:: Home » Numeri » #88 » SUSSURRI » Sonntag - II
2002
25
Lug

Sonntag - II

Commenti () - Page hits: 2800
Sonntag - II

Urto qualcosa col gomito. Segue un tintinnare metallico. E con questo siamo a due. Silvia che ride, sbuffa fumo. Silvia che accende un'altra sigaretta. Io che la guardo e ho sete. Gli occhi sono lucidi. Silvia che parla con me e non le credo, e poi ho fretta, forse non ci trovo niente e resta solo la sete, questa fame che ho di acqua. Sparecchiata la tavola sono steso in terra. Occhi chiusi e mano sinistra sugli occhi.
Gli occhi chiusi e rumore di buio e ferrovie e uomini. Strade. Luce su tutto. Poi Anne. Le copro gli occhi con la mano sinistra, vorrei poi esploda in sillabe: per darle luce, gonfiarle gli occhi. E attendere che il metrò passi. Io che corro avanti. La oltrepasso. In un locale simile a tanti: puzzo di fritto. Baciarsi. Per ciascuno un bicchiere di birra. Seduti al tavolo. E' sottile, il tavolo: è in legno; posto al centro della stanza. Luce secca ocra filtra da due teorie di vetrate arancio simmetriche che sventrano le pareti verdi; cade tra cartoni sagomati maschili, li scontorna in polvere. Io ruoto il capo intorno, fisso innanzi a me gli occhi; verso da bere. E' troppo fermentata. Sorseggio. Poggio il bicchiere. Passo sulla lingua i denti, quello che ne resta. Lei ride, fa gesti. E' troppo fermentata. Fragore di motori aritmico penetra l'interno, riempie tutto. Non credo sia il caso di farlo. Anche se necessario. Prematuro. Già...Wirdorlf che solleva il bicchiere e abbocca grandi sorsi, con l'altra che gli fissa i denti, glieli cava. Wirldorlf che si passa la lingua tra quello che gli resta dei denti e quella sorride e dice di non capire e sorride. Wirldorlf che si alza, si accosta a un gruppo di sagome; ne scosta una da un'altra; alcune le accosta tra loro. Chiede scusa, torna a sedersi, con l'altra che si alza e la sua birra è finita e deve proprio andare; che il passare inosservati, dipende tutto da questo. Scansando con cura le sagome, ci appressiamo all'uscita. Fuori dal locale restano alberi discinti tra vetro e palazzi e terra, compressi in pilastri nudi in cemento armato: alti toccano i cavi neri tirati da palo a palo per tutti e mille questi pali larghi messi in fila. Scalzi. Lei che si avvia lungo la strada puntellata di pali. I contorni scuriscono nella luce bianca. Fragore aritmico vibratile contro palazzi, figure; sui bordi. Scorrere i bordi con le dita, frugarvi i profili concavi, quelle aree resistenti al tatto. Il corpo è compromesso. Sete in terra e luci solcano il soffitto. Sete d'aria, piccole dita.
Apro gli occhi. Silvia mi è di fianco, ingoia aria come se volesse parlare. "Ti va o no di venire a teatro?"
Resto lì, sospeso. Andarci insieme. Sono anni che non ci vado. Un teatro credevo neanche più esistesse.

Christian Del Monte
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Christian Del Monte
Christian Del Monte nasce a Matera il 08/04/1975. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo classico ginnasio ''Quinto Ennio'', a Taranto, e aver frequentato per due anni l'università di Salerno, è adesso laureando presso l'Università di Bologna in Semiotica del testo di Scienze della Comunicazione, con una tesi sul libro The Soft Machine, di William Burroughs. Nel corso degli anni, Christian del Monte si è accostato nei più svariati modi alla scrittura. Prima come giornalista: tra il 1990 e il 1994 collabora con diverse testate giornalistiche tarantine. Poi come poeta: tra il 1995 e il 1996 scrive due raccolte di poesie: Intermezzi e Princìpi. Infine, dall'estate del 1997 si interessa di scrittura in prosa e di saggistica semiotico-testuale. Inizia in quel periodo a scrivere Marta. In questo lavoro Del Monte si propone di liberare la scrittura dai vincoli imposti dai concetti di trama e di personaggio, attraverso una focalizzazione, non simbolista, posta sugli oggetti presenti nelle storie narrate, una totale semplificazione della trama e l'appiattimento del personaggio sulle sue azioni fisiche e percettive. Nel 1998 scrive Écru una raccolta di cinque racconti brevi: Martedì, Silvestro, DùNAMIS, Stretto e Fiore. che sviluppano ulteriormente le problematiche emerse in Marta. In particolare, Martedì approfondisce la tecnica del cut-up e del fold-in, utilizzando come base Marta. Silvestro oggettualizza i personaggi, trasponendo in prima persona le tecniche narrative elaborate in Marta. DùNAMIS continua a esplorare la problematica del dialogico in prima persona, con una particolare attenzione alla ritmicità del suo intrecciarsi. Stretto si costruisce intorno all'intento di realizzare una topografia dello spazio dialogico e di quello narrativo. Fiore, infine dichiara con la sua peculiare prosa i confini poetici entro cui écru si pone. Nel 1999 scrive Steady-cam, un racconto lungo in cui le tematiche espresse dai precedenti lavori si sposano con una struttura narrativa, pur entro certi limiti tradizionale. Tra gli altri lavori realizzati in questo periodo sono da annoverare un lavoro teatrale per l'infanzia: Diavolo e Angelo e due sceneggiature per cortometraggi: Frattaglie e John Wayne e la lumaca.
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 153 millisecondi