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2002
25
Dic

Mercenari

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Mercenari:
liberi professionisti della guerra o terroristi?

"Anche i suoi mercenari nel paese
sono come vitelli da ingrasso.
Anch'essi infatti han voltate le spalle,
fuggono insieme, non resistono,
poiché il giorno della sventura è giunto su di loro,
il tempo del loro castigo"
(Geremia 46, 21)

È cronaca di questi
giorni2 ma ci riporta ai libri di scuola, alle armate Brancaleone e alla discesa dei Lanzichenecchi in Italia: i mercenari sono una realtà anche oggi. E, dal punto di vista giusinternazionalistico, una realtà problematica regolamentata o, se vogliamo essere più precisi, che si cerca di normare a livello sovranazionale.
Vediamo come e analizziamo insieme il testo della Convenzione internazionale contro il reclutamento, l'utilizzazione, il finanziamento e l'istruzione di mercenari, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989 e della legge italiana n.210,
12 maggio 19953, di ratifica ed esecuzione di detta Convenzione, che apporta modifiche al codice penale introducendo nel nostro ordinamento le fattispecie relative.
Innanzitutto, è di fondamentale importanza capire quali siano le caratteristiche necessarie e sufficienti perché ci si trovi dinanzi ad un soldato di ventura. L'art.1 della
Convenzione4 ne dà la definizione ai fini dell'applicazione della regolamentazione contenutavi: in pratica con il termine "mercenario" si intende chi è arruolato nel suo paese o all'estero per combattere in un conflitto armato5, prende parte alle ostilità essenzialmente per trarne un vantaggio personale o ha ricevuto la promessa di ricevere una remunerazione nettamente superiore a quella dei combattenti di rango e funzioni analoghe operanti nelle forze armate regolari, non ha la cittadinanza di una delle parti in conflitto, né la residenza, non è membro delle forze armate di una delle parti e non è inviato in missione ufficiale da uno Stato terzo. Accanto a queste condizioni, che devono essere tutte necessariamente realizzate, ve ne sono altre che possono concorrere in situazioni particolari: essere arruolati nel paese o all'estero per prendere parte ad atti di violenza finalizzati a rovesciare un governo o attentare comunque all'ordine costituito di uno Stato, oppure attentare all'integrità territoriale di uno Stato; prendere parte a tali atti essenzialmente in vista di ottenere un significativo vantaggio personale ed essere spinti ad agire dalla promessa o dal pagamento di una remunerazione materiale, non essere né cittadino né residente dello Stato contro il quale l'atto è diretto, non essere inviato in missione ufficiale da uno Stato terzo e non essere membro delle forze armate dello Stato in cui l'atto si consuma.
A ben guardare, la storia recente ha fornito alcuni esempi abbastanza ambigui ai quali con difficoltà si sarebbe potuto applicare o meno la regolamentazione convenzionale che qui ci occupa ma che, come spesso accade, sono fuggiti a qualsiasi
giudizio6.
L'art.2, poi, dichiara in maniera netta che chiunque recluti, utilizzi, finanzi o istruisca dei mercenari, così come sopra definiti, commette una infrazione della Convenzione e, per l'art.3, gli stessi mercenari che partecipino direttamente a delle ostilità violano questo strumento.
L'art.4, stabilisce che anche il tentativo di commettere le azioni sopra descritte costituisce violazione (fattispecie penalistica del
delitto tentato7)
