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1999
25
Gen

Voci che sussurrano

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Voci che sussurrano

Buon Anno! Dopo qualche giorno di vacanza passati chi in giro, chi in famiglia, cosa di meglio di un buon numero di KULT, magari con una ricca sezione SUSSURRI?
Beh, lo so che la lista è lunga... ma già che siete qua, forse vale la pena che proseguiate la lettura, e non vi perdiate quanto è stato preparato per voi in questo primo numero dell'anno. Ma prima di lasciarvi alle poesie e ai racconti vi ricordo di non perdervi il sito Racconti1 e1 Letteratura1 gestito da Raffaele Gambigliani Zoccoli e da molti altri redattori, anche perché, nel loro prossimo numero ci sarà anche un articolo su WebKULT, scritto dal nostro Fabrizio Guicciardi.


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Il primo spazio all'interno di SUSSURRI per questo mese, e per molti a seguire è stato dedicato a Centosessanta. Pensato e creato da Enrico Miglino (autore tra l'altro del bellissimo racconto Francesco proposto sulle nostre pagine qualche mese fa) questo spazio raccoglierà poesie che possono essere inviate in giro attraverso SMS2. L'idea è tanto semplice quanto geniale: il limite imposto da questo economico sistema di utilizzo dei cellulari è appunto centosessanta caratteri... pochi dite voi... beh, abbastanza per dare la possibilità ad una mente allenata di creare poesia... e quale migliore modo di unire appunto poesia e tecnologia, se non questo? Le brevi "chicche" che questo autore vi mette a disposizione condensano emozioni, immagini, pensieri in poche parole, dimostrandovi una volta in più che in molti casi "size doesn't matter"... e che l'arte dello scrivere è uno di questi.

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Anche questo mese Carlo Borsari arricchisce il nostro spazio letterario con un suo testo: Per l'ansia dei miei ricordi. Come già detto il mese scorso, lo stile di questo autore è molto particolare, e nelle sue strofe si riesce più a cogliere la singola sensazione, il singolo momento, che lo scheletro della narrazione. Il compito di ricostruire quest'ultimo, in questo caso piacevole e complesso insieme, è per il lettore un modo di immergersi maggiormente nelle trame che il singolare ritmo e la cura di ogni immagine riempiono di forza visiva ed espressiva.

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Ritengo che ogni poeta, ed è un poeta chiunque si dischiuda - anche per una sola volta - allo scrivere in versi, abbia scritto o almeno pensato di scrivere un brano come quello che Mario Frighi ci offre in questo gennaio. Sono fatto così è un canto a se stesso e su se stesso, un piccolo e brillante autoritratto spirituale che racchiude molto di quello che si è intuito di Mario attraverso i testi pubblicati: il suo ondeggiare tra la poesia e la realtà, il suo voler scoprire ed essere scoperto. Anche in questo caso, in pochi versi, si ritrova la luce e la "felicità" dello scrivere semplice, senza troppi fronzoli, ma con quel qualcosa in più che fa ammiccare all'autore, e venir voglia di ritrovarlo ancora.

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Quella che proponiamo è probabilmente una delle più complesse poesie di Fabrizio Cerfogli, tra tutte quelle che, ormai da tempo, abbiamo il piacere di ritrovare su queste pagine. Destino è un opera che va sicuramente letta prima "al buio", per cercare di intuire, di cogliere ciò che questi versi, pesati e precisi, nascondo. Una metafora della vita si cela forse tra le righe: l'improvvisa e inaspettata sofferenza, l'inattesa scoperta di riuscire comunque ad andare avanti, la finale domanda "avanti, ma perché?". E tutto questo appoggiato su una vicenda reale (un gattino cieco, colpito da un pallone in un campo giochi), e tutto questo arrangiato sulle note di una prosa delicata ma puntuale. Come al solito, una buona prova di questo autore che, a differenza dei precedenti, fonde la narrazione alle strofe, ottenendo una giostra di emozioni difficilmente trascurabile.

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Chiude l'ottima zona dedicata alla poesia un freschissimo e gradevole piccolo canto: Libertà di MeT. Una descrizione ricca e coinvolgente di un luogo, compiuta con un tratteggio semplice semplice, apre questo testo, facendo volare l'immaginazione del lettore verso altri spazi. "Lascia che la mente si liberi" incita l'autore a chi si avvicina lui, e l'immediatezza di ciò che propone invita in effetti a sciogliersi a perdersi nelle sue poche parole. Lui è già là, ci ricorda.
E chi non avrebbe voglia di raggiungerlo?

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Aprire la sezione racconti di SUSSURRI il primo numero dell'anno con un racconto di Raffaele Gambigliani Zoccoli è un piacere sottile che mi compiaccio di poter dividere con voi. A distanza di qualche mese dal suo ultimo testo, ecco che una delle più amate presenze su queste pagine ci propone Bambine e babbione. Titolo dal gusto tutto italiano che si addice solo in parte a questo viaggio - interiore e no - che il protagonista compie. L'insoddisfazione di sé, della propria vita, focalizzata su qualche scelta, su qualche singolo episodio che continua a far rimuginare, porta l'io narrante a cercare di ripercorrere parte della propria vita in un vagare tra quella parte di mondo che è pregna di ricordi. E il passato si fonde con il presente in più di un modo. E una donna in particolare lo accompagna come compianto. E questa corsa senza meta, e questa fuga - ma da cosa? - si giustifica da sola, in una realtà che trasla in sogno.
Il testo, malinconico, moderno, ironico è sicuramente da non perdere.

