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2009
26
Nov

Fottuti dal Destino - Doriana Di Giovanni

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Anno di Edizione: 2008
Casa Editrice: LibertàEdizioni
Pagine: 138
 
Il sorriso amaro che inevitabilmente accompagna l'ormai celebre coniata dal compianto Massimo Troisi "pensavo fosse amore, invece era un calesse" torna a manifestarsi al solo leggere il titolo del romanzo di Doriana Di Giovanni, "Fottuti dal Destino".
Una serie di eventi  dolorosi s'intreccia con la storia dell'innamoramento tra Andrea ed Ilaria, dei loro appassionati incontri virtuali, che sembrano oltrepassare i confini dell'invisibile e avvicinare, fino a farle toccare, due vite altrimenti destinate a restare parallele. I due protagonisti finiscono ben presto per isolarsi, "come se il mondo intorno non esistesse più..., in quel nascondiglio segreto del computer", in una dimensione paradossalmente tanto surreale quanto autentica. Il lettore, travolto "da questa ondata di purezza", che avvolge i due personaggi, sperimenta insieme a loro, nello stesso tempo, il timore di essere nel mirino di un Destino scritto sin dalla nascita, al quale  e a cui nessuno può sfuggire, contrariamente a ciò che sostiene Anaïs Nin: "Quello che chiamiamo il nostro destino è in realtà il nostro carattere, e il carattere si può cambiare".
 "Fottuti dal Destino"  mi fa piacevolmente ricordare il Destino folle e supremo che incombe su Misty in Diary di Chuck Palahniuk, scritto con tale forza di suggestione da illudere il lettore di avere tra le mani davvero e di sfogliare, capitolo dopo capitolo, il diario di Misty. L'opera prima di Doriana Di Giovanni, infatti, altro non è che il diario romanzato d'Ilaria: pur restando nell'ambito di una ineccepibile essenzialità narrativa, l'autrice analizza in dettaglio, con grande efficacia  che, pur mirando all'essenzialità del narrare, si dilunga con perizia su emozioni, sensazioni dei protagonisti. La scrittura è lineare, chiara, scorrevole, spontanea, come se "dettata dall'impulso del momento", senza artificiosità linguistiche e intoppi narrativi.
Ciò che mi ha colpito, fin dalle prime pagine, è, senza dubbio, l'acuta sensibilità dei personaggi e della scrittrice, che affonda la penna, con estrema delicatezza, in alcune delle piaghe più profonde della società e del nostro io. Sincerità, altruismo, comprensione reciproca, solidarietà per chi soffre, sono alla base dell'amicizia e dell'amore: il sentimento che lega Andrea e Ilaria, pur se segnato dalle seducenti attrattive dei tempi moderni, è intenso, soffice, idilliaco. Insomma, una non comune, tenera e sublime storia d'amore, che la distanza rinvigorisce invece di indebolire, con l'ebbrezza e la malizia del "tempo delle mele".
Ilaria, la protagonista, vive con Elena e l'ama, affronta la vita, che anche per lei è un continuo divenire, con uno spirito di adattamento e una forza di carattere che le continue crisi cardiache non annientano, ma alimentano; è sempre pronta a cogliere gli stimoli necessari per ricominciare a vivere, facendo a pugni, di volta in volta, col Destino, nonostante le frustrazioni, la sofferenza e il dolore,  quasi in contrasto con la visione piuttosto pessimistica della vita più o meno scopertamente manifestata dalla scrittrice. Marco (cardiologo e amico di Ilaria) e Andrea sono  fiaccole di speranza per il suo cuore... anche "in quel posto dimenticato da Dio", l'ospedale in cui Ilaria è sottoposta a terapia.
In alcuni momenti narrativi, riguardanti soprattutto Andrea e Ilaria, "due persone così diverse con anime completamente affini e compatibili", su un sano romanticismo prevale il sentimentalismo,  affidato spesso alla comunicazione tecnologica (chat, mail e sms)  che allontana ogni sogno prometeico, ma  che rafforza la tragicità di alcuni eventi, e viceversa. La sfortuna perseguita la protagonista, insomma, il suo fato non le lascia il tempo di un respiro: Ilaria può gioire, quando le è consentito, per un lasso di tempo assai breve. Tra ricordi, speranze, sogni, un'altalena di emozioni a volte incontrollabili, spesso contraddittorie, quasi sempre pure e forti, fino alla fine del romanzo, il lettore non osa dire che il peggio sia passato...
E se, in prima istanza, sembra che per Andrea, deluso dal suo matrimonio, e per Ilaria, si tratti di evasione, di momentanea fuga per il gusto del diverso, una riflessione più profonda suggerisce, almeno per quanto riguarda la protagonista femminile della storia  (che considera la sua omosessualità una "diversità scomoda e fastidiosa...")  stia inconsapevolmente cercando se stessa. La perdita d'identità e lo sdoppiamento dell'io  richiama "Il compagno segreto", di Joseph Conrad, in cui il protagonista e il Doppio di sé, che ha commesso un crimine e lo vorrebbe come suo complice, interagiscono, ma sono in un conflitto che avrà fine solo allorché il protagonista avrà completamente interiorizzato  l'Altro.
Come i battiti di un orologio a pendolo, Ilaria ripete: "Doveva essere solo un pizzicotto...", ma, come si sa, "Poca favilla gran fiamma seconda" (Dante).
 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Su TERZA PAGINA WORLD, maggio 2009, ha pubblicato la recensione a “Seconda B”, di Patrizio Pacioni, romanzo edito nel 2009 dalla Melino Merella Edizioni. Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale «L(‘)abile traccia». In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
 
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