Può sembrare abbastanza curioso che un atto di diritto internazionale universale, vale a dire rivolto a tutti i Paesi membri della comunità internazionale, si preoccupi di simili banalità (vale a dire che essere pagati per partecipare ad una guerra o ad un colpo di stato non è un'azione permessa), ma se andiamo avanti nella lettura delle disposizioni, ci rendiamo conto che i trattati internazionali di questo tipo contengono molte definizioni e proclamazioni di principi che, poi, risultano poco efficaci e per nulla influenti nella realtà quotidiana senza un preciso e forte impegno degli Stati.
Negli articoli dal 5 al 16, infatti, si regolano gli impegni che i singoli Stati parte alla presente Convenzione devono prendersi e attuare nei propri ordinamenti interni e nelle rispettive relazioni giudiziarie e diplomatiche aventi per oggetto i mercenari.
Come facilmente si può capire, la reale portata delle altisonanti dichiarazioni e pronunce contenute in questo come in altri documenti tanto solennemente firmati in conferenze internazionali, dipende e dipenderà sempre di più dalla reale volontà dei singoli governi di trasformare queste parole in azioni concrete: quindi, approvare atti normativi di diritto interno e darne esecuzione con strumenti attuativi che rendano effettivi gli impegni presi in ambito sovranazionale.
Per quanto riguarda il nostro Paese, bisogna dire che ciò si è avuto, nel caso di specie, con l'approvazione della legge 12 maggio 1995, n.
2108, di ratifica ed esecuzione di detta Convenzione, che ha introdotto nel nostro ordinamento la figura delittuosa del mercenario prevedendo delle specifiche pene da comminare9, mentre secondo l'art.5 non risulta punibile chi ha commesso fatti previsti dalla legge, e quindi dalla Convenzione, con l'approvazione del governo, se adottata in conformità agli obblighi derivanti da trattati internazionali.
Questo punto risulta molto interessante perché, volendo fare un volo di fantasia, come è ormai
nostra abitudine10, aprirebbe la possibilità di impegnare cittadini italiani, dipendenti magari dai servizi speciali che risponderanno solo e soltanto al Presidente del Consiglio dei ministri11, in operazioni di supporto a qualche forte alleato in virtù di vincoli derivanti da trattati di mutuo sostegno12, permetterebbe a costoro di commettere qualsiasi azione, anche delittuosa, e godere comunque di una pressoché totale immunità (sempre che riescano a tornare in Patria).
Tornando alla Convenzione, l'art.17 regola le eventuali dispute che possano insorgere tra gli Stati parte sulla interpretazione della stessa, indicando nella
Corte Internazionale di Giustizia13 l'organo competente per la loro risoluzione e l'art.18 dà le indicazioni per la ratifica da parte degli Stati membri dell'ONU.
Ma è l'art.19 che ci interessa particolarmente: in questo si prevede che la presente Convenzione entrerà in vigore dopo il deposito presso il Segretariato generale delle Nazioni Unite del ventiduesimo strumento di ratifica o di adesione, vale a dire dopo che il ventiduesimo Stato parte l'avrà recepita nel proprio ordinamento nazionale e ne avrà dato esecuzione con strumenti ad hoc.
Oggi14, a tre anni dalla proclamazione, purtroppo, sono soltanto nove i Paesi che hanno adempiuto a questo obbligo, pur essendo ventitré quelli che hanno ratificato la Convenzione e altri nove quelli che l'hanno solamente firmata. Inutile dire che, come per altri trattati di cui ci siamo occupati in passato, tra gli assenti figurano molti importanti Paesi15 che non prevedono neppure di aderirvi in futuro.
Desiderio di impunità o mania da superpotenza? O entrambe le cose?
Al di là di tutto, ciò che rileva è che, dunque, questo strumento convenzionale non è al momento in vigore, così come la legge italiana di cui sopra, e che la professione di uomo d'armi al servizio del miglior offerente sia liberamente praticabile salvo la violazione di altre specifiche norme penalistiche nazionali.
À la guerre comme à la guerre!



