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2010
16
Mar

Intervista con Agon

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PiazzettaReale1_low.jpg
 
 
LUCI FUTURISTE "MAREE MULTICOLORI E POLIFONICHE"
Proiezioni, live painting, colori, luci, attori
Progetto Castagna & Ravelli
+
IL SUONO DELLA GUERRA DEI SUONI
Installazione sonora, rumorosa e musicale
Progetto di AGON
Direzione musicale, Michele Tadini
Musiche di Roberto Andreoni, Matteo Franceschini, Stefano Pierini, Michele Tadini.
 
Si è tenuta giovedì 26 novembre l'assegnazione dei riconoscimenti del BEA (Best Event Awards) 2009, premio nato nel 2004 per assegnare un certificato di qualità ai migliori eventi dell'anno, al fine di valorizzare "l'evento" come mezzo di comunicazione innovativo. Il BEA per il Miglior Evento Pubblico è stato assegnato a LUCI FUTURISTE + IL SUONO DELLA GUERRA DEI SUONI, l'installazione multimediale - la cui produzione e organizzazione è stata curata da Giemme Eventi - commissionata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano per l'inaugurazione di FuturisMI, cartellone di mostre, spettacoli ed eventi in occasione del centenario del Futurismo.
 
Il progetto, frutto della collaborazione tra gli studi di produzione Castagna & Ravelli per la parte visiva e AGON per la parte musicale, ha visto per undici giorni (undici come i punti del Manifesto Futurista) Piazzetta Reale trasformarsi in un vero e proprio "campo di battaglia futurista", dove esplosioni di luci, musica, proiezioni e "live painting", si accompagnavano a un alternarsi di effetti sonori e testi recitati da attori.
Contro l'omologazione, per lo sconvolgimento di tutto quanto è fermo, seduto, stabilito e stantìo, è stata immaginata una "guerra futurista" in cui a Milano suoni e rumori devastanti, immagini, voci e parole si sono imposte per una volta con l'ambizioso intento di una costruzione esplosiva, di una esplosione costruttiva, ottimista, propulsiva come quell'Arte dei Rumori tanto auspicata da Luigi Russolo.
 
L'installazione di luce: luci, colori, parole e voci in guerra fra loro si scontrano sulla facciata di Palazzo Reale, invadendo la piazza e il museo. Una guerra colorata per scuotere l'apatia serale della città e risvegliare così una Milano immersa in un coma profondo. Le sferzate di colore e suoni duellano tra loro spiazzando il pubblico nella ricerca della loro "anima" futurista.
Gli argomenti sono cinque: metropoli, velocità, guerra, parole in libertà, distruggiamo i musei. La facciata e le ali laterali del palazzo diventano la grande pagina di un libro futurista: il più grande libro del mondo. Lettere appaiono, ruotano, eruttano, spingono, tremano, scoppiano, cadono andando così a comporre testi futuristi. Il palazzo si ricopre di macchie, colori, sfregi e parole, in una grafica guerresca e dinamica. Si rifiuta il bello, l'elegante, il corretto, il gentile, il perbene. Non si vuole essere edificanti, si vuole essere contro. Contro la finta trasgressione, contro il finto moderno, utilizzando una grafica di oggi, non "futurista" ma di spirito futurista.
 
L'installazione sonora: lo spazio di Piazzetta Reale è stato invaso dal fragore; non "suoni" di guerra reali, registrati e riutilizzati, ma elaborazioni di suoni e rumori di strumenti acustici iper-amplificati. Si sono voluti utilizzare i "suoni della guerra", duplicandone simbologie e articolazioni: dalla ricostruzione credibile di scenari sonori, alla decontestualizzazione del materiale sonoro verso una musica di "rumori espressivi", alternanza di composizione musicale e realismo sonoro. Il ricordo del Futurismo deve avere luogo con un atteggiamento che non sia storico, distante e museale, per attualizzare la memoria, ritrovare la violenza e riaccendere lo scalpore.
Nel cortile e androne di Palazzo Reale il suono fragoroso dell'esterno è attutito e immerso in una prospettiva sonora lontana: suoni tenui, ma in primissimo piano, molto vicini, suoni umani, sussurri, respiri.
 
