. A questo punto una presentazione come si deve dovrebbe sfociare con un qualcosa di pratico, che ne so, la definizione di una cultura musicale, una direzione, un programma. Ecco, secondo me invece, la presentazione è finita. Lo Zio (Sergio Arturo Calonego, voce e chitarra).
SERGIO ARTURO CALONEGO: voce, chitarra
FABIO GIUSSANI: batteria, percussioni
FABIO BIANCO: basso
GIUSEPPE MAGNELLI: chitarra, effetti
SARA DENOVA: pianoforte

Special Guest:
DAVIDE BORIN: basso
ARMANDO ILLARIO: fisarmonica

 
 
Davide
Ciao Sergio. "Distratto a sud" è davvero un valido lavoro, di spirito fine e garbata schietteza. Dopo l'E.P. d'esordio, "Free go", Arturo Fiesta Circo ha scelto di fare il primo cd one-take dal vivo con pubblico. Una scelta davvero molto particolare. Puoi dirci il perché di questa preferenza?
 
ARTURO
Mi piacerebbe inventarti una balla credibile. La verità è che è stata una questione di budget. Poi, a livello personale, a me ha affascinato il fatto di registrare dal vivo perché spesso nel jazz grandi dischi sono stati registrati allo stesso modo ma la verità è che avevamo un budget limitato.
Io penso che Distratto sia un ottimo LIVE. Era il giugno 2007, i ragazzi del Circo sono stati davvero bravi ed un lavoro eccellente in fase di presa diretta e mixaggio è stato fatto da Dario Ravelli (www.suonovivo.com) che non smetterò mai di ringraziare per professionalità, pazienza e simpatia.
 
Davide
Per voi che venite dal nord, cosa vi distrae a sud?
 
ARTURO
Io non vengo dal Nord. Io vengo da molte parti. Nella mia famiglia i confini geografici sono liquidi e dilatati. Del SUD sono attratto dai colori e dal modo in cui la gente del SUD legge la vita. La capacità del SUD di sopravvivere e di trovare un senso che altrove non c'è. Credo che NORD & SUD siano entrambi zoppi e che dovrebbero contaminarsi di più. Il bastardo, geneticamente parlando, è più forte. Intellettualmente parlando io sono un bastardo. Forse per questo nei molti SUD che ho visto mi sono sempre trovato bene.
 
Davide
Cosa è rimasto del denso decennio con la Lillidy Blues Band nella musica di Arturo Fiesta Circo? La Lillidy B.B. si radunerà ancora per qualche concerto o evento occasionale?
 
ARTURO
La Lillidy Blues Band mi ha dato la possibilità di imparare il mestiere. Globalmente con i miei vecchietti ho fatto circa 400 concerti, sono stato per due anni in Islanda, ho suonato con bravissimi bluesmen italiani e di oltre oceano. Tante cose. Sarà stato anche per osmosi ma qualcosa credo di aver imparato ed è una ricchezza che mi porto dietro sempre. Musicalmente quello di oggi è un altro viaggio che ha confini e direzioni differenti. Reunion con la Blues Band? Onestamente oggi non avrebbe senso. Sono legato umanamente ai ragazzi della Blues Band ma oggi i nostri percorsi sono diversi ed è pure diverso il nostro modo di intendere il blues. A me piace il blues degli anni 30 fino a quando arriva a Chicago . Poi li mi fermo. L'unico blues man elettrico che riesco ad ascoltare, oggi, è Muddy Waters. Ma devo aver bevuto un po'. Dopo di lui si ferma tutto. Del periodo prebellico amo la figura del bluesman che, parere personale, è molto vicina a quella del cantastorie e del menestrello medioevale. Potrei scriverti 20 pagine sull'argomento, per cui mi fermo qui
 
Davide
Puoi darmi una definizione di "spaghetti blues"?
 
ARTURO
Un bellissimo sito WEB messo in piedi da pazzi romantici (Amedeo Zittano in primis). Ho collaborato con loro intervistando per gli Spaghetti Boys alcuni musicisti che conoscevo e con i quali ho suonato. Quel periodo per me era tutto un po' un casino ed io ero pure un discreto frequentatore di bar per cui ho solo unito l'utile al dilettevole. Poi ho iniziato a mettere in piedi cose mie e non sono più riuscito a seguire la cosa ma ho una grandissima simpatia per quei matti. E la dentro, di matto, qualcuno ce n'è.
 
Davide
Perché ti chiami più brevemente il "Fiesta"?
 