"Eppure il fuoco ti divorerà,
ti sterminerà la spada,
anche se ti moltiplicassi come le cavallette,
se diventassi numerosa come i bruchi,
e moltiplicassi i tuoi mercenari
più che le stelle del cielo"
(Naum 3, 15-16a)



Davide Caocci


1
Appendice

Convention internationale contre le recrutement, l'utilisation, le financement et l'instruction des mercenaires, 4 décembre 1989.

Les Etats parties à la présente Convention,
Réaffirmant les buts et principes consacrés par la Charte des Nations Unies et par la Déclaration relative aux principes du droit international touchant les relations amicales et la coopération entre les Etats conformément à la Charte des Nations Unies,
Sachant que des mercenaires sont recrutés, utilisés, financés et instruits pour des activités qui violent des principes du droit international tels que ceux de l'égalité souveraine, de l'indépendance politique et de l'intégrité territoriale des Etats ainsi que de l'autodétermination des peuples,
Affirmant que le recrutement, l'utilisation, le financement et l'instruction de mercenaires doivent être
considérés comme des infractions qui préoccupent vivement tous les Etats et que toute personne ayant commis l'une quelconque de ces infractions doit être traduite en justice ou extradée,
Convaincus de la nécessité de développer et de renforcer la coopération internationale entre les Etats
en vue de prévenir, de poursuivre et de réprimer de telles infractions,
Préoccupés par les nouvelles activités internationales illicites liant les trafiquants de drogues et les mercenaires dans la perpétration d'actes de violence qui sapent l'ordre constitutionnel des Etats,
Convaincus également que l'adoption d'une convention contre le recrutement, l'utilisation, le financement et l'instruction de mercenaires contribuerait à l'élimination de ces activités répréhensibles et, par conséquent, au respect des buts et principes consacrés par la Charte des Nations Unies,
Conscients que les questions qui ne sont pas réglées par une telle convention continuent d'être régies par les règles et les principes du droit international,
Sont convenus de ce qui suit:

Article premier
Aux fins de la présente Convention,
1. Le terme "mercenaire" s'entend de toute personne:
a) Qui est spécialement recrutée dans le pays ou à l'étranger pour combattre dans un conflit armé;
b) Qui prend part aux hostilités essentiellement en vue d'obtenir un avantage personnel et à laquelle est effectivement promise, par une partie au conflit ou en son nom, une rémunération matérielle nettement supérieure à celle qui est promise ou payée à des combattants ayant un rang et une fonction analogues dans les forces armées de cette partie;
c) Qui n'est ni ressortissante d'une partie au conflit, ni résidente du territoire contrlé par une partie au conflit;
d) Qui n'est pas membre des forces armées d'une partie au conflit; et
e) Qui n'a pas été envoyée par un Etat autre qu'une partie au conflit en mission officielle en tant que membre des forces armées dudit Etat.
2. Le terme "mercenaire" s'entend également, dans toute autre situation, de toute personne:
a) Qui est spécialement recrutée dans le pays ou à l'étranger pour prendre part à un acte concerté de violence visant à:
i) Renverser un gouvernement ou, de quelque autre manière, porter atteinte à l'ordre constitutionnel d'un Etat; ou
ii) Porter atteinte à l'intégrité territoriale d'un Etat;
b) Qui prend part à un tel acte essentiellement en vue d'obtenir un avantage personnel significatif et est poussée à agir par la promesse ou par le paiement d'une rémunération matérielle;
c) Qui n'est ni ressortissante ni résidente de l'Etat contre lequel un tel acte est dirigé;
d) Qui n'a pas été envoyée par un Etat en mission officielle; et
e) Qui n'est pas membre des forces armées de l'Etat sur le territoire duquel l'acte a eu lieu.

Article 2
Quiconque recrute, utilise, finance ou instruit des mercenaires, au sens de l'article premier de la présente Convention, commet une infraction au sens de la Convention.

Article 3
1. Un mercenaire, au sens de l'article premier de la présente Convention, qui prend une part directe à des hostilités ou à un acte concerté de violence, selon le cas, commet une infraction au sens de la Convention.
2. Aucune disposition du présent article ne limite le champ d'application de l'article 4 de la présente Convention.

Article 4
Commet une infraction quiconque:
a) Tente de commettre l'une des infractions définies dans la présente Convention;
b) Se rend complice d'une personne qui commet ou tente de commettre l'une des infractions définies dans la présente Convention.

Article 5
1. Les Etats parties s'engagent à ne pas recruter, utiliser, financer ou instruire de mercenaires et à interdire les activités de cette nature conformément aux dispositions de la présente Convention.
2. Les Etats parties s'engagent à ne pas recruter, utiliser, financer ou instruire de mercenaires en vue de s'opposer à l'exercice légitime du droit inaliénable des peuples à l'autodétermination tel qu'il est reconnu par le droit international et à prendre, conformément au droit international, les mesures appropriées pour prévenir le recrutement, l'utilisation, le financement ou l'instruction de mercenaires à cette fin.
3. Ils répriment les infractions définies dans la présente Convention par des peines appropriées qui prennent en considération la nature grave de ces infractions.