La reazione del pubblico: l'installazione che, ogni sera dal 5 al 15 febbraio, ha acceso Piazzetta Reale, ha avuto un fortissimo impatto sia sul pubblico "volontario" (di quanti, cioè, venivano apposta in Duomo per assistere all'evento) che su quello "involontario": impossibile infatti non accorgersi di questa potente esplosione di luci e suoni, parole e rumori, sostenuti dalle proiezioni sulle facciate di Palazzo Reale (trasmesse anche dalla Mediafacciata dell'Arengario) e dal potente impianto ottofonico progettato site specific da Hubert Westkemper per AGON. Il risultato è stato proprio quell'irruenza tipica dello spirito futurista che nelle intenzioni del progetto si voleva non tanto rivisitare storicamente' quanto far rivivere nella sua essenza. Missione compiuta.
 
(Comunicato stampa di CASI UMANI – PAOLA CONFORTI)
 
INTERVISTA
AGON è un centro di produzione, ricerca e sperimentazione musicale attivo a Milano dal 1990 e rappresenta un punto di riferimento nell'ambito della musica contemporanea e delle nuove tecnologie applicate alle performing arts. AGON ha realizzato oltre 300 produzioni fra concerti, commissioni a compositori, opere radiofoniche, teatro-musica, video-opere, installazioni multimediali, colonne sonore, oltre ad aver programmato numerosi festival e rassegne.
AGON offre inoltre corsi di formazione, workshop, masterclass per compositori e appassionati, opera nel campo della ricerca applicata e della valorizzazione delle opere storiche di musica elettronica.
 
 
Davide
Cosa ha significato per voi collaborare con Castagna e Ravelli per la realizzazione di "LUCI FUTURISTE+IL SUONO DELLA GUERRA DEI SUONI" ed essere tra i vincitori della VI edizione del BEA con il primo premio della categoria "Evento pubblico"?
 
AGON
Direi che è stata una collaborazione entusiasta, libera, rispettosa e reciprocamente stimolante fra i compositori di AGON e questi due grandissimi visual artists. Se da un lato la partecipazione stessa ad un concorso è un fatto molto poco futurista.. dall'altro ci riempie di stupore questo raro esempio italiano di immagini (bellissime, forti, libere!) nate come "colonna video" su una musica preesistente; un sovvertimento dell'assai più frequente ordine gerarchico secondo il quale alla musica spetta il ruolo di "colonna sonora" scontata e semi-improvvisata in SOTTOFONDO  ad immagini pre-montate. E ci suscita infine un sorriso compiaciuto e una provocatoria pernacchia futurista il sapere che 4 compositori e 2 pittori abbiano 
potuto, al giorno d'oggi, smuovere l'attenzione del pubblico e catturare l'apprezzamento dei critici più di quanto non siano riusciti ad ottenere i faraonici budget di grandi marchi industriali coi loro oceanici eventi pubblicitari e celebrativi.
 
Davide
Nel chiamarvi AGON, a quale tipo di γών volevate riferirvi?
 
AGON
AGON è il titolo di un balletto di Stravinskij, e un omaggio al compositore che più di altri ha innovato la musica all'inizio del XX secolo era doveroso sul finire degli anni '80, quando l'idea di AGON ha cominciato a prendere forma. Naturalmente è anche "agone", intesa come competizione creativa e positiva, ma anche come luogo/progetto che raccoglie più persone e più competenze. Possiamo dire che, sin dagli esordi, le matrici della multidisciplinarietà e dello scambio hanno rappresentato per noi un metodo di lavoro.
 
