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2010
19
Mar

Stirpe - Marcello Fois

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Pagg.243 Euro 19 Einaudi Editore
 
Vicende personali e pubbliche si intersecano in questo libro dello scrittore sardo che, a pochi anni di distanza dalla pubblicazione del volume "Memoria del vuoto" sul brigante Samuele Stocchino, ritorna al romanzo storico. I protagonisti sono due trovatelli, Michele Angelo e Mercede Chironi, " lui fabbro, lei donna" che si sposeranno ed avranno diversi figli, dando vita ad una "stirpe. " I Chironi prosperano economicamente,  grazie alla trasformazione della società sarda e alle persone che desiderano i balconi delle villette in ferro, la loro situazione è florida, ma dovranno pagare un prezzo molto alto con  una serie di lutti perché, come fa dire lo scrittore a Michele Angelo " queste sono cose  che  debbono succedere se no è tutto inutile". I gemellini Pietro e Paolo verranno trovati morti nel bosco,  il figlio intellettuale Luigi Ippolito partirà volontario per la grande guerra, ma verrà schiacciato dall'assurdità delle cose viste, tanto da essere rinchiuso in manicomio e, in un momento di lucidità, si toglierà la vita. Gavino, fabbro come il padre, omosessuale ed antifascista, partirà per l' Australia dove morirà nel viaggio, la figlia Marianna lascerà Nuoro, dove è ambientato il romanzo, per andare ad abitare a Cagliari, sposa di un gerarca fascista che morirà ucciso in un agguato insieme  all'autista e alla figlia Dina. Mariana resterà ricca, ma sola. Mercede, impietrita dal dolore, scapperà da casa forse per uccidesi, forse per ritrovare  la serenità perduta dopo tanti lutti e tanto dolore. E' la morte la vera protagonista di questo libro, le pagine di Fois sono intrise di un dolore profondo, personale che si mescola a quello collettivo perché il libro attraversa un secolo di storia certamente non felice, che si snoda dal 1889 fino alla fine della seconda guerra mondiale. E' un libro corale, di ampio respiro, ma lo scrittore, pur descrivendo morte e lutti, suddivide il volume in cantiche , Paradiso, (1889/1900) Inferno(1901/1941) e Purgatorio, (1943) lasciando spazio alla  speranza. Una delle pagine più  intense di questo libro la cui  scrittura non stanca il lettore, è la scena finale che descrive l'incontro fra il vecchio Michele Angelo e il presunto figlio di Luigi Ippolito perché, come recitano le ultime righe de "La Stirpe", "e la fine non è una fine", lasciando spazio alla speranza di un futuro diverso e migliore.
 
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:: Giuseppe Petralia
Pubblicista iscritto all'Ordine dal 1984. Sposato, due figli, 47 anni, dipendente del comune di Trapani. Svolge, dal 1981, il ruolo di corrispondente da Partanna (Trapani) per il ''Giornale di Sicilia'', collabora al sito libri.brik.it, cura una pagina di libri sul periodico ''Il Belice'', ha collaborato al sito, oggi chiuso, della scrittrice Francesca Mazzucato e alla rubrica ''I libri della settimana'' curata da Giancarlo Macaluso sul sito de ''Il Sicilia'' anch'esso chiuso. Non si considera un critico letterario, solo una persona che ama i libri.
 
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