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2010
23
Mar

Unione Africana, modello di nuovo sviluppo

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«Abbiamo imparato a prenderci per mano nell'affrontare sfide comuni
sulla base di valori condivisi morali e spirituali,
che scopriamo, talvolta con gioiosa sorpresa,
ogni volta che apriamo reciprocamente i nostri cuori e le nostre menti»
(Mons. John Olorunfemi Onayekam, Arcivescovo di Abuja - Nigeria)
 
Forse non molti sono a conoscenza che dall'altra parte del Mar Mediterraneo i nostri vicini africani, studiando in maniera approfondita quanto avviene nel vecchio continente, hanno ormai da diversi anni dato vita ad un esperimento di governance di tutto rispetto: l'Unione Africana (UA)[1].
Già prevista dalla dichiarazione di Sirte del 1999 dei Capi di Stato e di Governo dell'Organizzazione dell'Unità Africana[2], in occasione della Conferenza di Lomé del luglio 2000 viene firmato in forma solenne l'Atto Costitutivo[3] dell'Unione Africana, con sede ad Addis Abeba (in Etiopia), e nel 2002, in occasione della Conferenza di Durban, l'Unione muove i primi passi come organizzazione internazionale regionale che riunisce ben 53 membri[4], in pratica tutti i Paesi del continente (eccetto il Marocco, a causa di una rivendicazione territoriale circa il Sahara occidentale riconosciuto indipendente dall'UA come Repubblica Saharawi).
Al momento attuale, dunque, l'Africa dispone di uno strumento di cooperazione intergovernativo che, sulla base dell'analoga esperienza avuta in Europa, porta in sé la promessa di una crescita virtuosa per il bene comune.
In base all'art. 3 dell'Atto, obiettivi dell'UA risultano essere:
a)    la realizzazione di una maggiore unità e solidarietà tra i Paesi e i popoli africani;
b)    la difesa della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza degli Stati membri;
c)    l'accelerazione dell'integrazione politica e socio-economica del continente;
d)    la promozione e la difesa di comuni posizioni africane a proposito di questioni di interesse per il continente e le sue popolazioni;
e)    il sostegno alla cooperazione internazionale, tenuto conto della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo;
f)    la promozione di pace, sicurezza e stabilità sul continente africano;
g)    la promozione dei principi e delle istituzioni democratiche, della partecipazione popolare e del buon governo;
h)    la promozione e protezione dei diritti dell'uomo e dei popoli, in conformità alla Carta Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli[5] e agli altri strumenti pertinenti relativi ai diritti dell'uomo;
i)     la creazione di appropriate condizioni che permettano al continente di svolgere il proprio ruolo nell'economia mondiale e nelle negoziazioni internazionali;
j)     la promozione di uno sviluppo durevole sul piano economico, sociale e culturale, così come di una effettiva integrazione delle economie africane;
k)    la promozione della cooperazione e dello sviluppo in tutti i settori dell'attività umana in vista di elevare il tenore di vita dei popoli africani;
l)     il coordinamento e l'armonizzazione delle politiche tra le Comunità economiche regionali esistenti e future in vista della graduale realizzazione degli obiettivi dell'Unione;
m)  l'accelerazione dello sviluppo del continente attraverso la promozione della ricerca in tutti gli ambiti e, in particolare, nella scienza e nella tecnologia;
n)    l'impegno, di concerto con partner internazionali, per l'eliminazione delle malattie evitabili e la promozione della salute sul continente.
In sostanza, con l'UA i Paesi africani desiderano chiudere definitivamente i capitoli di storia coloniale, post-coloniale e neo-coloniale, e proporsi sullo scenario globale come protagonisti attivi delle relazioni politiche ed economiche tanto sul continente quanto sull'intero pianeta.
L'Unione si regge su una visione condivisa di "Africa unita e forte" che funge da collante al di là delle inevitabili differenze esistenti tra gli Stati membri e punta sulla necessità di creare delle profonde sinergie tra le varie componenti della società civile (in particolare, le donne, i giovani e il settore privato) al fine di rafforzare la solidarietà e la coesione per promuovere un reale miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni africane attraverso interventi di integrazione e sviluppo.
