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2002
25
Mar

Guida in stato di ebrezza

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GUIDA IN STATO DI UBRIACHEZZA
IO, LA VITTIMA DI UNO DI LORO

Sono passati ormai 5 anni, ma ho ancora un ricordo nitido del dolore fisico e della paura che provai. Avevo 18 anni e quella notte uscii con vecchio compagno di scuola che non vedevo da 4 . Erano le 2:15 del mattino e usciti dal pub dove ci eravamo rifugiati per tutta la serata parlando di ciò che ricordavamo degli ex compagni, decidemmo di andare a casa.
All'incrocio con la tangenziale il semaforo era rosso. Ci fermammo e attendemmo la luce verde che dopo pochi istanti puntualmente arrivò. Marcello cercò di infilare la "prima", ma non vi riuscì e ci riprovò. L'automobilista dietro di noi già suonava il claxon quando finalmente partimmo. A metà incrocio vidi due luci altissime puntare su di me e avvicinarsi sempre più in fretta fino a due metri di distanza, poi lo scontro.
Mi sentii rotolare e sbattei violentemente la testa contro il parabrezza, poi con la stessa violenza venni gettata indietro sul sedile. Il dolore era terribile, ma ancora non capii cosa fosse successo. Poi sentii Marcello gridare e imprecare e spalancai gli occhi. Non riuscivo a respirare bene, seppi dopo che mi ero incrinata due costole. Iniziai a sentire dolore al collo e provai una forte nausea. Poi sentii qualcosa di caldo e salato scivolarmi in gola sia internamente che esternamente dalla bocca, poi dal naso, e dal collo, era il mio sangue. Cercai di gridare, ma più mi muovevo, più ne deglutivo.
Cercai di uscire a chiedere aiuto, ma non potei, dalla forza con cui mi ero aggrappata al momento dell'impatto avevo staccato la maniglia in radica della portiera. Una donna mi aprì e mi mise un asciugamano bianco sul naso, poi arrivò l'ambulanza e mi trasportarono dal sedile su una sedia a rotelle. Durante il tragitto verso l'ospedale una volontaria del 118 mi pulì il viso dal sangue e iniziò a farmi parlare. Mi chiese se avevo perso conoscenza, se mi ricordavo chi fossi e la mia età.
Chi ero: il dolore che provavo alla testa era fortissimo , ma quella domanda fu ancora più forte. In un attimo pensai a come ero ridotta, al mio viso ai tagli che avevo e chiesi uno specchio. Non era importante capire da dove venisse il sangue che continuavo a deglutire, se da un capillare o da una rottura interna, io volevo vedere il volto della mia morte scampata. Ma in ambulanza non vi erano specchi e cominciai a piangere lacrime rosa carico senza riuscire a smettere. Chiesi di Marcello e la ragazza mi disse che lo avrei ritrovato al pronto soccorso. Anche lui aveva un taglio in testa e uno al ginocchio per cui furono necessari 9 punti di sutura.
Arrivata all'ospedale fui visitata, ripulita, bendata e mi fecero delle radiografie alla testa, al collo, al torace e alla schiena. Mi misero il collare ortopedico e mi fecero attendere in corridoio sulla mia sedia a rotelle.
Quando finalmente arrivarono i miei genitori mi feci accompagnare in bagno e mi guardai allo specchio. La fronte, gli zigomi, il nase ed il mento erano completamente violacei, avevo un taglio sul naso e dei graffi al collo. Mi guardai le mani, anch'esse erano viola, mi risedetti e ricominciai a piangere.Alle 6.30 del mattino potei andare a casa. I medici dissero che non vi erano rotture, e che dovevo restare immobile per 4 giorni e, in seguito, tornare per il controllo. Chiesi loro se il mio viso sarebbe tornato come prima o se sarebbe rimasto gonfio e tumefatto, e mi risposero che in un mese sarebbe stato tutto risolto tranne per la mobilità dei nervi e dei muscoli della fronte e degli zigomi, che avrebbe richiesto più tempo perché l'urto li aveva completamente schiacciati.
Il giorno dopo la mia migliore amica mi venne a trovare. Ero sdraiata a sul divano, immobile fasciata dal collare rigido. Quando mi vide si mise a piangere.
Due settimane dopo Marcello e sua madre mi portarono a vedere ciò che era rimasto della sua Fiat Tipo dopo l'impatto, cioè una carcassa bordeaux metallizzato e un conto da pagare di 16 milioni di danni.
Non vidi mai chi rischiò di uccidermi, mi dissero solo che era un ragioniere di 28 anni al suo terzo incidente per guida in stato di ubriachezza e attraversamento di un incrocio con semaforo rosso. In uno di questi mandò in coma una 61 enne per 15 giorni. In nessuno dei tre la denuncia fu sufficiente per togliergli la patente anche solo temporaneamente.

Samantha Boni
 
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