Article 6
Les Etats parties collaborent à la prévention des infractions définies dans la présente Convention, notamment:
a) En prenant toutes les mesures possibles afin de prévenir la préparation sur leurs territoires respectifs de ces infractions destinées à être commises à l'intérieur ou en dehors de leur territoire, y compris des mesures tendant à interdire les activités illégales des individus, groupes ou organisations qui encouragent, fomentent, organisent ou perpètrent de telles infractions;
b) En coordonnant les mesures administratives et autres à prendre pour prévenir la perpétration de ces infractions.

Article 7
Les Etats parties collaborent en prenant les mesures nécessaires pour appliquer la présente Convention.

Article 8
Tout Etat partie qui a lieu de croire que l'une des infractions définies dans la présente Convention a été, est ou sera commise fournit aux Etats parties intéressés, directement ou par l'intermédiaire du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies, conformément aux dispositions de sa législation nationale, tous renseignements pertinents dès qu'il en a connaissance.

Article 9
1. Chaque Etat partie prend les mesures nécessaires pour établir sa compétence aux fins de connaître des infractions définies dans la présente Convention qui sont commises:
a) Sur son territoire ou à bord d'un navire ou d'un aéronef immatriculé dans ledit territoire;
b) Par l'un quelconque de ses ressortissants ou, si cet Etat le juge approprié, par les apatrides qui ont leur résidence habituelle sur son territoire.
2. De même, chaque Etat partie prend les mesures nécessaires pour établir sa compétence aux fins de connaître des infractions définies aux articles 2, 3 et 4 de la présente Convention dans le cas où leur auteur présumé se trouve sur son territoire et où ledit Etat ne l'extrade pas vers l'un quelconque des Etats mentionnés au paragraphe 1 du présent article.
3. La présente Convention n'exclut pas une compétence pénale exercée en vertu de la législation nationale.

Article 10
1. S'il estime que les circonstances le justifient, tout Etat partie sur le territoire duquel se trouve l'auteur présumé de l'infraction assure, conformément à sa législation, la détention de cette personne ou prend toutes autres mesures appropriées pour s'assurer de sa personne pendant le délai nécessaire à l'engagement de poursuites pénales ou d'une procédure d'extradition. Cet Etat partie procède immédiatement à une enquête préliminaire en vue d'établir les faits.
2. Lorsqu'un Etat partie a, conformément aux dispositions du présent article, mis une personne en détention ou pris toutes autres mesures prévues au paragraphe 1 du présent article, il en avise sans retard directement ou par l'entremise du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies:
a) L'Etat partie où l'infraction a été commise;
b) L'Etat partie qui a fait l'objet de l'infraction ou de la tentative d'infraction;
c) L'Etat partie dont la personne physique ou morale qui a fait l'objet de l'infraction ou de la tentative d'infraction a la nationalité;
d) L'Etat partie dont l'auteur présumé de l'infraction a la nationalité ou, si celui-ci est apatride, l'Etat partie sur le territoire duquel il a sa résidence habituelle;
e) Tout autre Etat partie intéressé qu'il juge approprié d'aviser.
3. Toute personne à l'égard de laquelle sont prises les mesures visées au paragraphe 1 du présent article est en droit :
a) De communiquer sans retard avec le plus proche représentant qualifié de l'Etat dont elle a la nationalité ou qui est autrement habilité à protéger ses droits ou, s'il s'agit d'une personne apatride, de l'Etat sur le territoire duquel elle a sa résidence habituelle;
b) De recevoir la visite d'un représentant de cet Etat;
4. Les dispositions du paragraphe 3 du présent article sont sans préjudice du droit de tout Etat partie ayant établi sa compétence conformément à l'alinéa b du paragraphe 1 de l'article 9 d'inviter le Comité international de la Croix-Rouge à communiquer avec l'auteur présumé de l'infraction et à lui rendre visite.
5. L'Etat qui procède à l'enquête préliminaire visée au paragraphe 1 du présent article en communique rapidement les conclusions aux Etats mentionnés au paragraphe 2 du présent article et leur indique s'il entend exercer sa compétence.

Article 11
Toute personne contre laquelle une action est intentée pour l'une quelconque des infractions définies dans la présente Convention bénéficie, à tous les stades de la procédure, de la garantie d'un traitement équitable et de tous les droits et garanties prévus par le droit de l'Etat intéressé. Les normes applicables du droit international devraient être prises en compte.

