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2002
25
Mag

Robot

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Robot

Un ingrediente tipico, direi quasi immancabile, della "Space Opera", è la robotica. In ogni film, o romanzo di fantascienza classica troviamo qualche tipo di robot, in alcuni sono addirittura i protagonisti.
Anche nel gioco di ruolo fantascientifico i robot assumono una certa importanza, vediamo in quali modi si possono gestire. Robot non intelligenti, o dotati comunque di una scarsa capacità di raziocinio, possono essere trattati senza troppi problemi alla stregua di semplice equipaggiamento tecnologico (come facciamo noi coi robot industriali attualmente esistenti). Le cose cambiano quando i robot manifestano una intelligenza simile (o superiore!) alla nostra.
Il Master che desidera introdurre esseri artificiali nella sua campagna fantasy troverà di seguito vari spunti di riflessione.
Partiamo dalla nomenclatura: il termine generico "robot" indica semplicemente un essere costruito artificialmente. Più preciso (e limitativo) è il termine "androide" che implica una forma pseudo-umana (due braccia, due gambe, una testa, ecc). Il termine Cyborg che spesso ricorre nella fantascienza indica invece un ibrido di qualche tipo tra un essere naturale e organico con parti meccaniche e robotiche. In quest'ultimo caso sarà opportuno tracciare una linea di distinzione tra "umano" e "cibernetico" o "robotico"; ad esempio si potrebbero considerare ancora umani cyborg completamente meccanizzati ma dotati di un cervello umano organico.
Il Master accorto non si farà sfuggire l'occasione di esaminare l'impatto sul tessuto sociale di una ipotetica civiltà del futuro di una presenza robotica intelligente. I robot hanno dei diritti o sono da considerarsi semplicemente degli strumenti, come fossero schiavi? Possono votare? Possono decidere della propria vita? Sono da considerarsi vivi a tutti gli effetti? Sono oggetto di discriminazioni? Per approfondire queste ed altre tematiche, consiglio caldamente la visione a chi non lo avesse ancora fatto, delle seguenti opere:

I.A. intelligenza artificiale di S. Kubrick (film)
The Ghost In The Shell di Masamune Shirow (fumetto e animazione)

Anche un ripasso dei classici della fantascienza al cinema sarà certamente d'aiuto. Nella saga di Star Wars i robot manifestano certamente una intelligenza di tipo umano, e addirittura emozioni umane (hanno delle preferenze, bisticciano, provano gioia, preoccupazione, ecc.). Nonostante questo vengono trattati in malo modo o ignorati in diverse occasioni; ad esempio vedere l'atteggiamento di Han Solo nei confronti di C3PO, oppure le proteste del barista nella taverna di Mos Eisley quando i robot varcano la soglia ("noi non serviamo quei tipi lì"...).
Che dire poi del famigerato "Terminator" del film omonimo? Spietata macchina assassina priva di sentimenti, che arriverà tuttavia in parte a provare (nel secondo film) proprio come conseguenza della propria adattabilità e della conoscenza degli esseri umani.
Un tema simile si ritrova anche nella saga narrativa dei Berserker dello scrittore Fred Saberhagen, dove un'orda di macchine da guerra senzienti che si sposta nello spazio come uno sciame di cavallette, auto-riparandosi e auto-progettandosi, entra in contatto con la razza umana, ed è subito guerra. In uno dei romanzi della serie un robot sperimentale molto simile all'uomo viene inviato per studiare e capire il nemico (la razza umana) e alla fine riesce tanto bene nel suo intento da sviluppare dei sentimenti.
Dal punto di vista del gioco di ruolo, è possibile per i giocatori impersonare un robot? Perchè no, occorre però definire bene la questione. I robot impersonabili dovrebbero essere senz'altro quelli dotati di emozioni, per rendere più semplice il compito già arduo al giocatore. Ricordiamoci infatti che, in quanto esseri artificiali i robot hanno alcune caratteristiche che li differenziano nettamente da personaggi più convenzionali. Ad esempio potrebbero avere un istinto di autoconservazione diverso dal nostro, per il semplice fatto che potebbero essere ricostruiti; anche la memoria e le esperienze potrebbero essere recuperate da copie di sicurezza! Inoltre i robot potrebbero avere una vita operativa lunghissima, e coi necessari ricambi praticamente eterna; non si dovrebbero preoccupare di riprodursi... ecc..
Alla prossima... E buon GDR a tutti!

Massimo Borri
 
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:: Massimo Borri
Massimo Borri, nato il 6 marzo 1971, diplomato alla Scuola di Informatica dell’Università di Modena, attualmente lavora come referente informatico per la stessa università, presso il Dipartimento di Chirurgia della facoltà di Medicina. Si occupa principalmente di fotografia, video editing e grafica 2D e 3D (con Blender 3D), oltre che di consulenza informatica a tutto campo. Innamorato profondamente del Giappone e di tutti gli aspetti della sua cultura, ha come hobby lo studio della lingua giapponese. Adora il gioco del Go con cui cimenta regolarmente assieme agli amici del Go Club del Tortellino. Ama il blues e il rock anni ’70, leggere e disegnare fumetti, il cinema e la letteratura di fantascienza, i giochi di ruolo. Ha scoperto nei libri di Thich Nhat Hanh il volto umano del buddhismo. Si interessa di filosofie orientali, arti marziali (ha praticato karate, taijiquan, kali) e in generale di tutto ciò che porta equilibrio e serenità. Per KULT ha curato in passato le sezioni dedicate a fumetti e animazione giapponesi e alla lingua del sol levante; attualmente scrive recensioni di applicazioni per Ipad.
 
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