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2010
24
Giu

Intervista con Micol Martinez

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Micol Martinez è cantautrice, dj per noti locali, attrice e pittrice. Tra le sue esperienze si annoverano gli opening act per Max Gazzè e Cristina Donà, collaborazioni per l'album "Storia di Caino" di Cesare Basile (Urtovox, 2008), per Dave Muldoon nell'album "Little boy blue" e per Garbo. Ha partecipato ai videoclip di Negrita, La Crus, Solidamor, Fabrizio Coppola. Nel 2007 ha interpretato il suo primo film come protagonista in "Tagliare le parti in grigio" di Vittorio Rifranti. "Copenhagen" è il suo primo disco (Discipline/Bla Bla Bla/Venus).
 
 
Micol Martinez : voce, cori
Cesare Basile: chitarre, piano, batteria, banjo, cori, glockenspiel, kalimba
Luca Recchia: basso, tastiere, shiruti, cori, pianoforte
Alberto Turra: chitarre
Roberto Dell'Era: basso
Enrico Gabrielli: piano, fiati
Alessio Russo: batteria
Rodrigo D'Erasmo: violino
Fabio Rondanini: batteria
Produzione artistica: Cesare Basile con la partecipazione di Luca Recchia
Testi e Musiche: Micola Martinez, tranne 2, 7 e 8 (Martineza-Basile), 5 (Martinez-Fraticelli)
Registrazioni: Luca Recchia e Guido Andreani prezzo Carezza Studio
Missaggi: Guido Andreani e Cesare Basile presso Fm Studio
Progetto grafico: Micol Martinex e Robert Herzig. Disegni di Roberto Herzig.
Foto retro: Anna Limosani
Produzione esecutiva: Micol Martinez, Francesco Mormile e Luca Urbani per Discipline

Titoli:
Copenhagen
Mercanti di parole
Il vino dei ciliegi
Stupore
Il cielo (primo singolo in rotazione radiofonica)
A guado
Testamento biologico
L'ultima notte
Donna di fiori 

 
Davide
Ciao Micol. Prima di saperne di più, ho ascoltato "Copenhagen" e ho pensato che non potesse trattarsi di un disco d'esordio. Invece lo è, anche se in effetti proprio esordiente non sei. Notevole… Non soltanto per l'esecuzione e gli arrangiamenti, ma nondimeno per l'incisività e la bellezza delle tue canzoni, il modo penetrante che hai di interpretarle. Le tue competenze oggi certo dipendono anche da quel che hai fatto prima, un bel numero di esperienze accanto a professionisti di indubbio valore e spessore artistico. Quali sono state le tappe per te più importanti come cantautrice?
 
Micol
Ciao. Grazie! È stato un processo molto lento. Scrivo da quando ero bambina ma a causa di una forte insicurezza nessuno aveva mai sentito le mie canzoni fino a sei anni fa. Le tappe coincidono quindi con il lento abbattimento di quell'insicurezza: lo studio di recitazione è stata la prima tappa; la seconda è stata l'incontro con alcune persone a cui ho avuto il "coraggio" di far ascoltare alcuni miei brani; la terza l'incontro con altre persone dell'ambiente musicale indipendente italiano con cui ho cominciato a collaborare musicalmente.  
 
Davide
L'album è uscito il 29 gennaio 2010. Oltre alle ottime recensioni finora ottenute, cosa è successo nei cinque mesi dopo fino ad oggi?
 
Micol
Sono molto felice delle recensioni uscite fino ad ora. Speravo che l'album fosse recepito come un lavoro sincero nato da una reale esigenza espressiva e così è stato. 
Cos'è successo fino ad ora… mille interviste, tanti riconoscimenti a livello di stampa, una manciata di concerti.
Ho anche avuto l'occasione di essere invitata, per "testamento biologico", ad una trasmissione dove ho potuto conoscere Beppino Englaro. La sensazione di poter a mio modo essere utile supportando una causa in cui credo è stata una delle cose più belle accadute in questo periodo. Parallelamente al supporto di tante persone – dai giornalisti che su stampa o radio, come te, mi hanno dato la possibilità di esprimermi, a colleghi musicisti che mi sostengono, come mi appoggia incondizionatamente la mia etichetta (Discipline) – ho avuto anche l'occasione di vedere il lato buio di questo mondo; quello di squali poco professionali e inaspettate invidie. Ma questo è il mondo. È l'essere umano nelle sue mille sfaccettature. Magari nel prossimo album parlerò anche di questo.
 