Simile vision è rafforzata dalla previsione dell'art. 4 dell'Atto che enuncia i principi ispiratori dell'Unione:
-               uguaglianza sovrana e interdipendenza di tutti gli Stati membri;
-               rispetto delle frontiere esistenti al momento dell'indipendenza;
-               partecipazione dei popoli africani alle attività dell'Unione;
-               politica di difesa comune;
-               regolamento pacifico dei conflitti;
-               divieto dell'uso della forza;
-               non ingerenza negli affari interni;
-               diritto di intervento "umanitario" sotto l'egida dell'UA (solo per casi di crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità);
-               coesistenza pacifica tra gli Stati membri e loro diritto a vivere in pace e sicurezza;
-               diritto degli Stati membri a sollecitare l'intervento dell'Unione per restaurare la pace e la sicurezza;
-               autodipendenza collettiva nel quadro dell'UA;
-               uguaglianza tra uomini e donne;
-               rispetto dei principi democratici, dei diritti dell'uomo, dello stato di diritto e del buon governo;
-               giustizia sociale per assicurare un equilibrato sviluppo economico;
-               rispetto del carattere sacrosanto della vita umana e condanna dell'impunità, degli assassini politici, degli atti di terrorismo e delle attività sovversive;
-               condanna dei cambiamenti anti-costituzionali di governo.
Elementi basilari dei moderni Stati di diritto, quelli sopra enunciati disegnano un cammino lungo e non certo agevole da percorrere per una realtà continentale tanto eterogenea quanto disorganica quale l'Africa di oggi.
Questa impresa sarà condotta attraverso azioni regolate dal sopra citato Atto Costitutivo che, con i suoi 33 articoli, rappresenta comunque un mirabile esempio di funzionalità e snellezza organizzativa di cui noi giusinternazionalisti europei dovremmo far tesoro[6].
Il quadro istituzionale prevede alcuni organi di governo e di gestione dotati di attribuzioni precise che richiamano molto da vicino l'impianto dell'Unione Europea.
Infatti, all'art. 5 troviamo elencati gli organi dell'Unione: la Conferenza dell'Unione, il Consiglio esecutivo, il Parlamento panafricano, la Corte di giustizia, la Commissione, il Comitato dei rappresentanti permanenti, i Comitati tecnici specializzati, il Consiglio economico, sociale e culturale, le istituzioni finanziarie.
In breve, la Conferenza (artt. 6-9) rappresenta la mente decisionale dell'UA: vi siedono i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri (o loro rappresentanti accreditati). Agisce sia come conferenza intergovernativa sia come organo dell'Unione.
Il Consiglio (artt. 10-13), invece, è composto dai ministri competenti per materia (o da loro delegati) dei diversi Paesi, si riuniscono periodicamente e rispondono alla Conferenza.
Il Comitato dei rappresentanti permanenti (art. 21) è responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio e agisce su istruzioni dello stesso.
La Commissione (art. 20), clone ben riuscito dell'omologa istituzione europea, è composta da un Presidente, un vice-Presidente e 8 Commissari suddivisi per portafoglio d'azione: pace e sicurezza; affari politici; infrastrutture ed energia; affari sociali; risorse umane, scienze e tecnologia; commercio e industria; economia rurale e agricoltura; affari economici. Rappresenta l'Unione, difende i suoi interessi, elabora e promuove azioni congiunte tendenti al raggiungimento degli obiettivi comuni.
Il Parlamento panafricano (art. 17) dovrebbe assicurare la piena partecipazione dei popoli al governo, allo sviluppo e all'integrazione economica del continente. Al momento, ha solo funzioni consultive ed è in corso di ratifica il Protocollo che ne definisce la composizione, i poteri, le attribuzioni e l'organizzazione con l'obiettivo di farne un'istituzione con veri poteri legislativi.
La Corte di giustizia (art. 18) oggi vede le sue competenze limitate alla sola interpretazione autentica dell'Atto Costitutivo, essendo in via di definizione le norme convenzionali che ne regoleranno l'attività.
