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1999
25
Ott

Il dono

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IL DONO

E' un uomo alto, dall'aspetto sterile, si chiama S. e sta per entrare nel mio scompartimento.
"Salve mi chiamo..."
"Si, lo so. Si sieda pure, fuori piove."
"Sei diretta a Bari?"
"No!" Mi tocco in tasca...
"Neanch'io. Però, hai delle sorelle?"
"No!" trovo una penna...
"Neanch'io. Ami gli animali?"
"Si!" la metto in borsa assieme alle altre.
"Io sono cacciatore."
Fuori continua a piovere. Gli alberi si alternano alle case, le luci si fanno rade.
"Quanti anni hai? Sedici, diciassette o siamo coetanei?"
"Forse..."
Si sistema il berretto di feltro specchiandosi tra Torino ed Asti.
"Sono bello io? Mi hanno detto che ho dei begl'occhi!"
"Biglietti prego."
S. estrae dalla tasca una fionda di pelle calibro 45 con biglie d'argento del 1
1/2 che colpiscono alla tempia sinistra il Controllore.
"Non mi piacciono i gatti!"
Raccolgo la penna perduta dal felino e ripongo il biglietto.
"Cosa pensi di me?"
"Come faccio a dirlo non ti conosco,"
"Allora sono intelligente?"
"Come faccio a dirlo non ti conosco,"
"Sono una persona davvero interessante?"
"Come faccio a dirlo non ti conosco,"
Fuori continua a piovere. Gli alberi si alternano alle case, le luci si fanno rade.
"Vuoi sapere il mio hobby?"
"..."
"Cacciare i cinghiali. Non li uccido perché ho bisogno di mangiare, non m'interessa portare a casa la carne, mi piace lo scontro, mi piace vederli cadere a terra morti."
"..."
"Non sarai musulmana?"
"Biglietti prego."
Il laccio della fionda è teso, la biglia esplode, "Non mi piacciono i gatti!" raccolgo la penna del Controllore.
"Vuoi un panino? Ne ho diversi...lo preferisci con carne di tasso, che non tutti i cacciatori mangiano, d'istrice tenera-tenera o... scoiattolo? Per fare questo panino ne ho dovuti uccidere tre, perché una volta tolta la testa e la pelle rimane ben poco,"
"Veramente..."
"puoi fidarti li ha cucinati mia madre, è un gran cuoca, sai lei lavorava alle poste; li prende, li apre nel petto e li dissangua, tenendone un po' per il sugo, ne toglie la pelle e li fa bollire con qualche verdura. Sono squisiti, vuoi provare?"
"No! Ti ringrazio...non mi sento troppo bene,"
"Sarà a causa della mia bellezza...ma a me non sono mai piaciute le ragazze facili. Io le metto alla prova: dopo un po' di tempo che insistono per uscire con me, glielo concedo, le porto in un posticino tranquillo e li gliela chiedo...se mi dicono subito di si, per me non sono buone, le scarto, perché chissà a quanti altri l'hanno già data, ma se incontrassi un rifiuto, potrei anche sposarla. Certo ogni situazione è diversa, nel nostro caso si potrebbe anche fare l'amore sul treno, in questo vagone e non penserei male di te, tanto poi non ci si rivede più, quindi..."
Fuori continua a piovere. Gli alberi si alternano alle case, le luci si fanno rade.
"Ho notato che non parli molto. E' a causa dei miei splendidi occhi blu? Me lo hanno già detto in molti che sono bellissimi, ho anche vinto un concorso al mio paese, le ragazze volevano uscire tutte con me, ma io so come sono fatte, so cosa cercano...Chi viene a prenderti alla stazione?"
"Ehm...il mio ragazzo!"
"Mia sorella ha la tua età, ma non si permetterebbe mai!"
Driinn! Driinn!
"Scusami...Pronto?"
"Buonasera signorina. Sono il Controllore, ho già visto i biglietti?"
"Maledetti gatti, proprio non li sopporto." Ripone la fionda.
"Pronto...?" la penna rotola sul pavimento, i miei piedi l'arrestano, S. la raccoglie e l'archivia nella borsa.
"Ti faccio vedere una foto della mia famiglia, qui siamo al completo: mamma, papà ex carabiniere, mio fratello maggiore ed il nostro primo cane."
"Non mi hai detto di avere anche una sorella?"
"Si, ma lei non esce mai, circolano strane voci..."
"Che tipo di voci?"
"le solite..." Si alza in piedi e si specchia il bacino.
"Come dicevo questo è il nostro primo cane, lo accudiva mio padre quando era ancora in vita, poi è morto..." Una smorfia di dolore sembra animare il suo sguardo vitreo.
"Mi dispiace molto, quanti anni aveva?"
"Tre!"
"Tre anni? Tuo padre è morto quando aveva tre anni?"
"No! Parlavo del cane! Mio padre lo usava per andare a caccia, l'ha ucciso lui."
"E' tremendo...mi dispiace."
"Ma poi con mio fratello ne abbiamo preso un altro...una cagna."
"Chissà come eravate felici..."
"Anche quello è morto...l'abbiamo ucciso io e mio fratello."
"..."
"Non rendeva a caccia, una femmina rende sempre meno, perché ha sempre il calore. Ma non ha sofferto: le abbiamo messo una corda al collo, mio fratello tirava da un lato ed io dall'altro, questione di cinque minuti ed è morta."
"Ah...!"
"Pensi che sia un mostro?"
Fuori continua a piovere. Gli alberi si alternano alle case, le luci si fanno rade.
"Sono arrivata..." Mi infilo il cappotto, "questa è la mia città..." controllo che le penne ci siano tutte "quindi scendo, me ne vado."
"Mi spiace non averti conosciuto meglio. Mi saluti dal finestrino?"
"Ceeerrrrto!!!"
Mi lascio alle spalle S. e mi trovo davanti il Controllore. "Non mi sembra di aver controllato il suo biglietto!" Mi porge la penna e si butta a terra con la pancia rivolta verso l'alto. Il treno si ferma, io scendo. Ad aspettarmi non vedo nessuno, per fortuna S. non si è affacciato. Finalmente il mio ragazzo scende, come regalo mi ha portato una penna dal cappuccio nero.



Barbara Burgio
 
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