ARTURO
Quando ho iniziato a suonare hanno cominciato a chiamarmi così perché mi piaceva una chitarra elettrica, una Fender Stratocaster dal colore Fiesta Red. Rompevo le balle a tutti con questa storia della Fiesta Red. Devi sapere che il Fiesta Red è un tipo di colore rosso quasi salmone. Praticamente è il nome di una vernice (ndr. Ducco Dupont) che veniva usata per le chitarre nel periodo Fender PRE/CBS. Si trattava di vernici alla nitro. Tutto qua, una cosa molto meno esotica di quello che potrebbe sembrare.
 
Davide
L'inglese è oramai scontato. Ho apprezzato molto il fatto che tu abbia cantato alcune cose in francese (Putain de la bière, T'en fais pas)… Mi ha rievocato cose di frontiera o "alternative country" come Calexico o il Leonard Cohen di "The Partisan", magari ripreso da Noir Desire & 16 Horsepower…
 
ARTURO
Mia madre è cresciuta e vissuta a Liegi. Tuttora nonni e zii abitano in Belgio. Il francese non l'ho mai studiato ma l'ho imparato subito quando ero bambino. In casa nostra il francese è un po' come il dialetto e da noi chi non parla in francese non può comunicare con metà della famiglia.  Quindi quelle canzoni e quelle storie le avevo nella testa così e le ho scritte così. Scrivere in francese non è stata una scelta stilistica ma espressiva. Sui riferimenti musicali che mi citi mi cogli un po' impreparato. Ho una cultura molto forte su alcuni tipi di musica ma molto molto meno su altri. Devo ammettere che, Cohen a parte, conosco i nomi dei musicisti che citi ma molto poco la loro musica per cui non saprei dare risposta competente.
Posso senz'altro dirti però che sono da sempre attratto da un cantautore francese, Serge Gainsbourg, del quale amo particolarmente la produzione in bianco e nero, quando vestiva di jazz gli arrangiamenti dei suoi brani. E poi Serge Gainsbourg è un mondo a sé. Se ci entri ti ci perdi. Ed io, per un periodo della mia vita, ci sono entrato. Totalmente direi.
 
Davide
Domanda diciamo un po' intima, che mi nasce dall'autopresentazione di cui sopra: perché suonavi in bagno?
 
ARTURO
Perché ho vissuto per qualche anno in un monolocale che aveva un bagno con un'acustica (inteso come riverbero) naturale bellissima. Per la verità anche oggi vivo in una casa che ha un bagno con un'acustica naturale bellissima. Credo che il segreto stia nelle piastrelle e nella forma allungata di queste stanze. C'è davvero un riverbero naturale unico. Se suoni la chitarra nel mio bagno te ne accorgi. E poi, nel bagno, c'è sempre un posto dove puoi sederti.
 
 
Davide
C'è una canzone che hai scritto dopo l'incidente di alcuni anni fa:  "Another day". Un motore e un'ala dell'aereo su cui volavi da Fiumicino verso Cuba si sono incendiati durante il decollo. Quel comandante, aldilà della fortuna, fu davvero bravo a riportare tutti quanti in salvo. Ha cambiato qualcosa di te e in che modo?
 
ARTURO
Da quel giorno io non riesco più a vedere le cose con la stessa sequenza logica di prima. Serenamente e senza traumi ma è come se l'architettura delle urgenze mi si fosse spostata di lato. Sicuramente cerco di avere meno rimpianti possibili nelle tasche perché, in quei momenti, i rimpianti pesano davvero. Molto più dei rimorsi. Di fatto l'unica vera controindicazione è che oggi quando volo (..:e se posso, lo evito) sono un po' teso per cui  prima di salire sull'aereo cerco di passare al bar per farmi un goccetto.  Giusto per intontirmi un po'.
 
Davide
Parlaci di Seregno e della Brianza.
 
ARTURO
Sull'argomento ho poco da dire. A Seregno ci ho vissuto per diversi anni . Una cittadina pulita, onesta e discreta. Una cittadina "per bene" , forse pure un po' troppo. Non mi sono mai sentito dentro. Neanche da ragazzo. Ho davvero tanti amici in Brianza, ho passato lì parte della mia infanzia e dell'adolescenza ma io, per onestà,  non mi sono mai sentito di lì. Ci vivo bene, ma non è la mia terra. Dico questa cosa con il massimo rispetto, ci mancherebbe. Se mi chiedi da dove vengo non ho una sola risposta da darti.
 
