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2001
25
Mar

Time

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Time

Penso che sia capitato a tutti di sentire discorsi del tipo "quando ero più giovane il tempo non passava mai, adesso
invece gli anni mi volano anche troppo in fretta".
Basta fare un rapido sondaggio di opinioni e ci si rende presto conto che questa sensazione è molto diffusa. Forse anche a voi talvolta la provate.
Inutile dire quanta frustrazione porta sentirsi scivolare via gli anni senza riuscire a rallentarne la corsa.
Solitamente capita per la prima volta attorno ai trent'anni, a volte prima o a volte dopo, ma sembra proprio che sia un evento inesorabile.
Colto da curiosità per qualcosa di tanto diffuso e su cui nessuno sembra soffermarsi a riflettere troppo, vorrei sottoporvi una mia personale teoria in proposito a questa singolare quanto frequente "sindrome", per la quale, per amore di brevità, propongo il nome di
SAT1.
Una premessa indispensabile è la distinzione tra tempo oggettivo e soggettivo. Il tempo oggettivo è quello misurabile con opportuni strumenti: orologi, calendari e così via. Il tempo soggettivo è invece quello percepito dalla nostra coscienza, quello che "ci sembra" sia trascorso. Molto raramente i due coincidono.

Analizziamo per prima cosa i sintomi. Il soggetto colpito da SAT subisce una accelerazione del tempo soggettivo più o meno marcata, che lo porta a percepire lunghi periodi di tempo oggettivo come periodi di tempo soggettivo brevi. In altre parole "gli anni volano": sembra solo ieri che, ad esempio, si sono terminati gli studi, ed ecco che invece il calendario impietosamente testimonia che sono trascorsi più di dieci anni. Inutile dire che per il calendario dieci anni sono sempre dieci anni, in qualunque periodo della vita o con qualunque stato d'animo li si conti...
Putroppo però la nostra mente non ha un calendario incorporato, ma solo una percezione del tempo soggettiva.

Un soggetto colpito da SAT in forma acuta può manifestare depressione, ansia, senso di insicurezza e di paura. Letteralmente ci si sente mancare la terra sotto i piedi, si ha l'impressione di veder scivolare via la propria vita sempre più rapidamente senza poter fare nulla per impedirlo, e quindi ci si sente frustrati e impotenti.
Ci si rimprovera o ci si autocommisera per tutte le cose che non si sono riuscite a fare, sentendosi a corto di tempo per ricominciare da capo.
E' quindi indubbio che la SAT sia un disturbo quantomeno fastidioso, se non addirittura dannoso. Ma quali sono le sue cause? E quali i modi per combatterlo?

Secondo la mia personale opinione, le cause della SAT sono da ricercare nel sistema adottato dalla nostra mente per registrare il tempo e nelle abitudini di vita che la nostra società ci spinge ad adottare.
Non avendo un orologio imparziale e metodico che registri il trascorrere del tempo, la nostra coscienza fa affidamento su qualcosa che è in grado di catalogare molto bene: i ricordi. Come fanno le pietre miliari di una strada, i ricordi degli eventi da noi vissuti fungono da "segnatempo". Ma in che modo questo meccanismo influenza la nostra percezione del tempo?

Immaginate un album che raccolga fotografie tutte scattate in un certo anno. Se in quell'anno abbiamo avuto molte occasioni di scattare fotografie, l'album sarà voluminoso e pieno di decine e decine di immagini.
Se invece quell'anno è stato povero di eventi significativi (e meritevoli perciò di essere fotografati) l'album sarà strimizito e mezzo vuoto.
Ora immaginate di sedervi in poltrona a sfogliare questo album. Nel primo caso vi occorrerà un cospicuo lasso di tempo; nel secondo caso invece basteranno pochi minuti.

Qualcosa di simile accade nella nostra mente quando ci voltiamo indietro a guardare gli anni già trascorsi. In quel momento stiamo sfogliando il nostro album mentale. Se l'album che raccoglie i ricordi degli ultimi dieci anni contiene solo poche fotografie (ovvero pochi ricordi) sarà sfogliato in pochissimo tempo, e la sensazione che ci lascerà sarà quella di aver vissuto dieci anni in un tempo soggettivo troppo breve.
Se viceversa l'album mentale è denso di ricordi, ecco che il tempo trascorso ci appare lungo anche soggettivamente.
In altre parole, noi valutiamo la durata di un periodo di tempo della nostra vita sulla base del numero di ricordi che ci ha portato; tanto minore tale numero, e tanto più in fretta ci sembrerà che quel lasso di tempo sia trascorso.

Guardiamo ora al percorso di vita e di esperienze medio di una persona di oggi. Nei primi anni di vita e poi per tutta l'infanzia, siamo sottoposti ad un autentico turbine di esperienze, tutte nuove e diverse da loro. L'album dell'infanzia, pur coprendo pochi anni è quello che contiene il maggior numero di fotografie.
Anche gli anni dell'adolescenza sono particolarmente ricchi di cambiamenti e di ricordi. Basti pensare ai frequenti avvicendamenti di anno scolastico (materie nuove, professori nuovi, a volte compagni nuovi) e a tante esperienze che in questa fascia di età vengono fatte per la prima volta.