Davide
La domanda è un po' lunga… Non futurista, ma di spirito futurista… Stravinskij fu definito un futurista, ma non lo fu. Ferruccio Busoni scrisse un profetico "Abbozzo per una nuova estetica della musica", in cui tuttavia vide molto oltre il programma futurista italiano. Alfredo Casella scrisse Pupazzetti e altri pezzi per pianoforte o per pianoforte meccanico, e così anche Malipiero, ma si trattava ancora di tardo romanticismo che strizzava l'occhio alle avanguardie. Insomma, tolti questi grandi, che veri futuristi non furono, il futurismo musicale fu assai deludente rispetto a quello letterario e pittorico. Il futurismo musicale fu fatto soprattutto di idee teoriche, come quelle di Francesco Balilla Pratella, ma di pochissime composizioni realmente futuriste. Lo stesso Pratella  ne "L'aviatore Dro" al di là delle scene, non scrisse musica lontana dallo stile di un Ottorino Respighi. Forse soltanto Luigi e Antonio Russòlo osarono qualcosa di più rumorista e più propriamente futurista con gli intonarumori, "Il risveglio di una città" e la "Corale e serenata". Probabilmente il maggior contributo musicale futurista originale fu nelle parolibere, con il suono delle parole che acquistava uno spessore sonoro e musicale a se stante nella particolare declamazione e onomatopea futurista, specialmente quella di Marinetti. Come avete affrontato dunque questo problema storico del poco futurismo musicale nella creazione del materiale sonoro per "Il suono della guerra dei suoni"? Su cosa vi siete principalmente basati da un punto di visto musicale e sonoro?
 
AGON
Tutto vero! Il problema storico del poco futurismo musicale nella creazione del materiale sonoro l'abbiamo affrontato non come un problema, ma come un semplice dato di fatto: Russolo, Pratella e Marinetti stanno alla ricerca sul suono come i primi visionari delle imprese aeromeccaniche stanno al Columbia Shuttle. Abbiamo quindi celebrato non tanto delle "opere d'arte", quanto il coraggio di quelle strepitose, profetiche intuizioni e il metodo rigoroso che Russolo e i suoi amici avevano tentato di impostare. Non consideriamo noi stessi "Futuristi", nè seguaci, nè in continuità organica e ideale con quel movimento, tuttavia non potevemo non riconoscere la grande influenza che l'Arte dei Rumori e gli altri manifesti hanno continuato ad avere sul pensiero e sulla tecnologia musicale di tutto il Novecento, fino ad oggi! Inoltre oggi siamo sufficientemente distanti dalle origini futuriste da poter prendere il problema del materiale "alle spalle": i software attuali hanno superato da tempo i limiti tecnologici che vincolavano ad una creazione meccanica o sintetica del rumore, ma consentono invece di scolpire qualunque spettro sonoro o sua singola componente secondo qualsiasi tipo di accumulazione, trasformazione o filtraggio. Siamo perciò partiti dal paradosso opposto dell'Intonarumori, e cioè quello di modellare, modulare, comporre e scomporre suoni di strumenti tradizionali, per estrapolarne poi tutte le componenti di "rumore". Flauto, Pianoforte, fulminee citazioni storiche, parole futuriste e altri suoni concreti della quotidianità sono dunque stati i "colori base" della nostra tavolozza iniziale.
 
Davide
E da un punto di vista concettuale?
 
AGON
Come accennavo poco fa, abbiamo cercato di cogliere nelle parole dei manifesti e nelle idee generatrici l'originale forza dello spirito futurista. Abbiamo cercato di rendere omaggio a quelle idee, a quei presupposti, attraverso una sensibilità, una consapevolezza contemporanea. Abbiamo finito per scegliere ed affidare a quattro di noi (Andreoni, Franceschini, Pierini e Tadini) alcune parole chiave per la comprensione a lunga gittata del fenomeno futurista, alcune delle quali volutamente provocatorie e controverse: "Guerra", "Velocità", "Metropoli", "Parole in Libertà", "Distruggiamo i Musei", e molte altre all'interno stesso di queste ultime, quali Enarmonia, Onomatopea, Orchestre di Intonarumori, Polemica, Anti-Accademismo, Abolizione della Melodia, della Quadratura e dell'Armonia Tradizionale, e così via. Abbiamo deciso che dovesse essere non solo un'esperienza di ascolto, non solo un'installazione audiovisiva, ma una vera Performance, un fatto che si pone nella pubblica piazza con un'assertività che non chiedesse affatto scusa del disturbo, ma imponesse anzi un momento di disturbo, obbligasse il passante a fermarsi, lasciarsi interrogare dalla provocazione in atto e prendere posizione, rimanendo o andandosene. Naturalmente - in una società come la nostra, nella quale il bombardamento mediatico non è certo la provocazione nuova di un'avanguardia di nicchia, ma una condizione quotidiana e permanente - la sfida era quella di scioccare senza effetti speciali da retorica hollywoodiana, bensì immergendo lo spettatore al centro di un turbine di immagini e suoni giganteschi e spazializzati, tra riferimenti nè troppo espliciti nè troppo vagamente allusivi, e un'estetica ovviamente antiaccademica, libera di muoversi a tutto campo fra la ricerca e il punk, fra il bisbiglio sospeso e lo schianto, fra il buio e la luce accecante, fra il suggerimento dialettico e lo schiaffo irriverente.
 
