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2000
25
Dic

AMICI

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AMICI

Gianni parcheggia la sua vecchia Golf. Nota già lì la familiare di Paolo, la coupè di Teo e la Rover di Teo.
Uscendo dall'auto lo avvolge quell'aria calda e profumata di fiori, tipica della primavera. L'aveva respirata mille volte, ma ora gli riempie i polmoni, lo eccita.
Alla panchina si salutano. Avevano organizzato una cena al ristorante per ricordare i vecchi tempi.
E' tanto che non si vedono. Il lavoro, gli impegni, la famiglia lentamente li avevano divisi.
Un tempo era questo il periodo più bello. La scuola era alla fine e le serate si facevano sempre più tiepide permettendogli di trovarsi sempre lì, tutti insieme.
Rilassati sulle panchine c'erano Gianni, Teo ed un campionato da poco finito…. "Hey ti ha dato la licenza?" fece Gianni sfottendo Paolo appena arrivato. "Non li caghi più gli a-
mici adesso che ti vedi con Elisa?" continuò ad infierire.
Lui li salutò sorridente, avvertendo la loro gelosia e la sua superiorità. "Ma ci sei andato almeno?" chiese poi Teo fingendo astutamente di trovargli una scusante.
"Cioè te la sei scopata o no?" corresse subito l'ambiguità della domanda ed il tiro. Essendosela scopata solo nei sogni, Paolo capì di trovarsi intrappolato: o passare come
coglione innamorato o dire cazzate. Finì che ci scherzò su e rimase sul vago. I due indagatori intuirono la verità, alleviandosi quella punta d'invidia. Però capirono anche che le voleva bene. E questo faceva molto più dispiacere della semplice invidia. Avevano paura di perderlo, si sentivano quasi traditi.
Da lontano stava arrivando Omar, il "rinco" per tutti, con una bici scassata. "In bici? Ma non aveva lo scooter?" si preoccupò Paolo mentre Teo rideva: "Si ma c'è stato un palo che gli ha attraversato la strada". S'affrettò poi a spiegare: "Sabato scorso aveva bevuto l'impossibile.
Nel tornare a casa si è schiantato, lì davanti all'Odeon, contro un palo che secondo lui non c'era prima. Se l'è cavata solo con qualche scorticatura, lo scooter era già da buttare. Per la cronaca all'ospedale gli hanno rilevato una piccola percentuale di sangue nell'alcool."
Prima di fermarsi Omar cercò di impennare rischiando una nuova caduta al suo corpo già martoriato.
Risero tutti compreso lui che si sentiva protagonista. Era dai tempi dell'asilo che faceva il buffone e quasi si sentiva escluso dal gruppo se tutti non ridevano di lui.
Voltò il suo viso tutte croste verso Paolo: "Toh, chi non muore si rivede, eh?" col suo riso che voleva essere furbo.
Decisero di andare al pub a bere qualcosa, ma dentro di loro avevano anche altri interessi. Gianni era cotto per la barista mora, ma ovviamente senza speranze.
Paolo sperava di incontrarci Elisa, anche se sapeva che era impossibile. Teo sognava sempre quella figa "che sicuramente doveva essere una modella". Non conosceva il suo nome
perciò la chiamava 90-60-90, ponendo bene l'accento sul primo 90.
Omar si era innamorato di una biondona che riusciva a bere anche più di lui. Una volta in cui erano entrambi totalmente fuori, non che questo fosse difficile, si erano scambiati qualche monosillabo (di certo sul problema della fame
nel mondo o sul nucleare). Poi più nulla, un amore etilico. Il pub era stracolmo di gente, nonostante fosse immenso.
C'era pure una pista per ballare ed un palco per i gruppi. Presero subito quattro birre medie al bar. "Hai visto c'è 90-60-90!" trionfò Teo mentre Gianni si voltò sentendosi
chiamato da Paolo. Stava parlando con una tipa cui 90-60-90 doveva essere, sommato assieme, il suo peso.
Dopo una solenne presentazione Paolo si dileguò. Lei reagì al suo silenzio dicendogli di non essere timido. Era stata fermata col pretesto che c'era un amico pazzo di lei e molto timido.
Intanto i loro giri di bevute si moltiplicavano. Capirono che la voglia di scherzare insieme era molto più forte del fatto di andare a fighe.
Omar aveva conosciuto tante tipe e questo grazie a Gianni che aveva la premura di tastare il culo delle ragazze vicine a lui. Poi si dileguava lasciandolo lì a spiegare a quelle che non era stato lui. Gli altri ridevano come matti, lui se la prese un po'. Provò a fare lui stesso il gioco ma una figa lo scoprì subito e lo infamò.
Birra, vodka, gin erano in circolo alla grande.
Andarono tutti euforici in pista, cominciando a spingersi tra loro e non solo. Omar ebbe qualche contatto con un tipo che di sicuro era venuto lì apposta per fare a botte.
Era alto e largo il doppio di lui, e certo praticava judo, boxe o cos'altro.
Riuscirono per fortuna a portarlo via, confermandogli continuamente che era il più forte e quindi doveva graziare quel figlio di Tyson.
Ritornarono alle panchine.
Ridevano prendendosi in giro.
Si sentivano più che mai uniti, amici veri. Sarebbero potuti anche andare a vivere insieme per tutta la vita.



