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2010
23
Mag

Storia di un giudice - Francesco Cascini

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Nel far west della Ndrangheta
Pagg.175 Euro 15,50
Einaudi Editore
 
Un giovane d 25 anni ha superato il concorso in magistratura e deve scegliere, per ultimo, la sede dove andare a svolgere il ruolo di giudice. Le sedi rimaste libere sono quelle di Locri, Gela e Nicosia, sedi disagiate dove i magistrati vanno a lavorare in attesa di una domanda di trasferimento che li assegni  in una Procura vicino la città dove abitano. E' quello che è successo all'autore, attualmente direttore dell'ufficio ispettivo presso il dipartimento dell'amministrazione giudiziaria, che ha scelto di andare a lavorare a Locri. Un " giudice ragazzino" come li definì l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che si trova catapultato in una città  e in una realtà diverse dalla propria  cultura. Cascini cerca di lavorare nel migliore dei modi, ma deve affrontare l'omertà della gente,  le titubanze del Procuratore Capo di fronte alle sue inchieste giudiziarie, la faida delle famiglie Cataldo e Calì che semina morte e   paura fra la gente, "quella paura che riporta nel fosso una comunità  che tenta di uscire, che riallinea tutti, che stabilisce le regole del potere,del più forte".Lo scrittore-giudice ci descrive una realtà dove è difficile operare,  ma , non appena si presenta l'opportunità di essere trasferito, non presenta la domanda. Rimane a Locri per cinque anni non perché vuole fare l'eroe,ma perché vuole concretamente applicare i principi di giustizia imparati sui testi giuridici. Circondato dall'affetto degli amici  Ettore e Carmen  e dei colleghi Roberto, Valter, Gioconda, Antonella , tutti, come lo scrittore, giovani magistrati, dà vita ad una serie di indagini che riguardano l'ospedale,  la falsa assunzione di braccianti agricoli, gli omicidi perpetrati , convinto che "la vera ndrangheta non è solo quella che spara o che fa le estorsioni, ma quella dei soldi, degli investimenti, della politica, dell'economia e del potere  e si rende conto che , in Calabria,  il mondo è al contrario e si regge su regole diverse Tenace, nonostante le oggettive difficoltà, si rende conto di avere fallito, di avere perso , . mi stavo abituando a perdere  , scrive, a ricorrere all'uso del Vicks per superare l'odore dei morti e delle autopsie, ma il giudizio di  Cascini sulla sua esperienza nella Locride non é solo negativo. Vi sono, di positivo,  i giovani colleghi, la bellezza di un mare non inquinato, la sabbia bianca,  Belvedere,il paese dove abita la donna e dove si rifugia in cerca di una tranquillità , gli amici, esponenti delle forze dell'ordine come i due carabinieri che lo aiutano nell'indagine sull'ospedale, i finanzieri sottoposti ad estenuanti turni per qualche migliaio di euro e parte della popolazione che vuole far trionfare la verità e la giustizia. Cascini, oltre a tratteggiare  molto bene personaggi, come Memo "il folle del paese" e situazioni, ha il dono di una scrittura molto poetica, dolce, musicale con la quale riesce magistralmente a mescolare vicende collettive, il lavoro di giudice e della Procura, con quelle private( il rapporto troncato con Rita, l'incontro con Nicoletta, l'attuale moglie). Cascini lascia la Locride,ma il messaggio che ci trasmette lascia spazio alla speranza. La giustizia, lascia intendere,  può trionfare in una terra dominata dalla ndrangheta. Basta  crederci.
 
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:: Giuseppe Petralia
Pubblicista iscritto all'Ordine dal 1984. Sposato, due figli, 47 anni, dipendente del comune di Trapani. Svolge, dal 1981, il ruolo di corrispondente da Partanna (Trapani) per il ''Giornale di Sicilia'', collabora al sito libri.brik.it, cura una pagina di libri sul periodico ''Il Belice'', ha collaborato al sito, oggi chiuso, della scrittrice Francesca Mazzucato e alla rubrica ''I libri della settimana'' curata da Giancarlo Macaluso sul sito de ''Il Sicilia'' anch'esso chiuso. Non si considera un critico letterario, solo una persona che ama i libri.
 
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