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2009
27
Ott

Il bello della bicicletta - Marc Augé

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traduzione di Valentina Parlato, Bollati Boringhieri (Torino, 2009), pag. 74, euro 8.00.
 
La bici, come spiega Marc Augé, è mito, epica e può essere utopia. L'antropologo francese Augé, con il breve saggio' , entrato a far parte della collana "incipit" della Bollati Boringhieri, "Il bello della bicicletta", c'apre nuovamente gli occhi s'una delle possibilità d'uscita da diversi problemi dell'attualità: l'utilizzo del velocipede più noto. L'autore, già directeur d'études presso l'EHESS di Parigi e che da anni ormai cerca di costruire una vera e propria antropologia dei mondi contemporanei', ci spiega e parla, ricorda delle potenzialità della bicicletta; la bicicletta che è allo stesso tempo "mitica, epica e utopica". Augé argomenta le sue tesi servendosi d'un percorso suddiviso in tre momenti decisivi. Dove fa esplorare i tempi del "mito vissuto", il progredire della "crisi", la voglia della "utopia". Marc Augé, prendendo molto da Barthes e non solo, cala il suo sguardo – per farlo incontrare con quello di lettrice e lettore – nell'esempio a lui evidentemente più vicino, ovvero l'invenzione partorita direttamente dal Comune di Parigi del Vélib' (Vélos en libre-service) – programma pubblico di noleggio delle due ruote rese soggetto salvifico e in pratica cura. La città, in sostanza e servendoci d'esemplificazione banalissima, deve accendere una scommessa epocale con la bicicletta. Le ragioni sono molteplici, e nella maggior parte dei casi dare torto all'antropologo parigino è impossibile ad analizzare per logica. Il discorso donato, che grazie a una gradevolissima scorrevolezza di linguaggio e più che comprensibile, è in contemporanea un guardare alla storia. Andando alle origini, infatti, si deve per forza scoprire come si starebbe molto meglio se si concepisse la vita anche quale spazio mangiabile con bici. Nel senso che, togliendo tempi e centimetri, parecchi, tanto per cominciare alle automobili, e rimpiazzandole con i velocipedi disegnati presi in considerazione dallo studioso, si riuscirebbe finalmente a raggiungere l'obiettivo della maggiore serenità di tutte e tutti. A un certo punto, M. Augé addirittura prova a immaginare città trasformate fra una trentina d'anni. E, con gioco che guarda fortemente all'utopia, di nuovo, ci s'accorge che sarebbe veramente bellissimo. L'unica perplessità, forse, sta nell'ottimismo con il quale Marc Augé immagina infine una certa arrendevolezza dei produttori d'automobili che non dovrebbero ingaggiare battaglie contro il vero progresso pensato dallo stesso antropologo. Ma, comunque, leggendo "Il bello della bicicletta" si trova nuovamente modi di ragionare per quel mondo migliore'.       
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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