Article 12
L'Etat partie sur le territoire duquel l'auteur présumé de l'infraction est découvert, s'il n'extrade pas ce dernier, est tenu, sans aucune exception, et que l'infraction dont il s'agit ait été ou non commise sur son territoire, de soumettre l'affaire à ses autorités compétentes pour l'exercice de l'action pénale, selon une procédure conforme à la législation de cet Etat. Ces autorités prennent leur décision dans les mêmes conditions que pour toute autre infraction de nature grave conformément à la législation de ce Etat.

Article 13
1. Les Etats parties s'accordent l'entraide judiciaire la plus large possible dans toute procédure pénale relative aux infractions définies dans la présente Convention, y compris en ce qui concerne la communication de tous les éléments de preuve dont ils disposent et qui sont nécessaires aux fins de la procédure. Dans tous les cas, la loi applicable pour l'exécution d'une demande d'entraide est celle de l'Etat requis.
2. Les dispositions du paragraphe 1 du présent article n'affectent pas les obligations relatives à l'entraide judiciaire stipulées dans tout autre traité.

Article 14
L'Etat partie dans lequel une action pénale a été engagée contre l'auteur présumé de l'infraction en communique, conformément à sa législation, le résultat définitif au Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies, qui en informe les autres Etats intéressés.

Article 15
1. Les infractions définies aux articles 2, 3 et 4 de la présente Convention sont de plein droit comprises comme cas d'extradition dans tout traité d'extradition conclu entre Etats parties. Les Etats parties s'engagent à comprendre ces infractions comme cas d'extradition dans tout traité d'extradition à conclure entre eux.
2. Si un Etat partie qui subordonne l'extradition à l'existence d'un traité est saisi d'une demande d'extradition par un autre Etat partie avec lequel il n'est pas lié par un traité d'extradition, il a la latitude de considérer la présente Convention comme constituant la base juridique de l'extradition en ce qui concerne ces infractions. L'extradition est subordonnée aux autres conditions prévues par la législation de l'Etat requis.
3. Les Etats parties qui ne subordonnent pas l'extradition à l'existence d'un traité reconnaissent ces infractions comme cas d'extradition entre eux dans les conditions prévues par la législation de l'Etat requis.
4. Entre Etats parties, les infractions sont considérées aux fins d'extradition comme ayant été commises tant au lieu de leur perpétration que sur le territoire des Etats tenus d'établir leur compétence en vertu de l'article 9 de la présente Convention.

Article 16
La présente Convention n'affecte pas :
a) Les règles relatives à la responsabilité internationale des Etats;
b) Le droit des conflits armés et le droit international humanitaire, y compris les dispositions relatives au statut de combattant ou de prisonnier de guerre.

Article 17
1. Tout différend entre deux ou plusieurs Etats parties concernant l'interprétation ou l'application de la présente Convention qui n'est pas réglé par voie de négociation est soumis à l'arbitrage, à la demande de l'un d'entre eux. Si, dans les six mois qui suivent la date de la demande d'arbitrage, les parties ne parviennent pas à se mettre d'accord sur l'organisation de l'arbitrage, l'une quelconque d'entre elles peut soumettre le différend à la Cour internationale de Justice, en déposant une requête conformément au Statut de la Cour.
2. Tout Etat peut, au moment où il signe la présente Convention, la ratifie ou y adhère, déclarer qu'il ne se considère pas lié par les dispositions du paragraphe 1 du présent article. Les autres Etats parties ne sont pas liés par lesdites dispositions envers un Etat partie qui a formulé une telle réserve.
3. Tout Etat partie qui a formulé une réserve conformément aux dispositions du paragraphe 2 du présent article peut à tout moment lever cette réserve par une notification adressée au Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.

Article 18
1. La présente Convention sera ouverte à la signature de tous les Etats jusqu'au 31 décembre 1990, au Siège de l'Organisation des Nations Unies, à New York.
2. La présente Convention sera soumise à ratification. Les instruments de ratification seront déposés auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.
3. La présente Convention sera ouverte à l'adhésion de tout Etat. Les instruments d'adhésion seront déposés auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.

Article 19
1. La présente Convention entrera en vigueur le trentième jour qui suivra la date de dépt auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies du vingt-deuxième instrument de ratification ou d'adhésion.
2. Pour chacun des Etats qui ratifieront la Convention ou y adhéreront après le dépt du vingt-deuxième instrument de ratification ou d'adhésion, la Convention entrera en vigueur le trentième jour après le dépt par cet Etat de son instrument de ratification ou d'adhésion.

