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2010
7
Mar

La Bocca del Lupo

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Il mare. Le onde. Il porto. La brezza. Le nuvole e le navi in lontananza. La storia di una città e quella di un uomo che si intrecciano come i viottoli stretti in cui ancora siedono le puttane ad aspettare i loro clienti. La storia di una città, Genova, raccontata attraverso le riprese amatoriali di quelle persone che l'hanno amata e filmata. Immagini color seppia che riportano alla luce i fantasmi della memoria. Le cose perdute e quelle distrutte dal tempo. La storia di uomo, Enzo, e dell'amore della sua vita, Mary. Gli anni di prigione, le parole registrate su cassette, la piccola casa in cui tornare, il sogno di una vita insieme, in campagna, come nelle ultime strazianti inquadrature, prima che sia di nuovo l'acqua del mare a ricoprire tutto, a segnare il passare del tempo con il suo lento movimento.
Il regista costruisce attraverso immagini, colori e suoni (ottimo il lavoro sul tessuto sonoro che accompagna il film) un nuovo modo di sentire e percepire le cose, filtrandole attraverso il cinema, prima di tutto, e poi rendendole sullo schermo in maniera poetica e umana. Come se attraverso le immagini si potessore sentire gli odori del porto, delle strade e degli uomini che vi camminano. Come se attraverso le immagini il dolore e la sofferenza e quindi la vita vera riuscissero ad avere spessore e peso, aggrappandosi agli occhi dello spettatore, trascinandolo con loro nello schermo, in quella città di mare, dove i sogni ancora si infrangono, come flutti, sugli scogli della realtà.



 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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