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2010
23
Feb

Lourdes

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Uno sguardo freddo e lucido, come quello della protagonista, immobilizzata su una sedia a rotelle, che osserva il crudo squallore di un luna park della spiritualità, un luogo in cui si vendono miracoli a poco prezzo. Uno sguardo congelato in inquadrature fisse, in cui vengono spinti corpi sofferenti in cerca di una guarigione, da una inquadratura all'altra, a ricostruire un mosaico di sacra mediocrità. La grotta, la piscina, la stanza da letto, la sala da pranzo, gli esterni in cui farsi fotografare. Lourdes è la testimonianza di quanto la religione cattolica sia diventata l'espressione di una fede simile ad una lotteria della salvezza, in cui più sono i pellegrinaggi, le preghiere, le confessioni più sono le probabilità di ottenere la grazia, il miracolo.
Un insieme di persone che non forma mai una vera comunità, in cui rimangono intatti solo gli egoismi e le invidie, in cui non ci si stringe intorno ad una donna per aiutarla ma solo per provarne invidia. Le domande fatte al prete e le sue risposte svelano una pochezza spirituale agghiacciante e quell'unico istante di felicità ottenuta si disperde subito dopo tra le devastanti note di una canzone da sagra paesana.
Jessica Hausner fotografa in maniera impietosa lo stato del credere moderno, le falsità manifeste di una religione che non ha più niente da insegnare, se non la ripetizione di stanchi quanti inutili rituali. Lourdes è un parco a tema per vecchi e malati, in cui si cerca di spacciare la guarigione e la felicità, dove la solitudine di ognuno è ancora più evidente, proprio quando il compito della religione sarebbe quello di unire gli uomini e le donne, se non a Dio, per lo meno ai propri simili.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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