Giunti agli anni della maturità, le cose iniziano generalmente a cambiare. La vita quotidiana tende a stabilizzarsi, se non addirittura a diventare routine: si va al lavoro tutti i giorni, spesso per svolgere gli stessi compiti; si vedono sempre le stesse persone; si mette su famiglia, si vedono gli amici in giorni prefissati perchè trovare tempo libero tutti assieme diventa sempre più difficile, e così via...
Ogni giorno assomiglia a quello successivo, ogni fine settimana a quello successivo, ogni anno a quello successivo... Ma la stabilità e il senso di sicurezza dati da un sistema di vita che tende ad una ciclicità ritmicamente regolare si pagano con un minor numero di fotografie nell'album della memoria... Ed è proprio questo che causa la SAT!

Se negli ultimi cinque anni abbiamo fatto più o meno le stesse cose tutti i giorni, quando li passiamo in rassegna con la mente, non riusciamo a trovare un numero sufficiente di ricordi diversi per "sentire" che sono stati in effetti cinque anni, e così ci sembra sia trascorso un tempo molto più breve. Ci sembra che quegli anni siano "volati", e ci sentiamo come fossimo stati derubati del nostro tempo. Siamo preda della SAT.

Ecco che,
scoperte2 le cause, abbiamo anche le chiavi per una "cura". Purtoppo si tratta di una cura di carattere preventivo: non è possibile alterare la percezione soggettiva di anni già trascorsi.
Si può invece cercare di rendere la propria vita più varia, stimolante e interessante possibile. La cosa più importante comunque è la varietà. Esperienze diverse meritano fotografie nell'album della memoria, e aiutano a mantenere una percezione corretta del tempo trascorso. Esagerando nel verso opposto è persino possibile ottenere l'effetto contrario a quello della SAT: un periodo di tempo breve ma denso di cambiamenti e di esperienze ci sembrerà più lungo di quanto testimonia il calendario. (I lettori che non disdegnano formule e termini più "tecnici", possono dare un'occhiata
qui4).
E' assolutamente neccessario evitare che la nostra vita si trasformi in routine, se vogliamo evitare in futuro di essere vittime della SAT. Sono pertanto fortemente consigliabili le seguenti iniziative (fornite come esempio):

- coltivare
hobbies3, meglio se tanti e diversissimi tra loro;
- viaggiare molto, in italia o all'estero: l'importante è "cambiare aria" per brevi periodi ma frequentemente;
- riprendere contatto con persone che non si vedono da molto tempo, anche solo per fare due chiacchiere (i vecchi compagni di scuola ad esempio);
- guardare meno la televisione e utilizzare il tempo così recuperato per fare qualcosa di nuovo;

Se vi sembra di non avere abbastanza tempo per fare cose come queste, cercate di esaminare obiettivamente la vostra giornata-tipo alla ricerca di azioni che compite tutti i giorni e delle quali non avete realmente bisogno, ma che fate solamente per abitudine. Guardare per ore la televisione o leggere il giornale da cima a fondo, anche gli articoli più insulsi, sono due esempi. Il sabato mattina e la domenica mattina cosa fate? Restate a letto diverse ore anche se siete già svegli? Andando a letto un'ora prima la sera precedente potreste recuperare due ore il mattino dopo.

Ricordate che rendere la vostra vita più varia e interessante gioverà a voi in primo luogo, pertanto il tempo e le energie che dedicherete a questo scopo saranno senza dubbio ben spesi. La prevenzione è l'unica cura!

Massimo Borri

1
SAT: Sindrome da Accelerazione Temporale. Acronimo inventato dall'autore per sintetizzare in una sola parola l'insieme di sensazioni di cui si parla in questo articolo.

2
Vi ricordo che state leggendo solo una teoria elaborata dal sottoscritto ...

3
Giocare di Ruolo, collezionare qualcosa, imparare a suonare uno strumento, praticare uno sport, dipingere, scattare fotografie (nel vero senso del termine...) imparare una lingua straniera, giocare a qualunque tipo di gioco, ecc...

4
Se poniamo uguale a 1 la velocità con la quale scorre il tempo oggettivo, avremo che la velocità apparente v con cui viviamo il tempo soggettivo è solitamente >1 (siamo in regime di SAT) oppure <1 (percezione del tempo dilatata).
Possiamo dire che la frequenza di campionamento dei ricordi è inversamente proporzionale alla velocità del tempo soggettiva "v". Se definiamo M come il numero di eventi registrati nella memoria in un anno di tempo oggettivo, avremo che:

v * M = k

dove k è una costante positiva.
E' evidente che se vogliamo minimizzare v occorre massimizzare M, ovvero aumentare la frequenza di campionamento dei ricordi.

 
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:: Massimo Borri
Massimo Borri, nato il 6 marzo 1971, diplomato alla Scuola di Informatica dell’Università di Modena, attualmente lavora come referente informatico per la stessa università, presso il Dipartimento di Chirurgia della facoltà di Medicina. Si occupa principalmente di fotografia, video editing e grafica 2D e 3D (con Blender 3D), oltre che di consulenza informatica a tutto campo. Innamorato profondamente del Giappone e di tutti gli aspetti della sua cultura, ha come hobby lo studio della lingua giapponese. Adora il gioco del Go con cui cimenta regolarmente assieme agli amici del Go Club del Tortellino. Ama il blues e il rock anni ’70, leggere e disegnare fumetti, il cinema e la letteratura di fantascienza, i giochi di ruolo. Ha scoperto nei libri di Thich Nhat Hanh il volto umano del buddhismo. Si interessa di filosofie orientali, arti marziali (ha praticato karate, taijiquan, kali) e in generale di tutto ciò che porta equilibrio e serenità. Per KULT ha curato in passato le sezioni dedicate a fumetti e animazione giapponesi e alla lingua del sol levante; attualmente scrive recensioni di applicazioni per Ipad.
 
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