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2001
25
Feb

Il gusto degli altri

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Il gusto degli altri

Quando si parla d'amore è veramente difficoltoso rapportarsi con "il gusto degli altri", accettarne pregi e difetti, confrontare le proprie esperienze e quelle del proprio compagno, verificare le differenze sociali e culturali, e cercare di uscire dai limiti del proprio ambiente.
È quello di cui si parla in questa gustosa commedia francese, campione d'incassi in Francia e candidata all'Oscar per i film stranieri, girata con gusto, divertimento e delicatezza dalla giovane regista nonché attrice Agnès Jaoui e sceneggiatrice insieme a Jean-Pierre Bacri della pellicola.
La trama ruota intorno alla figura di un quarantacinquenne imprenditore francese, Castella (interpretato dallo stesso Bacri), tutto casa e lavoro, sposato con una borghese e pedante arredatrice dal dubbio buon gusto, con tanto di autista e guardia del corpo al seguito. La sua vita corre sui binari della routine quotidiana, fino al colpo di fulmine per Clara, una quarantenne attrice di teatro.
L'imprenditore decide di frequentarla, assumendola per avere lezioni d'inglese, e si trova ad accostarsi ad un mondo molto distante da lui, fatto di cultura e di arte in cui goffamente tenta di calarsi, che lo deride per la sua grossolanità e mancanza di sensibilità artistica. Clara, in crisi esistenziale e professionale, non sopporta la sua invadente presenza, e pensa che il nuovo interesse dell'uomo per l'ambiente culturale intorno a cui gravita, sia in realtà un modo per mettersi in mostra e farsi apprezzare. La donna è convinta che Castella venga accettato solamente in virtù della ricchezza che rappresenta. Ma l'uomo, a contatto con questo nuovo mondo, si rende conto di possedere un proprio gusto, e di poter apprezzare, nonostante la propria formazione culturale, un'opera teatrale, un quadro e di poter scegliere di innamorarsi. Il suo è proprio un cambiamento di pensiero, che lo porta a riconsiderarsi, non più schiavo della propria casa bomboniera, e a valutare le persone con cui lavora, per se stesse e non più per ruoli e categorie.
E suo malgrado coinvolge nei suoi spostamenti umani anche le persone che stanno intorno a lui, in particolare Bruno, l'autista, e Frank, la guardia del corpo, costretti per il proprio lavoro a seguirlo ovunque.
Anche loro saranno vittime degli eventi. In un bar, che diventa il luogo fisico centrale dove si svolge la trama, Bruno rincontra Manie (Agnès Jaoui), barista, con cui aveva avuto una relazione precedente che aveva completamente rimosso.
I due ricominciano a stare insieme, ma non seriamente, perché Bruno è legato alla propria fidanzata che momentaneamente studia negli Stati Uniti, e rappresenta la donna della sua vita. Manie attraverso di lui incontra Frank con il quale comincia un vero rapporto serio. Ma i due sono molto differenti: la ragazza spaccia per "arrotondare", ha una visione più "leggera" della vita e dei rapporti in generale, anche se forse il nuovo arrivo può rappresentare una svolta di stabilità. Frank ex poliziotto, più rigido, moralista, e non disposto a scendere a compromessi, fatica ad accettare il lato ribelle di Manie ed ha una visione della vita più fatalista, dettata anche dalle precedenti delusioni sentimentali e professionali. In mezzo c'è Bruno, che ascolta e vede concretizzarsi le visioni pessimistiche che Frank ha della vita. Scopre, via lettera, che la sua ragazza lo ha tradito e non ha più intenzione di stargli vicino, lasciandolo in uno stato di sconforto, che gli fa dubitare della propria sensibilità e fondamentale fiducia che lui ripone nei rapporti umani. Intorno a questo microcosmo ruotano le esistenze di altri personaggi, anche loro nella continua ed eterna ricerca di stabilità e amore.
La commedia è divertente, molto
francese1 (se questa accezione può avere un senso), e finemente costruita, in cui l'analisi dei personaggi è ben riuscita. C'è un vasto campionario di caratteri e di differenti sensibilità, goffi in alcuni punti, ma anche tragici e delicati. E chi di essi avrà il coraggio di uscire dai propri rassicuranti cliché e dai propri pregiudizi culturali, mettendosi in discussione, sarà vincente. Un invito dunque alla tolleranza, ed all'accettazione della varietà dei "gusti degli altri", nel nome della ricerca del proprio "io" e della propria felicità.

Andrea Leonardi


1
E Leo ne è il nostro profeta.

 
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:: Andrea Leonardi
Sono nato a Reggio Emilia (dove ho sempre vissuto) il 20/1/1968. Diplomato geometra, avviato e interrotto l'Università d'Architettura di Firenze. Lavoro come geometra e disegnatore Cad presso uno studio tecnico in provincia di Reggio. Single (mettiamola così). Computer e Karate fra i miei hobby, ma una sola grande passione: naturalmente il cinema. Il mio avvicinamento ad un certo tipo di film di qualità è avvenuto in ritardo, dopo aver visto-capito che Rocky 5 era una cagata (meglio tardi che mai). Folgorato (la foto lo testimonia) ai tempi dell'università dai film francesi e da Juliette Binoche, l'amicizia con Michele e la collaborazione con Kult mi hanno dato l'ulteriore possibilità di avvicinarmi ai festival (esperienza assolutamente positiva).
 
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