Davide
Milano fu senz'altro responsabile della nascita del futurismo. E' nota la storia di Marinetti che fu ripescato da un fosso fuori Milano dentro cui era finito con la sua, anzi con il suo automobile per evitare due ciclisti. Si dice che da quell'evento Marinetti rinvenne come un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli decadentistici e liberty che tanto lo avevano tormentato nel suo match con D'Annunzio. L'episodio venne trasfigurato nel Manifesto del futurismo… Dunque è giusto che il vostro evento sia stato ambientato a Milano. C'è la possibilità di ripeterlo altrove?
 
AGON
Certo che sarebbe possibile, anzi ne saremmo felici…
 
Davide
A proposito di nord e sud (Marinetti per altro era nato ad Alesandria d'Egitto e completò la sua educazione a Parigi)… Cosa ne pensate della simpatia che i futuristi ebbero verso il mondo partenopeo, per l'esuberanza napoletana in particolare, assai vicina allo spirito futurista. Balla inventò uno strumento (il Ciac-Ciac), un incrocio tra il Triccaballa e il Tamburello. Tra le recitazioni futuriste di Rodolfo De Angelis fu inclusa l'intonazione della popolare Funiculì-Funiculà… E i 30 proverbi popolari tradotti e commentati da Francesco Cangiullo… In questi ultimi due decenni di separatismi, tanto più alle porte del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, non avrebbe ora un senso proporre l'installazione anche a Napoli?
 
AGON
Ottimo suggerimento, proveremo a proporla.
 
Davide
Cosa ha affascinato ancora in voi di quell'epoca? Cosa di ancora attuale? Cosa di ancora irrealizzato che ne stimoli il repêchage aldilà della convenzione di una commemorazione dei cent'anni dalla deflagrazione futurista?
 
AGON
Forse ciò che ci ha stupiti e affascinati di più, l'esito più inaspettato del nostro brainstorming è stato proprio l'accorgerci che c'è ancora tanto di irrealizzato, tante ramificazioni in atto: possiamo anche non chiamarlo più Futurismo, perchè giustamente ci vergognamo delle sue implicazioni col Fascismo ecccetera, ma quel  movimento continua! Il sasso lanciato da Marinetti, Pratella e Russolo non ha esaurito di provocare reazioni a catena. Ad esempio: se oggi abbiamo costruito macchine tramite le quali possiamo "controllare il suono" con la facilità con cui Pecos Bill può prendere al lazo un tornado, quale sarebbe la posizione futurista rispetto a quelle stesse macchine che, per contro, rischiano di controllare il proprio stesso controllore, ingabbiandone il pensiero nelle maglie del software stesso? Nel suo convinto furore tecnologico, il futurismo riterrebbe, per esempio, un GPS come un salvatore che non ci fa perdere più la strada, o un persuasore occulto che inibisce lo slancio a prendere strade diverse? Russolo faceva la musica, e intanto progettava anche la macchina con cui eseguirla. Oggi invece persino un bambino, grazie a macchine progettate da altri, può manipolare qualsiasi oggetto espressivo con un procedere sempre più ludico e raffinato grazie al quale il comporre, dipingere, fotografare coincidono sempre più con un mero "editing". I Futuristi incoronerebbero questo come l'avverarsi di un sogno, o il prospettarsi di un incubo? di un nuovo nemico della loro selvaggiamente anarchica creatività? The Matrix è l'avverarsi dell'ideale futurista, o il suo fallimento? Chi dovrà possedere il Diritto d'Autore del Sound Design? Come vedi la valanga, nel suo vorticoso evolversi, non smette di destare problematiche nuove, scottanti, drammaticamente attuali.
 