Davide
Quali dischi ascolterai per sempre?
 
ARTURO
Per sempre è una parola troppo impegnativa. Posso senz'altro dirti che un ascolto costante per me è tutto il jazz fino agli anni 60 grosso modo fino al Be-Bop ed in particolar modo Joe Pass e Wes Montgomery. Poi, come dicevo prima sono un appassionato di blues down home, pre Chicago diciamo. E poi ascolto molta musica acustica: fingerstyle, celtica e molta della produzione legata a Windham Hill. In particolar modo ti cito Pierre Bensusan che è un compositore franco/algerino che è decisamente un musicista che adoro. Poi mi piacciono anche alcuni cantautori: Paolo Conte, De Andrè, Brassens, Serge Gainsourg, Brel. Ascolto molto raramente musica moderna ma qualche volta capita e posso sicuramente dirti che apprezzo la musica ed i testi di Max Gazzè, di Caparezza e di Fabri Fibra. Sono da sempre attratto dall'ironia e dalla densità nascosta di un testo.
 
Davide
Jimi Hendrix: il blues è facile da suonare, ma non da sentirselo dentro. Tu come te lo senti?
 
ARTURO
Mah:.. suonare una canzone del blues può essere anche semplice ma Il Blues non è facile da suonare. Il Blues è un modo di vivere, è un sentire. È molto legato al ritmo di come parli o di come cammini. E poi vuol dire saper essere fuori tempo proprio in quel momento lì, quando serve. E non è cosa semplice. C'è una specie di precisione chirurgica nell'anticipazione o nel ritardo. Una legge non scritta ma fondamentale. Non potresti mai spiegarlo metricamente. Devi essere fuori in un momento preciso. Perché se in quel momento sei dentro è già diventata un'altra cosa. Ascoltali i negri quando cantano. Non sono molto diversi dai cantastorie di Son De Cuba. È proprio la gestione del tempo, inteso come ritmica, che è differente fra i bianchi e i neri. Sono pochi i bianchi che hanno capito veramente il segreto di questa cosa.  Non devi per forza saper suonare per sentire il Blues dentro di te. Conosco molta gente che suona Blues di mestiere e che è molto lontana dall'essere un bluesman. Il blues non è solo una pentatonica appiccicata ad un ritmo di 12 battute. Il Blues assomiglia molto a come fai all'amore. Ognuno lo fa a modo suo ma se non sudi mai c'è qualcosa che non va. Io penso questo del Blues.
 
Davide
Cosa state facendo ora?
 
ARTURO
Con i miei ragazzi del CIRCO (Arturo Fiesta Circo) abbiamo finito di registrare un disco che uscirà il prossimo 16 ottobre . Si intitola : "E Lo chiamerai Giovanni" . Onestamente non credevo che sarebbe diventato un disco ma così è successo perché lo ha voluto la nostra mamma, Via Audio  (http://www.viaaudio.it).
Erano anni che lavoravo a queste storie. Via Audio ha deciso di coccolarle e di proteggerle. Ne sono felice perché non andranno perse. Fare dischi oggi è un azzardo. Se lo fai è perché sei un matto o perché senti un bisogno di testimonianza. Questo disco è un mix di queste due cose. Io non posso fare altro che ringraziare.
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
ARTURO
Grazie a te per la sensibilità e per le domande che mi hai fatto.
 
 
Ne approfitto per segnalare le diverse interessanti proposte della Via Audio Records. Dal sito di questa nuova etichetta si possono scaricare free download alcuni brani dal catalogo, inclusa l'intera compilation "Fatti in Brianza", e il primo E.P. di Arturo Fiesta Circo, "Free go".
FATTI IN BRIANZA COMPILATION
Catalogo VAR 004
Marzo 2009
Più di 20 progetti per Via Audio Records e per una nuova compilation che celebra il meglio di una scena musicale ultimamente infuocata. Dalla canzone d'autore di Stefano Vergani al sapore jazzato dell'Arturo Fiesta Circo, dalle sfumature eteree degli Aim alla rabbia metropolitana dei Grenouille, dal sapore d'oltreoceano di TheBigSoundOfCountryMusic all'elettronica dei Keibe, passando per la sperimentazione rock poetry dei Paradisi Noir e il pianoforte di Sara Denova. E molto, molto altro ancora.
Un grazie a Francesco Foti
VIA AUDIO RECORDS
BOOKING - PRESS - MANAGEMENT
www.viaaudio.it 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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