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2002
25
Apr

Parla con lei

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Parla con lei

Due uomini assistono ad uno spettacolo di Pina Bausch a teatro. Sono seduti fianco a fianco e non si conoscono. Uno dei due piange. L'altro lo guarda.
Sono i protagonisti di quest'ultima pellicola di Pedro Almodóvar, "Parla Con Lei". L'uomo che piange è Marco Zuloaga, un giornalista. L'altro si chiama Benigno, ed è infermiere. Cosa accomuna questi due uomini? Entrambi amano due donne in coma. La donna di Marco è Lydia, una torera conosciuta durante un servizio giornalistico. Lydia è appena uscita da una travagliata storia d'amore con Alfredo, anch'egli torero. Anche Marco è appena uscito da una travagliata storia con una donna con problemi di droga. Fra i due sembra esserci grande feeling. Ma durante una corrida, Lydia viene incornata da un toro e le conseguenze sono gravissime. Viene ricoverata in coma in una clinica, ed è qui che Marco conosce Benigno, il quale si ricorda benissimo di averlo già visto a teatro e di essere stato colpito dalla sua commozione. Non a caso è una delle tante storie che Benigno racconta quotidianamente ad Alicia, l'altra ragazza in coma protagonista di questa vicenda, che da qualche anno l'uomo assiste personalmente. Benigno è un personaggio particolare, di grande umanità ed estremamente aperto, considerato dalla maggior parte dei colleghi omosessuale. Per anni ha assistito a casa la madre, diplomandosi nel frattempo come infermiere, ma non solo, facendo corsi di truccatore e parrucchiere, per prendersene cura anche nell'aspetto. Morta la madre, è stato assunto in una clinica, arrivando, insieme ad un paio di colleghe, ad assistere esclusivamente e completamente Alicia. La ragazza era già entrata nella vita di Benigno: lui la osservava sempre dalla sua finestra mentre ballava nella palestra di fronte e se ne era innamorato. Era arrivato a conoscerla e a tentare di rivederla, approfittando del padre psicologo, iniziando a frequentare come paziente il suo studio. Ma dopo un primo appuntamento, in cui si era dichiarato più attratto dagli uomini, Benigno non si presenterà più, perché nel frattempo, dopo un incidente stradale, la ragazza finisce in coma e viene ricoverata dove lavora come infermiere. Il padre, ritrovandolo qui, decide di affidargli la completa cura della figlia. Comincia così questo rapporto "d'amore" fra i due. Benigno inizia a vivere in funzione di Alicia. Va al cinema a vedere i vecchi film muti tedeschi ed italiani, di cui la ragazza era appassionata, e va a teatro ad assistere ai balletti che lei amava. Quando torna in clinica, lui le racconta tutto. Lui è felice. Si prende cura completamente della donna che ama. Marco nel frattempo, diventato suo grande amico, è un po' preoccupato di come Benigno sta considerando il rapporto con la sua paziente. Ma presto deve abbandonare anche l'ospedale: ha saputo che Lydia stava per lasciarlo, probabilmente lo stesso giorno dell'incidente, perché ormai da tempo aveva ripreso la relazione con il suo ex. È proprio lui a comunicargli la notizia, dopo essere tornato in Spagna al termine di una tournè in Sudamerica. Marco decide di partire per lavoro e lasciarsi tutto alle spalle… Questa volta, contrariamente ad altre occasioni, mi fermo qui. Il finale della pellicola non può essere svelato, è assolutamente da vedere. Posso solo anticipare che è sicuramente originale.
Questo film di Almodóvar rappresenta l'ennesima prova, se mai ce ne fosse bisogno, della grandezza del suo cinema. La pellicola è bella, emozionante, così come era stata la precedente "Tutto Su Mia Madre" che gli era valso la Palma d'Oro a Cannes. Almodóvar che ha sempre avuto come protagoniste delle sue pellicole quasi sempre personaggi femminili, dimostra di essere in grado di ritagliare con estrema sensibilità e passione anche questa storia di pura amicizia maschile. Il regista spagnolo ha una straordinaria capacità di proporre personaggi estremamente vivi, passionali, sensibili ma anche estremamente credibili, protagonisti di storie originali, spesso d'amore, senza mai cadere nel melò o in un ridicolo romanticismo, fornendo qua è là spunti di ironia più o meno celati. Storie originali, particolari, di personaggi originali e particolari, che emozionano e che alla fine fanno avvicinare lo spettatore alla loro sensibilità. Come in questa pellicola, dove c'è tutto il cinema di Almodóvar: passione, amore, amicizia, ironia graffiante, ed una volta usciti, la consapevolezza di essere stati testimoni ancora una volta di una grande storia.

Andrea Leonardi
 
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:: Andrea Leonardi
Sono nato a Reggio Emilia (dove ho sempre vissuto) il 20/1/1968. Diplomato geometra, avviato e interrotto l'Università d'Architettura di Firenze. Lavoro come geometra e disegnatore Cad presso uno studio tecnico in provincia di Reggio. Single (mettiamola così). Computer e Karate fra i miei hobby, ma una sola grande passione: naturalmente il cinema. Il mio avvicinamento ad un certo tipo di film di qualità è avvenuto in ritardo, dopo aver visto-capito che Rocky 5 era una cagata (meglio tardi che mai). Folgorato (la foto lo testimonia) ai tempi dell'università dai film francesi e da Juliette Binoche, l'amicizia con Michele e la collaborazione con Kult mi hanno dato l'ulteriore possibilità di avvicinarmi ai festival (esperienza assolutamente positiva).
 
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