Davide
Considerata l'esperienza di chi ha suonato con te, quali sono stati i consigli più importanti che hai ricevuto dai musicisti e dalla produzione? Quali hai preferito non seguire per restare fedele alle tue idee di partenza?
 
Micol              
Ho cominciato il lavoro sul primo disco molto tempo fa con persone molto belle umanamente, e che tutt'ora ringrazio per il loro apporto, ma che avevano idee poco coincidenti con la mia scrittura. Su un progetto come il mio, il concetto di "singolo con il ritornello che apre" e "testo comprensibile a tutti se no non lo passano in radio" non funziona ed inizialmente è stato addirittura distruttivo: mi portava a bloccarmi sulla scrittura ancora prima di cominciare (ho poi buttato il 90% di quello che scrivevo allora). Quindi questo è quello che ho preferito non seguire.
Ho invece seguito i consigli di Cesare Basile, Luca Recchia e delle persone che hanno lavorato su "Copenhagen": verso una totale onestà in scrittura – nessuno di loro mi ha insegnato a scrivere, semmai mi hanno spronata continuamente ad un approccio puro alla scrittura -  e verso "L'Ascolto" della canzone, che è quello che più è necessario per capire come interpretare la stessa.  Durante le registrazioni mi hanno consigliata in tutto: ho davvero imparato molto.
 
Davide
Parliamo del titolo. Copenhagen, ovvero il porto dei mercanti, come è nel significato del nome della capitale danese… Perché hai intitolato questo album a Copenhagen e come ti poni tu rispetto al rapporto tra arte e commercio oggi, in un tempo e in un paese dove soprattutto la musica ormai si considera patrimonio gratuito di tutti?
 
Micol
La scelta di "Copenhagen" come titolo dell'album è per una ragione fonetica,  per una ragione personale (una persona a cui ero legata in quel periodo era nella città danese), perché è una canzone contenuta nell'album, perché apre ad un immaginario molto forte, perché il disco è incentrato su dinamiche umane: il porto dei mercanti, tu stesso mi suggerisci la risposta… è proprio così.
Per quello che riguarda il come mi pongo di fronte ad arte e commercio: la musica è vita e deve essere patrimonio di tutti. Questo non vuol dire che non debba esserne  riconosciuto il valore. In questo momento purtroppo, mi pare le cose vadano esattamente in questa direzione.
Mi dai una decina di pagine per parlarne? Meglio di no; temo di diventare logorroica, ipercritica e…  anche un po' antipatica.
 
Davide
Tutte le pagine che vuoi, quando vuoi.
È stata la mia primissima impressione… C'è qualcosa della maturità artistica di Nada nelle tue canzoni? Quali artisti ti porti ormai indelebilmente dentro?
 
Micol
Ammetto di non conoscere tutto il lavoro di Nada ma apprezzo tantissimo quel poco - rispetto alla sua lunga carriera -  che conosco.
Non so perché. Forse è solo un caso ma ho sempre seguito la musica di artiste donne straniere.
Vedo comunque in Nada un'artista che non è scesa a compromessi, che ha fatto con onestà, coerenza, professionalità e sensibilità il suo lavoro, rispettandolo e rispettandosi quindi come donna e artista.
Ci sono altri casi simili, ma sempre più rari. Lei, davvero,  potrebbe essere per me un esempio.
Gli artisti che mi sono rimasti dentro indelebilmente sono moltissimi e per ragioni diverse. Sarebbe un elenco infinito… o tutti o nessuno. Mhm… anche qui… hai qualche paginetta in più da lasciarmi?
 
Davide
Nonostante l'enorme lavoro di ricerca di tutto il Novecento, preconizato e auspicato da Eduard Hanslick, per oggettivare l'estetica musicale e distaccarla dal soggetto senziente, il bello musicale continua a essere dai più considerato dal lato dell'impressione soggettiva che esso produce, con il compito, quindi, di dover agire sui sentimenti dell'uomo, più che sull'intelletto da un punto di vista concettuale e oggettivo. In primo luogo si stabilisce come scopo e destinazione della musica il dover suscitare (bei) sentimenti o (belle) emozioni. Cosa invece stabilisci tu come scopo e destinazione della tua musica? Cos'è per te il bello musicale?
 