Davide
È per voi più stimolante lavorare su commissione o proponendo vostre idee?
 
AGON
Direi entrambi. Con un pochino di sano realismo, direi anzi su commissione. Perché, di questi tempi, i progetti che nascono spontaneamente, e che devono quindi passare il purgatorio del fund raising, arrivano alla fase realizzativa regolarmente ridimensionati, pieni di tagli e amputazioni, quando ci arrivano.
 
Davide
Avete, dal 1990 a oggi, prodotto una considerevole quantità di opere, non solo nel campo della performing arts. Semplificando, cosa accomuna le vostre 300 o più opere finora create, quale spirito alla base e quale finalità?
 
AGON
Effettivamente abbiamo spaziato in varie tipologie: dalle opere radiofoniche ai concerti dal vivo, dalle musiche di scena alle video-opere, dalle colonne sonore per film alle installazioni interattive…
Credo che il minimo comun denominatore di tanti lavori (anche molto diversi nell'estetica) sia sempre stata la sperimentazione, alla ricerca di nuovi linguaggi e di nuove forme di rapporto con il pubblico (la fruizione). Ovviamente, dato che AGON nasce come centro di musica elettronica, la componente delle tecnologie e dell'informatica è fondamentale nei nostri progetti. Ma è una tecnologia "piegata" al servizio della creatività e dei contenuti che si vogliono esprimere, mai fine a sé stessa. Infine una cosa che accomuna tutte le produzioni di AGON è che queste sono sempre il risultato di un lavoro di équipe, la convergenza di competenze, idee, fatica di più persone; in poche parole è il concetto di "centro" che si contrappone al concetto dell'artista solitario nella propria stanzetta.
 
Davide
Stanti le commissioni, siete sempre riusciti a mantenere questo spirito e questa finalità senza scendere a compromessi? O scendere a compromessi non è stato in fondo una sfida, un'occasione di crescita, ampliamento e maturità delle vedute?
 
AGON
È un modo carino per dire che la fame aguzza l'ingegno? A parte gli scherzi, in tanti anni non ricordo compromessi che ci abbiano lasciati delusi dal punto di vista artistico, nel senso che nel momento in cui un progetto prende forma, gli elementi in gioco sono tanti e ogni piccolo particolare, ogni piccola revisione di rotta può diventare un'opportunità; da queste parti "innovazione" è anche questo.
Il vero problema è la mancanza di un sostegno istituzionale, se fossimo in Francia (o Germania, o Olanda) saremmo riconosciuti e finanziati per il solo fatto di esistere…
 
Davide
Se il presente è già passato, esisterà solo il futuro…. Su cosa state lavorando ora? A cosa potremmo assistere più avanti?
 
AGON
Siamo nel 2010, è il ventennale di AGON, ma non guarderemo indietro più di tanto.
In linea con la nostra storia, abbiamo deciso di scommettere su una "seconda generazione": vedrete un gruppo di giovanissimi (Crackerjack) in "About the Head – binaural music experience" e li ascolterete in questo progetto che utilizza l'audio binaurale; vedrete il suono della città in una installazione che presenta la mappatura sonora di 1.580 strade e piazze di Milano ("Audioscan Milano") e ascolterete in una performance live come il rumore, prodotto di scarto della società, verrà riutilizzato per diventare arte dai musicisti Giorgio Sancristoforo e Giuseppe Cordaro e dal video-artista Quayola.
Di "prima generazione", Pietro Pirelli è in dirittura d'arrivo con l'installazione Arpa di Luce, mentre Roberto Andreoni e Massimo Marchi sono al lavoro per le musiche di uno spettacolo teatrale con (chi si rivede?!) Castagna & Ravelli.
And so on…
 
Davide
Grazie. A' suivre…
 
AGON (Roberto Andreoni e Dalila Sena, in coro)
Grazie a te!
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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