:: Home » Numeri » #129 » CINEMA » Mystic River
2006
14
Apr

Mystic River

media 2.89 dopo 1064 voti
Commenti () - Page hits: 4300

 

 

Il mondo di Mystic River postula senza molte riserve l'esistenza di due possibili leggi morali. La prima è divina, la seconda è umana. Dio è visto, non tanto come una figura reale, ma come la forza del destino, capace di  far incrociare a distanza di anni strade che si erano andate allontanando. La legge di Dio, infatti, è scritta sul cemento di una strada, quella degli uomini nei propri errori.

Si parla di vendetta in questo film. Un sentimento che appartiene all'uomo. Ma anche alla visione che i cattolici hanno di Dio. Tremendo e vendicativo. Il duplice registro è sempre presente. Possiamo vedere l'evolversi della storia come una punizione di Dio nei confronti di Jimmy (Sean Penn), che prima perde la figlia e poi ammazza Dave (Tim Robbins). Oppure possiamo vedere la vendetta di Jimmy come un comportamento puramente umano. E per questo profondamente fallimentare. L'uomo non può ergersi al livello di Dio nella sua facoltà di giudizio morale. Dio o il Destino compiono i loro piani in maniera incomprensibile agli uomini, nella maggior parte delle volte. Soprattutto in quelli che non sanno leggere i segni del fato. O i segnali di Dio.

Jimmy è uno di questi uomini. Crede di essere in grado di capire, di giudicare. Ma si fida solo di se stesso e per questo è destinato all'errore. Infatti non capisce che la figlia sta per  scappare e non capisce che Dave è innocente. Il suo desiderio di vendetta vuole solo essere placato, non importa con chi.

La storia che viene raccontata è una tragedia incompiuta. Il cerchio di morte e vendetta si sarebbe dovuto chiudere con l''uccisione da parte della moglie di Dave di Jimmy. Ma questo non succede. C'è solo Sean (Kevin Bacon) che con il dito fa il clic della pistola nei confronti di Jimmy. Ma non è un gesto amichevole o ironico. E' la verità. Anche Jimmy sarebbe dovuto morire se fosse esistita una morale divina o più semplicemente umana.

Nel film di Clint Eastwood sembra che alla fine la morale non appartenga a nessuno. Gli uomini vivono seguendo i propri errori e il destino più che porre un rimedio sembra aiutare questi errori.

Il grande merito del regista è stato quello di creare un film che su una trama poliziesca (c'è un assassino da trovare) costruisce una dissertazione esistenziale e filosofica non indifferente, anche grazie alla magnifica prova di tutti gli attori.

Il Mystic è il fiume dove si purificano i peccati. Ma è anche metafora della vita, che continua inesorabile a scorrere e che riunisce ciò che era stato diviso. I tre nomi sul cemento ricordano la brutalità della vita e la meschinità del destino. Ci ricordano che la parola di Dio può essere orrenda.

Forse il vero interrogativo del film riguarda proprio l'esistenza di Dio. In una sequenza molto bella, Clint passa, con un movimento ascendente di macchina, dal corpo morto della figlia di Jimmy, al cielo, quasi a chiedere a Dio come sia stato possibile che succedesse una cosa del genere.

Sullo scorrere del Mystic scorrono anche i titoli di coda e la nostra domanda sembra essere la seguente. Se è vero che il cielo stellato continua ad esistere sopra di noi è anche vero che la legge morale esiste dentro di noi?

A questa domanda sembrerebbe rispondere la moglie di Jimmy. Il bene è quello che viene perseguito e non esiste a priori. Quello che ha fatto Jimmy è giusto in quanto egli nel momento in cui lo faceva lo riteneva tale. Solo che questa posizione è estremamente pericolosa, perché l'uomo a differenza di Dio non possiede tutte le tessere del mosaico.

E preferisco pensare, da ateo, a quanto scritto nei Vangeli.

Non fare  agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Ed è in queste parole il vero insegnamento divino, trasformare la vendetta in un atto d''amore.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
MAIL: e.bertocchi@tiscali.it
WEB:
lascimmiasullaschiena.splinder.com
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 163 millisecondi