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2002
25
Mag

Premessa

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Sonntag

Premessa
di
Ruggine + grano
consumano il mio cuore
Del mio tempo sono argine e respiro
[ripetiamo]
Danza con me;
questa linea si spezza:
danza con me
con estrema lentezza

China + limoni
compongono il mio ventre
Di questi occhi sono sangue, orizzonte
[ripetiamo]
Danza con me;
questa linea si spezza:
danza con me
con estrema lentezza


Per queste ore larghe
sfitte di silenzio
Per questa carne nostra
che
è terra mista a nebbia


In scena


Corpi stesi sul fianco sinistro accastatati lungo la parete cremisi, variopinti di vetro si allargano nel pavimento; gli occhi legati al soffitto blu drogato di magenta. Ambiente spoglio con tavolo aragosta posto al centro e sedia in plastica e tvcolor tra blu e cremisi, odori in gocce allineati lungo la parete ocra. Corpi stesi sul fianco destro a mimare farfalle con lente sincopi di braccia, braccia che si inerpicano. Un uomo si solleva. Avanza tra i corpi. È al centro della stanza.

[uomo]
L'avrei amata per sempre, accolta tra le mie gambe. Le avrei sorriso quando me lo avrebbe chiesto, avrei scambiato tutti i miei narcofarmaci con la sua bulimia anoressica. Avrei indossato l'abito dei giorni tristi. Sedendo nell'angolo più spoglio della città addobbata a festa, avrei atteso il ritorno di lei andata a sbronzarsi di mille uomini. Stretto avrei ascoltato tutte le storie di tutti i suoi amplessi notturni da ufficio, fotocopiati sulla retina.

[corpi]
Il cielo crolla in mille coriandoli
Ricopre la terra nera di mani

Entrano donne. Nude, grasse di mestruo indossano stivali alti, neri di Brecht e avanspettacolo. Tracciano sul pavimento linee scure. Danzano alzano le cosce. Scroscio di mestruo su vetro. Fotografi di moda irrompono. Scattano foto, divorano le gambe esauste. Stridore metallico, sbuffi di vapore. Ampie vetrate cadono. Una donna si getta in terra, striscia ai piedi dell'uomo, lo afferra per le gambe. L'uomo scivola nella pozza di mestruo. La donna stringe l'uomo al suo corpo, muove lente le labbra.

[donna]
Nimm das Zug. Du kannst fahren
Deine Familien Name ist comune. Niemand wird waissen.

[corpi]
La gente corre intorno al proprio asse
inonda aritmicamente le strade incrociandosi
A tratti qualcuno si ferma
defeca sul bordo
poi riprende a correre
Questa città trabocca

Buio in sala. Urla lacerate di corpi, colore bruno di stelle. Immagini sfocate bianche proiettate sulle tre pareti.

[voce graffiata di nicotina e spezie]
Introduciamoci nel tema di questo incontro dal titolo Artista e Tortura. Storia di una palingenesi, con un caso specifico: la guerra dei Balcani. Questo conflitto pone le sue premesse nella riconfigurazione politica della regione balcanica avviata dal processo di disgregazione dellURSS seguito al golpe dei tre giorni. Se fino ad allora quest'area geografica era stata territorio della Jugoslavia, negli anni novanta ivi prevalgono orientamenti separatisti nazionalisti e filoetnici che nel volgere di breve tempo portano alla formazione di nuove entità nazionali. Questo processo è prodotto e concausa di almeno otto anni di guerra.[...]

[reperto n°1]
Soldati avanzano da destra verso sinistra, indossano tuniche alla moda. Marciano disordinatamente. Alcuni Ridono, cantano, mostrano foto di famiglie lontane. Altri stanno in disparte, il capo volto verso il cielo; si cercano gli ossicini in tasca.

[...]E proprio durante tale periodo le sevizie perpetuate ai danni della popolazione sarebbero state molteplici. Questa tesi è stata di recente confermata dai molti reperti rinvenuti in un'area archeologica identificabile con l'antico centro urbano di Pristina: qui sono stati trovati strumenti di tortura tra cui: catene, fruste, cavi elettrici e preservativi probabilmente impiegati dai militari per diminuire il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale nel corso di azioni di stupro.[...]

[reperto n°2]
Ossa frante di donna restano ammucchiate ai lati. Un soldato ripone in un sacco seni squartati di fresco. Un altro intaglia una mano, ne trae ossinici.

[...]Nonostante ciò, è innegabile che questo sia stato un momento imprescindibile nel percorso umano e artistico dei grandi scrittori riunitisi nel nome collettivo Balcanio 010.
Questo esempio introduce, come già dicevamo, una questione irrisolta: un individuo relazionato passivamente in un contesto ostile può ridefinire il proprio Sé senza alterare l'Io, la sua essenza più intima? E tale ridefinizione quali conseguenze comporta a livello di pratiche di comunicazione socialmente condivise?[...]

[reperto n°3]
Bambini corrono incontro ai nuovi eroi. Le donne attendono sull'uscio.


