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2004
25
Ott

Tetsuo: l'uomo di ferro

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Tetsuo: l'uomo di ferro
emblema del gusto e dell'arte contemporanea giapponese

Tsukamoto giovane, ispirato, visionario e violento ci presenta un'opera carica di metafore e dolore, estrema nelle immagini e nelle scelte narrativo/stilistiche. Spina dorsale del film sono le sue immagini forti e i simboli di cui è impregnato, un autentico shock visivo. La trama è semplice e brutale: il protagonista, dopo aver investito un uomo misterioso che si infila pezzi di ferro nella carne, inizia a trasformarsi a sua volta in un essere di ferro. Fine.
Il leit-motiv è appunto il metallo, presente in maniera ossessiva fin dal titolo. Colpisce la prevalenza di settings industriali e tecnologici (con l'eccezione di un bosco, presentato però in flashback). Luoghi sporchi, pieni di tubi, cavi, fili e altri oggetti di plastica o metallo. La città, sfondo degli spostamenti, viene mostrata con squarci sporadici, veloci e alienanti. Gli effetti speciali si intonano perfettamente con la storia e non allontanano lo spettatore dallo schermo -risultano efficaci persino dopo 15 anni la produzione. E' incredibile come un semplice effetto stop-motion in bianco e nero riesca a rendere una sensazione di artificiosità surreale così azzeccata.
La musica è anch'essa rumorosa, martellante, distorta. Crea un effetto di stranimento e dolore malsano sia per le scelte sonore, sia per i tempi del montaggio audio. Come una macchina azionata senza logica, la musica parte o si ferma all'improvviso, stride, spesso sovrasta tutti gli altri suoni (e i dialoghi, quasi inesistenti).
La chiave visionaria più pregnante, attorno alla quale l'opera si muove, è il tema della mutazione -tema molto caro al cinema e all'arte contemporanea giapponese: il cambiamento, il mostro, la sua diversità. Si focalizza il binomio metallo/carne: se il metallo si sostituisce alla carne, l'uomo cessa di essere uomo e diventa qualcos'altro. La lotta parte da qui, dal tentativo violento e disperato di ritrovare un equilibrio, di definire la propria nuova identità, persa con il passaggio da umano a cyborg.
Il gusto giapponese è spesso estremo, trash per qualcuno: occorre quindi guardare il film con la giusta ottica, non sminuirlo subito come un'accozzaglia di situazioni grottesche e al limite del ridicolo, ma gustarsi i simboli, rileggere gli eccessi non come mancanza di stile, ma come scelta dell'autore. Anche il rapporto con la sessualità ha un potente impatto visivo (splendida l'immagine della donna animalesca, che penetra il protagonista in sogno con un enorme fallo/serpente meccanico). Il ferro non è l'alternativa pura e perfetta ai tessuti umani: sostituire il metallo al corpo biologico non significa perfezionarlo, ma solo cambiarlo. Il metallo è più resistente dei nostri molli tessuti acquosi, ma può arrugginire. La vita, anche nel metallo, continua imperterrita, disperata e ostinata, proprio come la vita della carne, soltanto alla ricerca di una nuova forma. La trasformazione è angosciante, dolorosa, accompagnata alla paura dell'ignoto. Cosa sta succedendo?, si chiede il protagonista, cosa sto diventando?
E' possibile intuire chi gli abbia causato questa mutazione, e perché l'abbia fatto (non lo spiego per non togliere la sorpresa a chi guarderà il film). Non è tuttavia spiegato come questo cambiamento avvenga: maledizione, magia, virus? Non si sa… ma non è assolutamente importante!
Solo una mentalità troppo occidentalizzata e razionale non riconoscerebbe il genio visionario di Tsukamoto. Un personaggio non meglio identificato commenta, circa a metà del film: "Hai un pezzo di ferro conficcato nel cervello. Non posso credere che tu sia ancora vivo. Lascia che dica… è conficcato come un'opera d'arte. Se lo tirassi fuori moriresti. Vedilo come una decorazione." [You've got a piece of metal stuck in your brain. I can't believe you're still alive. Let's say...it's artistically stuck there. If I pull it out you'll die. Think of it as an ornament]. Credo sia una frase abbastanza esplicativa della visione artistica nipponica, in cui l'allora giovane Tsukamoto ha saputo crearsi una nicchia geniale.
Country :
Japan

Year:
1988

Genre:
Action / Experimental

Running Time:
1H07

Distributor:
Fox Lorber

Date reviewed:
04/03/2002

Producer:
Shinya Tsukamoto

Director:
Shinya Tsukamoto

Cast:
Taguchi Tomoroh, Fujiwara Kei, Ishibashi Renji, Kanaoko Nobu, Tsukamoto Shinya


Enrico Bacciardi
 
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:: Enrico Bacciardi
Enrico Bacciardi, vive per cicli. A parte una propensione naturale per gli eccessi e una fastidiosa (e costante) irritazione intestinale, non c'è molto altro da dire. Cerca la conoscenza battendo le tre strade a sua disposizione: scienza (bioingegneria), sciamanesimo (misticismo e sostanze psicoattive), arte (scrittura, filmaking). Come tanti altri, vorrebbe che la giornata durasse 30 ore.
 
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