Micol
Il mio approccio alla musica, del tutto intuitivo, non prevede una finalizzazione a priori della stessa, nemmeno se lo scopo fosse la bellezza oggettiva. L'uomo in quanto tale "tende" alla bellezza oggettiva, un continuo desiderio ed una continua tensione verso l'"alto" (rimasugli di scuola mi ricordano che desiderio significa distanza dalle stelle).  Il bello sta in quella distanza e in quella tensione.  Vorrei riuscire in musica a "sostenere" questo pensiero. In realtà, già riuscire a creare quella coincidenza perfetta tra musica - parola - concetto - immagini è un buon punto di partenza tanto quanto riuscire a toccare quei punti comuni in tutti gli uomini. Per riuscirci, la forma ha un fortissimo valore. Lo scopo sarebbe raggiungere quell'altezza che ti permette di trovare un linguaggio universale oggettivo. Mi sento così "piccola" in questo senso… faccio quel che posso. Mi piace l'idea di portare ad altri emozioni e permettere loro di riconoscersi in esse, magari offrire punti di vista diversi, o poter addirittura far riflettere qualcuno a proposito di un tema o un altro. Magari arricchire… in un modo o nell'altro. Ma non ci penso, scrivo perché ne ho bisogno, perché è una necessità quasi feroce. 
 
Davide
Tuo e di Robert Herzig il progetto grafico del cd, mentre i disegni del booklet sono di Herzig. Vorrei saperne di più della Micol pittrice. Ci puoi donare, da riprodurre qui e ora, una delle tue opere che ritieni la tua migliore e rappresentativa? Quali pittori o correnti ami in particolare? Che tipo di ricerche conduci in ambito pittorico?
 
Micol
Purtroppo l'insicurezza di cui parlavo all'inizio resta latente, e se in musica, attraverso il lavoro costante e l'applicazione, è quasi svanita, non lo è ad esempio in pittura. Mi è sempre piaciuto dipingere, ma solo le mie amiche più care hanno visto qualcosa. Da anni non dipingo. Quello che ho fatto credo sia da qualche parte a casa dei miei, se non è stato disperso nei vari traslochi. Qualche amico ha un mio quadretto appeso in casa. A me non è rimasto niente.
Ho una nonna pittrice. In casa mia a Milano le pareti sono coperte di qualche sua opera originale e copie di Van Gogh, Picasso, Hopper e Gauguin che ho chiesto a lei di riprodurre perché li amo molto. Un piccolo museo sul  Naviglio. La mia tana
 
Davide
Che bel testo hai scritto ne "Il testamento biologico"… Sarebbe fantastico vivere in un mondo idealisticamente desiderabile per tutti, in una utopia globale il più possibile senza sofferenze e oscurità, ma le stesse utopie (secondo i valori di chi?), per funzionare, diventano terrificanti distopie. Occorre anche a te di avere un po' di caos per partorire una stella danzante? Quale funzione ti piacerebbe o pensi di assegnare alla tua musica per l'arricchimento tuo personale e di chi la riceve?
 
Micol
Sì, ho bisogno del caos ma non devo sforzarmi per cercarlo.  Basta guardarsi dentro e dare un occhiata al "fuori".
Non assegno alcuna funzione alla mia musica. Mi auguro mi accompagni sempre; ci arricchiamo vicendevolmente, come buone compagne di viaggio.  Se poi accompagnerà altre persone, tanto meglio.
 
Davide
Cosa farai adesso?
 
Micol
Mi dedico alla risoluzione di qualche problema lavorativo riguardante il settore live (purtroppo sono incappata in passato in persone poco oneste quindi ora cerco di risolvere); provo ad inventarmi modi per gestire il comune problema della "sopravvivenza" (la settimana scorsa ho suonato ad un matrimonio… ci sta); continuo a scrivere, ma questo viene naturalmente; mi organizzo per fare un po' di vacanze in Sicilia, visto che sarò lì per qualche concerto e DJ Set.
 
Davide
Dante disse che tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. Quali per te?
 
Micol
Il vino. Soprattutto rosso.
Rosso … Rosso…
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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