Luci in sala. Rombo di auto da competizione. Con gli occhi semichiusi, Wirldorf ruota intorno il capo. Individua il punto esatto da cui si irrorano i suoni. Masticando ritmiche si alza, si avvicina al proscenio. Ora è nel palco. Spinge lo sguardo sulla platea, oltre l'ultima fila. Respira a fondo l'aria intrisa di polvere. Seguono immagini sovrapposte del regista da giovane. Wirldorf che si fissa le scarpe Wirldorf che ride Wirldorf con Anne di profilo.
Scrosciare di parole giù dagli spalti. Lei come definirebbe la sua arte?[...]In cosa crede possa consistere la funzione del teatro oggi?[...]Le capita di dirigere scene in stati alterati di coscienza?[...]
Wirldorf oltrepassa il palco, attraversa la sala vuota. L'intensità delle luci aumenta fino ad oscurare del tutto l'immagine.

Anne


In metropolitana. Lungo la pensilina. Luce lattiginosa di neon misto sottilmente a polveri. Uomo in piedi fissa una donna china pochi metri oltre con indosso cuffie per walkman. Sfoglia un giornale. Il megafono poco distante emette dall'alto rumori sempre più intensi. I rumori si saldano in parole.

Megafono: Occhi vibratili; Wirldorf si chiese se lei fosse mai stata così. Capelli attaccati al cranio stile Francia 59; occhi levigati di eroina. Volto rotto di spigoli stretto in movimenti metallici. Capelli che coprono gli occhi. Bianca in cappotto nero, di panno; scarpe da ginnastica. Labbra rotte di denti. Quando la letteratura cominciò ad appesantirgli l'alito si costrinse a pensare ad altro.

La pensilina si affolla. Corpi e corpi si interpongono tra uomo e donna, tutto ne è gonfio. Muro compresso d'aria, suono monocromo di metro, luci sovrapposte in rettangoli si susseguono più lentamente. Le portiere sbuffano; si aprono. Tutti i corpi ne sono risucchiati.
Restano l'uomo e la donna. Si avvicinano. Con parole secche di megafono compongono movimenti.

[Movimento n°1] Calore tenue del corpo. [Movimento n°2] Cera che scivola su carta. [Movimento n°3] Albero stretto su mare. [Movimento n°4] Spuma di sperma e aragoste. [Movimento n°5] Crosta di terra bruciata. [Movimento n°6] Spacco che taglia le dita. [Movimento n°7] Guanti legati di fumo. [Movimento n°8] Aria nera di polmoni.
Megafono: Mi risvegliai quasi due ore dopo. Col sedere che pendeva nel lavindino del cesso. L'ago conficcato ancora nel braccio. Le mie cose erano sparse un po' dappertutto sul pavimento dello stanzino del cesso. Ma stavo di nuovo abbastanza bene. La lussuria non è il vizio dei corpi belli e piacevoli, ma di un'anima che ama disordinatamente i piaceri del corpo, trascurando la temperanza, con la quale siamo introdotti in cose spiritualmente più belle e piacevoli. Vivevamo allora in un'epoca strana, come le epoche che generalmente succedono alle rivoluzioni o alle decadenze delle grandi monarchie. Non credo né m'accorsi di strapparle la tunica di dosso. Adriana si alzò. Mostrandosi in tutta la persona slanciata ci fece un grazioso saluto e rientrò correndo nel castello. Eros che scioglie le membra nuovamente mi scuote, dolceamara invincibile belva.


Effetto larsen sibila vibra esplosioni, il megafono scioltosi in urla. Teoria di maschere allungate orizzontalmente in becco che tirano carriole addobbate a sangue e, raggrumiti, corpi. Li rovesciano sui binari, binari che ne sono coperti. Si allontanano. Ritmicamente avanzano con le carriole colme. L'uomo va loro incontro, con la donna che, lì, lontana si incammina per la galleria. Si volta improvviso a cercarla, con gli occhi domanda di lei ai carriolanti. Si lancia contro i binari. Corpi che cadono giù dall'alto.

Uomo: I miei occhi sono marci di neve
la testa è esplosione di bombe
cerco gli occhi di Anne tra le grida esangui dei nostri morti

Intorno a me sparano
i proiettili a volte mi attraversano
cerco gli occhi di Anne tra le grida esangui dei nostri morti

Stringerei al mio corpo Anne
il suo corpo spaccato di bomba

Canzone invernale d'amore

Buio piombato di cielo che s'incava in mattoni e cemento, gonfia tutto. Un tintinnare di gocce su ceramica intervalla in spicchi d'arancia il tempo. Roboare a fette di generatori a gasolio. Corpi disposti in cerchio si inarcano in parole, ritmano gambe chiare e schiene rotte di ore.

Luce sul corpo di Wirldolf. Squittire di muscoli neri striati percossi da folgori acri azzurrognole: densi di luce, ritmici di formicolio e lame, schioccano in baluginii metallici, sfumano di polvere ai bordi. Si muovono in tondo; sbandano sulla parete. Si scompongono in linee e sangue. Chiusi, verdi di spasmi.


