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2001
25
Mar

Berlino

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Berlino

Beh, è tutto vero: sono stato alla Berlinale come inviato stampa di Kult, ne ho le prove.
Non erano molti i giornalisti italiani presenti al festival, o meglio c'erano tutti quelli delle maggiori testate editoriali e televisive, ma di "pionieri" come l'inviato di Kult non c'era nessuno, ve lo giuro. L'arrivo è stato emozionante, un altro festival certo ma all'estero, in una città sempre nuova che pian piano sta salendo alla ribalta: Berlino. Berlino ed il muro che non c'è più, Berlino e l'immenso cantiere aperto nel suo cuore, Berlino e i tedeschi, e i tedeschi dell'Ovest, e i tedeschi dell'Est, e i turchi, e i turisti, e i giornalisti, Berlino ed il suo Festival di anno in anno sempre più importante per la sua collocazione a ridosso degli Oscar hollywoodiani. L'arrivo è diretto alla nuova Potsdamer Platz, sede del Festival e di una decina di sale cinematografiche interamente dedicate alla manifestazione. Potsdamer Platz è un concentrato di edifici moderni, uno dei quali è proprio il "Berlinale Palast", il palazzo della Berlinale. Il confronto con Venezia è inevitabile e si ravviva ad ogni nuova scoperta berlinese. Il Berlinale Palast ospita una sala grandissima e comodissima, dedicata alle proiezioni dei film in concorso e degli eventi speciali che culminano con la versione integrale di "2001: odissea nello spazio". L'ufficio stampa è piccolo ma funzionale (i computer però sono troppo pochi…) e la notizia più bella è l'acqua gratis offerta dalla Evian, dato che l'acqua qui è poco buona e costa più della birra!
Il primo pomeriggio, sabato 10, è passato a capire come organizzarsi nei prossimi giorni perché l'accredito stampa non è onnipotente come al Lido e si deve tenere marcato il calendario e la disponibilità di biglietti per vedere quello ciò si vuole. Io, comunque, ho fatto in modo di vedere i film in concorso e quello che riuscivo a capire (fortunatamente la lingua del festival è l'inglese). Aspettavo con impazienza di vedere il clima in sala, tanto per fare l'enessimo confronto con Venezia, e mi sono trovato in mezzo ad un pubblico, anche pagante, molto variegato per nazionalità, tranquillo ed apparentemente un po' distaccato dal fillm. Spesso ad ogni proiezione era possibile notare studenti o lavoratori della stessa nazione d'origine del film proiettato che, entusiasti fin dai titoli di testa, ritrovavano un paesaggio o le parole di casa. Pochi applausi, anche ai film più brillanti e convincenti, pochi "buu" anche alle schifezze manifeste. Al termine del film un uscita composta e silenziosa fra quasi rimpiangere l'Italia che appare più coinvolta ed interessata alle proiezioni ma forse è solo più chiacchierona e "caciarona".
Il festival di Berlino si compone dei film in concorso, di alcune sezioni, tutte interessanti, come Forum che dopo il film prevedevano un incontro immediato col regista e i protagonisti del film appena visto, Panorama Dokument dedicata a cine-documentari, la retrospettiva su Fritz Lang, vero regista culto del cinema tedesco e mondiale, fuggito dalla Germania durante il regime nazista e subito adottato da Hollywood dove continuerà a produrre capolavori, alcuni eventi come la proiezioni di "Hannibal" o "Enemy at the gates" di Jean-Jaques Annaud.
Lo so, è un brutto articolo ma è stato scritto a "pezzi e bocconi", come si suol dire, travolto dall'emozione, al freddo dei venti germanici, sazio di panini, privato dei contanti. Ho voluto lasciare il realismo della scrittura in diretta, dell'impeto ispirato. O no?
E non crediate che quei bei articoloni lunghi e motivati che leggete su quotidiani siano ponderati. Io li ho visti coi miei occhi: i "veri" giornalisti guardano la metà dei film sui quali poi scrivono, basandosi sui lanci delle agenzie stampa delle case di produzione. I "veri" giornalisti si scambiano gli articoli l'un l'altro e poi li infioriscono per proprio conto. I "veri" giornalisti


Michele Benatti
 
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:: Michele Benatti
Michele Benatti, Nasce nel 1970 tra le bonifiche ferraresi ma cresce in provincia di Reggio Emilia tra le ciminiere delle ceramiche castellaranesi. Un'insana passione per l'informatica lo porta addirittura alla laurea breve ma si dice che abbia sbagliato mestiere. Appassionato spettatore di cinema extrastatunitense e di letture slave, matura col tempo una capacità critica tale da poterne addirittura scrivere. Estroverso ma timido, miope ma acuto, pallido ma sanguigno sono le caratteristiche di Michele Benatti.
 
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