Chissà cosa penserebbero se potessero vedersi ora qui seduti al ristorante dopo tanto tempo.
Gianni è immerso in questi pensieri, lui che poi non è cambiato di molto rispetto agli altri. Infatti, mentre loro hanno un lavoro, una donna, soldi, lui niente. Si sente un po'come il suo maglione in una vetrina assieme ai loro distinti completi giacche e camicie, camicie e cravatte.
Intanto fra le chiacchiere s'insinuano, sempre più, piccole pause in cui regnano i rumori degli altri tavoli e delle loro distanze.
La serata è ormai finita, come lo è quel vecchio affiatamento, quella voglia di far cazzate, quella luce che brillava nei loro occhi. Ora dietro alle loro etichette si nasconde rassegnazione, egoismi e forse anche solitudini. La vitalità gli è rimasta nei confronti dei soldi; cacciatori di soldi, ecco tutto conclude fra sé Teo.
Omar rigira attentamente un pacco di Malboro, quasi a cercarci le ultime storie da raccontare.
Paolo prova a ravvivare la fiamma: "Però quante n'abbiamo combinate, eh?". Si accorge però di averne tracciato l'epilogo. Si fanno portare il conto, Teo e Paolo devono svegliarsi
presto domani.
Nel tornare a casa il pensiero di ognuno cerca giustifica-
zioni a tutto ciò, rifugiandosi in ovvietà tipo "come passa il tempo, come ti cambia la vita, si stava molto meglio una volta…".
Omar vive con una moglie nevrotica che lo ha salvato da una sicura cirrosi. Parla contento del suo lavoro da elettricista e del nuovo televisore da mille pollici in cui addormentarsi la sera dopo le fatiche del giorno.

Paolo è divorziato. Ora vive con una nuova compagna e i figli di lei, dividendo il suo con l'ex moglie.
Un casino solo a parlarne. Sogna l'ultimo modello di camion della Volvo.
Teo è socio di una grande azienda di computer e Internet.
Lo aspettano grandi guadagni, una moglie, una casa al mare e magari una per l'amante.
Gianni è un eterno fuoricorso mantenuto. Perso tra esami che non ha mai dato, lavori secondo lui troppo duri, concorsi e domande per un "ti faremo sapere". Sogna di essere
già in pensione.
Sentono ancora la voglia di scherzare.
Ridono prendendosi in giro.

Gabriele Prati
 
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:: Gabriele Prati
Gabriele Prati ha 25 anni e vive a Cesena, una piccola città fra Rimini e Forlì sonoi studente all'università di psicologia e lavora come volontario nei vigili del fuoco. Adora scrivere e leggere qualsiasi cosa: canzoni, poesie, racconti. I suoi autori preferiti sono Irvine Welsh, Charles Bukowsky, e tutta la generazione underground americana.
 
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