[Roteare del corpo di Wirldolf]
[Canzone invernale d'amore]
[Frusciare grasso di sguardi su onde di cheratina in polvere]

Megafono1: Cani case colori odori strade ossa denti tagli spine alberi querce abeti foglie rotte navi mari chiavi salami pani colori odori mori ori amianto pianto santo veste teste mestoli posate disossate salate amate costrette cinture cuciture sculture burro sale salto malto birra mirra serre pomodori tori cori mori campane città lontane linee grigio tornito dimagrito elzeviro stordito morto risorto strozzo tacchino forno cremato sudato sciolto ora risorto tacchino spennato slavato sciolto padella scodella montagne polenta latte formaggio stoccaggio maraglio serraglio berretto sonagli bambini neonati piccini pomi rovi stoppie estate fico vino vicino codino stoppino rospo cagliostro strutto costrutto stufo
Megafono2: Tu sei tutti i disegni lunghi di tutte le tue ombre cave Io sono tutti gli occhi viola di tutte le mie veglie, dei viaggi lunghi un'alba. Sei lattice venduto al chilo e tappeti stesi in terra e polvere di talco Sono ipermercati aperti nei giorni festivi e pavimenti di cera traslucidi e cassettiere in fòrmica. Poi strappi di carta e spaccature di cemento e mattonelle sporche e occhi rottamati e schiene flebili e denti intarsiati Poi il peso del tuo corpo e il peso delle tue parole e il peso dei tuoi è passato soltanto traffico d'auto
Medico: le cinture elettriche sono largamente utilizzate sui detenuti in larga parte del mondo e possono essere azionate da una distanza di 300 piedi. Rilasciano scariche di 50.000 Volt della durata di 8 secondi. Inibiscono il movimento procurando un dolore molto intenso. Coro:Alziamo il potenziometro Aumentiamo l'amperaggio Per ogni sua parola spesa Diamogli corrente elettrica Medico: introdotte sul mercato all'inzio del '900, le cinture elettriche promettevano di far guarire da reumatismi, paralisi, costipazione, problemi di stomaco e malattie nervose. Era consigliato introdurre una pezza d'acqua bagnata tra pelle e cintura per favorire una migliore circolazione della corrente elettrica ed evitare ustioni. Coro: Bruciamogli di nero le unghie Facciamogli schioccare il cervello Su ogni suo centimetro d'odio Innalzeremo le nostre dorsali.



Cranio che si disfa in denti. Buio sul corpo di Wirldolf. Cicalio di cineproiettore. Immagine di Anne si stende sulle pareti in stampe di pornografie bulimiche. Tendaggi ocra inspessiti di tempo. Corpi le si accalcano sopra. Applausi esangui del pubblico. Critici astanti eiaculano.

(continua)

Christian del Monte
 
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:: Christian Del Monte
Christian Del Monte nasce a Matera il 08/04/1975. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo classico ginnasio ''Quinto Ennio'', a Taranto, e aver frequentato per due anni l'università di Salerno, è adesso laureando presso l'Università di Bologna in Semiotica del testo di Scienze della Comunicazione, con una tesi sul libro The Soft Machine, di William Burroughs. Nel corso degli anni, Christian del Monte si è accostato nei più svariati modi alla scrittura. Prima come giornalista: tra il 1990 e il 1994 collabora con diverse testate giornalistiche tarantine. Poi come poeta: tra il 1995 e il 1996 scrive due raccolte di poesie: Intermezzi e Princìpi. Infine, dall'estate del 1997 si interessa di scrittura in prosa e di saggistica semiotico-testuale. Inizia in quel periodo a scrivere Marta. In questo lavoro Del Monte si propone di liberare la scrittura dai vincoli imposti dai concetti di trama e di personaggio, attraverso una focalizzazione, non simbolista, posta sugli oggetti presenti nelle storie narrate, una totale semplificazione della trama e l'appiattimento del personaggio sulle sue azioni fisiche e percettive. Nel 1998 scrive Écru una raccolta di cinque racconti brevi: Martedì, Silvestro, DùNAMIS, Stretto e Fiore. che sviluppano ulteriormente le problematiche emerse in Marta. In particolare, Martedì approfondisce la tecnica del cut-up e del fold-in, utilizzando come base Marta. Silvestro oggettualizza i personaggi, trasponendo in prima persona le tecniche narrative elaborate in Marta. DùNAMIS continua a esplorare la problematica del dialogico in prima persona, con una particolare attenzione alla ritmicità del suo intrecciarsi. Stretto si costruisce intorno all'intento di realizzare una topografia dello spazio dialogico e di quello narrativo. Fiore, infine dichiara con la sua peculiare prosa i confini poetici entro cui écru si pone. Nel 1999 scrive Steady-cam, un racconto lungo in cui le tematiche espresse dai precedenti lavori si sposano con una struttura narrativa, pur entro certi limiti tradizionale. Tra gli altri lavori realizzati in questo periodo sono da annoverare un lavoro teatrale per l'infanzia: Diavolo e Angelo e due sceneggiature per cortometraggi: Frattaglie e John Wayne e la lumaca.
 
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