I Comitati tecnici specializzati (artt. 14-16), anch'essi creature-clone degli innumerevoli comitati bruxellesi, svolgono tutte le attività di supporto (studio, ricerca, elaborazione) per il lavoro della Commissione.
Il Consiglio economico, sociale e culturale (art. 22), anch'esso in via di definizione attraverso un protocollo ad hoc, è un organo consultivo composto da rappresentanti dei diversi settori socio-professionali degli Stati membri dell'Unione.
Le istituzioni finanziarie (art. 19), i cui poteri e compiti sono continuamente oggetto di trattative politico-diplomatiche, sono: la Banca Centrale Africana (che dovrebbe sovrintendere all'adozione di una moneta unica, l'Afro, entro il 2020), il Fondo Monetario Africano e la Banca Africana d'Investimento.
Se la struttura così delineata può risultare leggera (ma ricordiamo che la maggior parte degli organi previsti sono tuttora in attesa di ricevere una specifica disciplina), si consideri comunque che la spesa prevista nel 2010 per il suo funzionamento ammonta a poco meno di 220 milioni di dollari statunitensi (contro i 164 milioni del 2009), pari a circa lo 0,01% del PIL dell'UA (a titolo di pura curiosità, può risultare interessante un confronto con le spese sostenute per il funzionamento dell'UE, pari all'1,2% del PIL dei 27 Paesi membri).
Per restare nell'ambito del funzionamento dell'UA, risulta degno di nota quanto previsto all'art. 23 in tema di "sanzioni" nei confronti di quegli Stati membri che risultassero in mora con i contributi al bilancio dell'Unione: la Conferenza può sospendere il diritto a prendere la parola alle riunioni, il voto, i funzionari negli organi, i benefici e gli impegni derivanti dalla partecipazione all'organizzazione. Inoltre, gli Stati che non si conformassero alle decisioni e politiche adottate possono vedersi applicare misure restrittive in ambito di trasporti e comunicazioni o altri settori politici ed economici.
Importante è poi quanto disposto dall'art. 30, rubricato "Sospensione", per il quale «I Governi che accedono al potere attraverso mezzi anti-costituzionali non sono ammessi a partecipare alle attività dell'Unione»: tale norma è stata applicata in numerose occasioni negli ultimi tempi[7].
Per chi, come chi scrive, crede fermamente nel ruolo delle organizzazioni sopranazionali nel promuovere l'autentico sviluppo delle società umane, e ama e conosce la terra d'Africa, la realtà che si sta delineando anche grazie all'UA merita di essere seguita, studiata e, magari, aiutata.
Impegniamoci insieme in questa direzione!


[1] Cfr. http://www.africa-union.org.
[2] Una Organizzazione internazionale nata nel 1963.
[3] Cfr. http://www.africa-union.org/Official_documents/Treaties_Conventions_fr/Acte%20Constitutif.pdf.
[4] Sono membri attivi: Algeria, Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Ciad, Comore, Congo, Costa d'Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Malawi, Mali, Mauritius, Mozambico, Namibia, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Saharawi, Rwanda, Sao Tomé e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sud Africa, Sudan, Swaziland, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia, Zimbabwe; risultano invece sospesi: Mauritania (dal colpo di stato del 6 agosto 2008) ; Guinea (dal colpo di stato del 23 dicembre 2008); Madagascar (dalla salita al potere di Andry Rajoelina, con decisione del 20 marzo 2009); Niger (dal colpo di stato del 18 febbraio 2010).
[5] Cfr. http://www.africa-union.org/root/au/Documents/Treaties/treaties_fr.htm.
[6] Cfr. le versioni consolidate del Trattato sull'Unione Europea (55 articoli) e del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (358 articoli), senza considerare Protocolli, Allegati e Dichiarazioni, in http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2008:115:SOM:IT:HTML.
[7] Come detto sopra, nei casi: Mauritania (dal colpo di stato del 6 agosto 2008) ; Guinea (dal colpo di stato del 23 dicembre 2008); Madagascar (dalla salita al potere di Andry Rajoelina, con decisione del 20 marzo 2009); Niger (dal colpo di stato del 18 febbraio 2010).
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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