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Ecco, come promesso, un altro brano tratto dai testi del valdostano Hogami Kendo. Un brano che dimostra che le coincidenze non sono rare. Morte (tratto dal libro "31/12/1989") è un breve passaggio scelto e trascritto prima dell'arrivo di Bambine e babbione, che ha più che un punto in sintonia con quello di Gambigliani. Nonostante il titolo, infatti, non è la morte fisica, non solo almeno, l'argomento cardine di questa riflessione. La morte è tante cose, ricorda l'autore, con uno stile e una prosa che - come già dissi quando pubblicammo il primo brano - sa essere tanto diretta da diventare splendida. E la morte è il vivere male. Lo sbagliare un giorno, un'ora, un minuto. Una singola risposta che si vorrebbe non aver mai dato. E' una donna, di cui non ci si ricorda più il volto, ma che comunque è ancora lì, in fondo al cuore. Il lavoro che non piace. Tutto.
La differenza con il testo di Gambigliani - stile a parte - comunque c'è. Kendo dice tra le righe "non c'è speranza". Non c'è un viaggio da compiere per redimersi. Il suo tono, il suo messaggio è totalmente annichilante. Forte e vivo per questo. Per questo grido, senza convinzione, che non porterà nulla.

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Parla sempre di ricordi anche un ulteriore testo, Memorie, che con la sua presenza ci rinnova il piacere di avere una volta ancora tra noi Damiana3 Guerra3. Ma in questo caso, le memorie, non sono sommarie sulla vita intera, ma si muovono su un fatto specifico che sembra essere un trasloco. Sembra essere l'allontanamento dal luogo in cui si è vissuti, con la conseguente perdita di quella parte di identità che si fonda sugli affetti, sul conoscere le cose, sul sentirsi in qualche modo in un nido. A casa. Il viaggio mentale è notevole. Il fantasma dell'io narrante vaga tra i luoghi del passato - nella vecchia casa - riscoprendo, ricordando. Accorgendosi che i ricordi non muoiono. O forse semplicemente siamo noi a non lasciarli mai andare del tutto.
Si vive quindi con tante piccole "tragedie" dentro al cuore. Ma con gli anni, dice l'autrice, i nuovi affetti, pur non cancellando quelli precedenti, riescono ad acquistare valore e calore.

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Tre ragazzi e una ragazza di tredici anni, la scuola quasi alla fine, un pomeriggio da passare, una casa "maledetta", una piccola sfida. Questi sono gli elementi che troverete in Mark 2 - 10 di Marco Giorgini. Il racconto (che un po' a forza lo si potrebbe classificare come "horror") è un richiamo a classici del genere, e la narrazione in prima persona del protagonista di allora (cinque anni dopo) aggiunge spezie alla piccola tensione che il lettore accumula man mano che la domanda principale passa da "che cosa è successo allora?" a "cosa sta per capitare, adesso?".

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Sono stato un po' crudele a lasciarvi con il fiato sospeso, lo so. Ma vi assicuro che l'attesa valeva la pena. E non potrete non essere d'accordo con me non appena inizierete a leggere L'enigma di Q (II) di Claudio Caridi. Dove eravamo rimasti? Ah, sì, Spock era in prigione, e rischiava di essere ucciso. Il futuro della terra era sconvolto da un avvenimento capitato durante una missione di Kirk e soci, e un ancora giovane Scott si era unito a Picard per risistemare le cose. Non vi basta?
Beh, io non voglio svelarvi altro... e ho anche deciso di non spezzare ulteriormente la splendida storia del nostro "sceneggiatore" offrendovi quindi una buona mezz'ora almeno di ottima fantascienza d'azione - ambientata nel sempre verde universo di Star Trek.
La trama, e il finale, non vi deluderanno... come ormai è consuetudine nelle opere di Claudio... e una volta terminata la lettura vi invito a riprendere in mano la puntata della serie classica da cui tutto ha preso il via. Almeno nell'attesa che questo autore ci stupisca ancora con le sue avventure.

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Rinnovo l'invito, già espresso nel numero scorso: se vi interessa vedere pubblicati i vostri testi, inviateli. Siamo sempre interessati a nuovi racconti o poesie. O a scritti di altra natura.
Pensateci, e, intanto, buona lettura...

Marco Giorgini

1
http://www.geocities.com/soho/cafè/2209/letteratura.htm

2
Short Message System, ovvero "sistema di messaggi brevi"... termine che chi di voi ha familiarità con i telefoni cellulari non dovrebbe faticare ad interpretare...

3
vincitrice del concorso di Holden dello scorso anno, nella sezione testi - giovani

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini è nato a Modena il 21 Agosto 1971 e lavora come responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press; ha tenuto conferenze, e contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden''. Da marzo 2005 è autore di una striscia a fumetti sul mondo degli esordienti chiamata Kurt.
MAIL: marco@kultunderground.org
WEB:
www.kurtcomics.com
 
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