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2001
25
Feb

Lasciarsi

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Lasciarsi


Riverbero discontinuo stretto nella plastica verde s'intelaia nella finestra. Suoni compressi contro la parete verde che ruota intorno allo specchio. Bottiglie di birra vuote navigano sul pavimento, si scompongono in frammenti e polvere. Voci distanti appena percepibili di uomini e donne che abitano strade sabbiose. Muovono le braccia per articolare suoni, misurano col corpo la distanza che sta tra loro e il deserto. Nelle ore più calde ridono, sbavano dalla bocca un liquore dolciastro che io cerco di raccogliere e bere prima che fuggano. Quindi apro gli occhi e sono nella stanza e la plastica è vetro smerigliato di schegge e ghisa e tutto
si potrebbe piegare sotto il peso dei miei passi. Le ore si accavallano e io cerco di fotterle e godere del loro culo ma loro si accavallano e sono altissime e io cerco di fotterle, godere fin quando non fuggono. Allora una luce fitta ricopre il mio corpo e io accatasto numeri. Gli occhi sono gelidi e li tengo tra le mani perché non cadano. Sul tavolo ocra accostato alla parete è posta una tazza di ceramica bianca con sopra disegnato un fiore. Mi avvicino al tavolo; ho tra le mani la tazza. Vi ho posto gli occhi, dentro la tazza. E gettarla contro la parete stinta di giallo. Mille diverse angolazioni tagliano la tazza e ne lasciano cadere in terra
altrettanti contorni. Mi piego sulle gambe e ricompongo con le mani l'oggetto impiegando un tempo che è tremilatrecento movimenti delle dita.
Nel buio. E non vedere il tuo respiro tenue, la tua carne smossa dalla ritmicità del tuo odore e che riverbera, arsa di luce.


Christian Del Monte
 
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:: Christian Del Monte
Christian Del Monte nasce a Matera il 08/04/1975. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo classico ginnasio ''Quinto Ennio'', a Taranto, e aver frequentato per due anni l'università di Salerno, è adesso laureando presso l'Università di Bologna in Semiotica del testo di Scienze della Comunicazione, con una tesi sul libro The Soft Machine, di William Burroughs. Nel corso degli anni, Christian del Monte si è accostato nei più svariati modi alla scrittura. Prima come giornalista: tra il 1990 e il 1994 collabora con diverse testate giornalistiche tarantine. Poi come poeta: tra il 1995 e il 1996 scrive due raccolte di poesie: Intermezzi e Princìpi. Infine, dall'estate del 1997 si interessa di scrittura in prosa e di saggistica semiotico-testuale. Inizia in quel periodo a scrivere Marta. In questo lavoro Del Monte si propone di liberare la scrittura dai vincoli imposti dai concetti di trama e di personaggio, attraverso una focalizzazione, non simbolista, posta sugli oggetti presenti nelle storie narrate, una totale semplificazione della trama e l'appiattimento del personaggio sulle sue azioni fisiche e percettive. Nel 1998 scrive Écru una raccolta di cinque racconti brevi: Martedì, Silvestro, DùNAMIS, Stretto e Fiore. che sviluppano ulteriormente le problematiche emerse in Marta. In particolare, Martedì approfondisce la tecnica del cut-up e del fold-in, utilizzando come base Marta. Silvestro oggettualizza i personaggi, trasponendo in prima persona le tecniche narrative elaborate in Marta. DùNAMIS continua a esplorare la problematica del dialogico in prima persona, con una particolare attenzione alla ritmicità del suo intrecciarsi. Stretto si costruisce intorno all'intento di realizzare una topografia dello spazio dialogico e di quello narrativo. Fiore, infine dichiara con la sua peculiare prosa i confini poetici entro cui écru si pone. Nel 1999 scrive Steady-cam, un racconto lungo in cui le tematiche espresse dai precedenti lavori si sposano con una struttura narrativa, pur entro certi limiti tradizionale. Tra gli altri lavori realizzati in questo periodo sono da annoverare un lavoro teatrale per l'infanzia: Diavolo e Angelo e due sceneggiature per cortometraggi: Frattaglie e John Wayne e la lumaca.
 
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