Article 20
1. Tout Etat partie pourra dénoncer la présente Convention par voie de notification écrite adressée au Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.
2. La dénonciation prendra effet un an après la date à laquelle la notification aura été reçue par le Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.

Article 21
L'original de la présente Convention, dont les textes anglais, arabe, chinois, espagnol, français et russe font également foi, sera déposé auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies, qui en fera tenir copie certifiée conforme à tous les Etats.

EN FOI DE QUOI les soussignés, dûment autorisés à cet effet par leurs gouvernements respectifs, ont signé la présente Convention.

Stati parte
(data di ratifica
e
di deposito dello strumento)
1. Arabia Saudita
14.04.1997
14.04.1997
2. Azerbaïdjan
04.12.1997
3. Barbados
10.07.1992.
4. Bielorussia
13.12.1990.
28.05.1997
5. Belgio
31.05.2002
31.05.2002
6. Camerun
21.12.1990.
26.01.1996.
7. Cipro
08.07.1993.
8. Costa Rica
20.09.2001
9. Croazia
27.03.2000
10. Georgia
08.06.1995.
11. Italia
05.02.1990.
21.08.1995.
12. Libia
22.09.2000
13. Maldive
17.07.1990.
11.09.1991.
14. Mauritania
09.02.1998
15. Ouzbékistan
19.01.1998
16. Qatar
26.03.1999
17. Senegal
09.06.1999
18. Seychelles
12.03.1990.
19. Suriname
27.02.1990.
10.08.1990.
20. Togo
25.02.1991.
21. Turkménistan
18.09.1996
22. Ucraina
21.09.1990.
13.09.1993.
23. Uruguay
20.11.1990.
14.07.1999

Stati solo firmatari
(data della firma)
1. Germania
20.12.1990.
2. Angola
28.12.1990.
3. Congo
20.06.1990.
4. Congo (Rep. dem.)
20.03.1990.
5. Marocco
05.10.1990.
6. Nigeria
04.04.1990.
7. Polonia
28.12.1990.
8. Romania
17.12.1990.
9. Yugoslavia
12.03.2001



2
Cfr. Golpe alle Comore, due italiani arrestati a Verona. Reclutati dal mercenario francese Bob Denard per l'ennesimo tentativo di colpo di Stato nelle isole dell'Oceano Indiano, in Corriere della Sera, 5 dicembre 2002.

3
Cfr. Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 1° giugno 1995, n.126, ove è stata pubblicata la legge unitamente al testo ufficiale in francese ed alla traduzione non ufficiale in italiano.

4
Cfr. il testo ufficiale in Appendice al presente articolo.

5
E qui si porrebbe il problema di comprendere quando ci si trovi in una situazione definibile come "conflitto armato", ma ne lasciamo la trattazione ad un prossimo articolo.

6
Si vedano, ad esempio, le formazioni paramilitari statunitensi presenti ed operanti in molti Stati dell'America latina negli anni '70 e '80.

7
Cfr. art.56 comma 1 cod. pen.: chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica.

8
Cfr. Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 1° giugno 1995, n.126, ove è stata pubblicata la legge unitamente al testo ufficiale in francese ed alla traduzione non ufficiale in italiano.

9
Cfr. artt.3 e 4 della legge che stabiliscono la reclusione da due a sette anni per i mercenari impegnati in conflitti armati, da tre a otto per quelli in colpi di stato, da quattro a quattordici per gli organizzatori.

10
Cfr. Colpo di stato in Costa d'Avorio: prospettive e responsabilità, in KU n.90 - 2002.

11
Vista la riforma dei servizi segreti che è in fieri e di cui ci occuperemo appena sarà varata.

12
Si vedano ad esempio le obbligazioni derivanti dal Trattato NATO; cfr. Terrorismo globale e nuove insicurezze: la risposta della comunità internazionale, in KU n.78 - 2001.

13
Cfr. Pluralità di giurisdizioni e unicità del diritto internazionale, in KU n.88 - 2002.

14
L'articolo è stato chiuso il 18.12.2002.

15
Cfr. l'elenco degli Stati in Appendice al presente articolo.

 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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