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2010
23
Lug

28 grammi dopo di Iacopo Barison

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Daniel è un drogato. È questa la definizione che dà di se stesso, la dichiarazione della sua essenza. Stringata e lapidaria, ma perfettamente aderente alla realtà. Come ogni drogato, Daniel deve trovare una fonte di sostentamento. Ai furti tradizionali preferisce le truffe on line che fanno leva sul sentimento di pietà e di partecipazione del pubblico: casi di malattie incurabili che affliggono parenti immaginari e che vengono usati come esca per attirare donazioni.
La vita di Daniel è una linea retta, suddivisa in tanti segmenti. Ogni segmento è un giorno, l'unità di misura massima del tempo che la sua mente riesce a concepire. L'oggi è solo oggi, mentre il domani potrà essere preso in considerazione esclusivamente quando si sarà sovrapposto al presente.
Sotto questo profilo 28 grammi dopo di Iacopo Barison (Voras Edizioni) sembra la riproposizione letteraria di un verso dei Sex Pistols, quel No future che ha rappresentato l'ideologia di un'intera generazione di punk. Ma qui il punk c'entra poco, sostituito da atmosfere pulp e da una buona dose di introspezione e di analisi psicologica.
Il linguaggio è credibile e ben calibrato, e costituisce uno dei punti forti del romanzo, tanto da dare l'impressione di sovrastare la narrazione stessa. È il linguaggio che plasma i personaggi che si presentano, accompagnati da un interessante meccanismo quasi pubblicitario di storia nella storia: da Said a Orlando, da il Canotta alla Ragazza della Fototessera. I fatti che li accompagnano, i viaggi, mentali e fisici che intraprendono, sembrano passare in secondo piano rispetto alle loro caratterizzazioni.
Su tutti emerge, inevitabilmente, la figura di Daniel. A dispetto di quanto ci si può aspettare, non ci troviamo di fronte a un tossicodipendente con il cervello fritto da acidi o imbambolato dagli oppiacei. Daniel apprezza Vivaldi, ammette di aver sbagliato a lasciarsi influenzare dalla coscienza infelice di Hegel, cita filosofi e pensatori, si sente schiacciato dall'eterno ritorno di Nietzche.
Nella sua esistenza vuota di drogato sembrano apparire sprazzi di pienezza, che vengono tuttavia cancellati dalla consapevolezza che "tutto è stato fatto, tutto è stato detto. E io che mi illudo (…) non sono speciale (…). Che tanto non c'è niente che abbia valore".
Ogni apparente passo avanti si tramuta, se non in un passo indietro, almeno in uno stallo. Perché Daniel disprezza "i sensazionalismi individuali, tutte quelle persone che parlano e predicano di agire nel tempo, di fare progetti e combattere per costruire qualcosa; (…). La felicità (…) una cosa che alla fine non esiste; è soltanto un'idea, uno stato emotivo".
Le decisioni di Daniel sono strettamente influenzate dalla consapevolezza di una morte certa, quell'overdose auto-inflitta che appare inevitabile, senza tuttavia avere la forza di aggiungere sale alla sua esistenza, come in una sorta di roulette russa. Non c'è brivido e neppure rischio, ma soltanto l'attesa di quello che sarà.
E quando la morte arriverà "organizzeranno un cordoglio, magari. Un cordoglio metaforico, perché davanti alla morte bisogna fermarsi un attimo. E poi, dopo questa disperazione cronometrica, tutti torneranno alle loro vite di sempre".
Sorprendentemente non è la morte ad attendere Daniel nel finale del romanzo. Ma, altrettanto sorprendentemente, non è nemmeno la vita a spalancarsi di fronte a lui.
 
28 grammi dopo
di Iacopo Barison
Voras Edizioni, 2010
Pag. 144 - Prezzo € 13,00
ISBN: 978-88-96253-07-6
 
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