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2001
25
Nov

Federico Fellini: creatività e inconscio

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Federico Fellini: creatività e inconscio

Questo è il titolo del convegno internazionale tenutosi a Rimini il 31 Ottobre ed il 1 Novembre, naturalmente organizzato dalla Fondazione Fellini. La Fondazione dedicata al regista romagnolo ha come presidenti onorari nientemeno che Woody Allen e Maddalena Fellini mentre Ettore Scola ne è il presidente onorario, Felice Laudadio, che fu anche direttore di qualche edizione del Festival Di Venezia, è il vicepresidente e Vittorio Boarini, il direttore.
Scopo della Fondazione, un'associazione culturale in forma di ONLUS, è ricordare e ravvivare il vasto e complesso mondo felliniano, mai abbastanza studiato e analizzato, con l'aiuto anche di una pregevole rivista appena nata, dal titolo quasi ovvio di "Amarcord".
Il tema di questo convegno, al quale sono stato invitato come corrispondente di Kult Underground, è stato il rapporto tra l'incredibile creatività visionaria di Fellini ed il suo inconscio, certamente non banale. Dopo l'apertura dei lavori, presieduta da Sergio Zavoli del quale è stato anche proiettato un mediometraggio sull'interminabile fila di persone che rese omaggio alla salma di Fellini, si è passati alle relazioni vere e proprie. Non ho potuto assistere agli interventi di Simona Argentieri, di Pupi Avati e di Angelo Battistini, ma i commenti del giorno dopo tra i presenti erano piuttosto interessati. Possi invece testimoniare del sincero trasporto con il quale Alberto Spadoni, psichiatra e amico personale di Fellini, racconta dell'infanzia schiva e particolare del regista, sempre in casa ma comunque colpito da tanti stimoli quanti erano i villeggianti che già allora affollavano la cittadina. Ecco che il piccolo Federico impara a vedere abiti e facce diverse dalle solite, a sentire dialetti e musiche altrimenti sconosciute e così via.. Ancor più affascinante è il racconto dei sogni di Fellini, sogni che diventano sceneggiature, sogni che lasciano un ricordo indelebile nel regista, film che diventano sogni. La psicoterapia con Bernard sviscera i segreti più reconditi di Fellini, così raccontano Lietta Tornabuoni e la Ravasi Bellocchio, in due interventi in bilico tra saggi di psicologia e narrazioni spontanee. E' stata la prima volta che ho partecipato ad un evento non prettamente "cinematografico" e l'esperienza è stata più che positiva. Per gli appassionati è un piacere legare le immagini dei sogni di Fellini alle scene dei film, capire le affinità tra un personaggio e l'infanzia del regista o una sua ossessione, come la suora nana di "
Amarcord". Dalle relazioni scopro inoltre la riluttanza di Fellini a viaggiare, esorcizzata di continuo con la promessa di un film da girarsi in Cina naturalmente mai realizzato.
Da parte della Fondazione l'organizzazione è stata più che impeccabile. Ospitali come solo i romagnoli sanno essere, le giornate sono state allietate e impreziosite da una cena al Grand Hotel, un luogo magico di Rimini. Accompagnati dalle note delle musiche più note dei suoi film si è creata un'atmosfera cordiale senza ingessature e l'argomento della conversazione di ogni tavolo era, manco a dirlo, ancora una volta Fellini e il suo cinema, a testimoniare l'affetto e l'interesse dei parteipanti.

Michele Benatti
 
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:: Michele Benatti
Michele Benatti, Nasce nel 1970 tra le bonifiche ferraresi ma cresce in provincia di Reggio Emilia tra le ciminiere delle ceramiche castellaranesi. Un'insana passione per l'informatica lo porta addirittura alla laurea breve ma si dice che abbia sbagliato mestiere. Appassionato spettatore di cinema extrastatunitense e di letture slave, matura col tempo una capacità critica tale da poterne addirittura scrivere. Estroverso ma timido, miope ma acuto, pallido ma sanguigno sono le caratteristiche di Michele Benatti.
 
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