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2006
31
Mar

Stock option

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[1]

 

Io sono contrario ai milionari,

ma sarebbe pericoloso offrirmi il posto

Mark Twain

 

Nel gergo finanziario italiano il termine stock option è utilizzato come sinonimo di azionariato "rivolto ai lavoratori", cioè si identifica quel fenomeno per cui una Società provvede ad attribuire ai propri dipendenti (o collaboratori) la "titolarità di partecipazioni sociali" o diritti simili (diritti di opzione). Infatti, mentre i "titoli azionari" attribuiscono senz'altro al loro portatore tutti i diritti sociali, amministrativi e patrimoniali ad essi connessi (es. diritto di voto, diritto alla distribuzione dei dividendi, ecc.), i "diritti di opzione" concedono solo al loro titolare la scelta se acquistare o meno i titoli azionari che gli vengono offerti.

Le finalità che le imprese intendono perseguire attraverso questi "piani di azionariato" sono diverse. Innanzitutto incentivare la produttività del dipendente, fidelizzandolo alla permanenza in azienda, coinvolgendolo nell'aumento del proprio capitale di rischio. D'altra parte il "lavoratore dipendente" acquisisce l'opportunità di partecipare alle scelte aziendali attraverso il voto in assemblea, e di poter incrementare la propria retribuzione speculando tra il prezzo di vendita e quello di acquisto[2]. Le stock option vengono, di fatto, utilizzate anche perché consentono un incremento reale dei salari senza formalmente diminuire gli utili. Da questo punto di vista, infatti, le stock option costituiscono dei compensi in natura la cui corresponsione è solo eventuale e subordinata alle scelte discrezionali dell'impresa.

Nell'ordinamento italiano manca una legislazione specifica sulle stock option. Nonostante il tema sia affrontato dalla Costituzione con l'art.46, una norma da considerarsi di carattere programmatico[3], il Codice Civile e le altre leggi speciali affrontano l'argomento solo in maniera settoriale, vale a dire occupandosene come aspetto accidentale di materie più complesse.

Così dalla nuova legge sulla Tutela del risparmio[4] deriva una disciplina assai rigorosa dell'assegnazione di stock option a dipendenti e collaboratori di società quotate in Borsa.

L'art.16 di questa legge va ad inserire un articolo 114-bis nel Testo unico sulla Finanza (legge 58/1998 meglio nota come "legge Draghi"), il quale stabilisce che i piani dei "compensi" su azioni o strumenti finanziari a favore di amministratori, dipendenti o collaboratori (anche facenti parte di "società collegate" di un gruppo), devono essere sempre approvate dall'assemblea dei soci[5]. Inoltre, ha "rafforzato" la fase dell'informazione prevedendo che, almeno 15 giorni prima dell'esecuzione del piano debbano essere rese pubbliche (mediante invio di un comunicato alla CONSOB, alla società di gestione del mercato, che lo mette a disposizione di almeno due agenzie di stampa), le informazioni concernenti:

a) le ragioni che motivano l'adozione del piano; b) i soggetti destinatari del piano; c) le modalità e le clausole di attuazione; d) l'eventuale sostegno del piano da parte del Fondo speciale per l'incentivazione della partecipazione dei lavoratori nelle imprese, (art. 4, comma 112, legge n.350/2003); e) le modalità per la determinazione dei prezzi o dei criteri per la loro determinazione; f) i vincoli di disponibilità sulle azioni ovvero sui diritti di opzione attribuiti, con particolare riferimento ai termini entro i quali sia consentito o vietato il successivo trasferimento alla stessa società o a terzi. La ConSoB (Commissione Nazionale Società e Borsa, organo pubblico di Controllo del settore), con proprio regolamento, dovrà stabilire quali informazioni più dettagliate dovranno fornire le imprese, nel caso di piani di particolare rilevanza[6].

La portata delle modifiche non è di poco conto, essendo la riforma indispensabile dopo i grandi scandali finanziari degli ultimi anni[7]. Vedremo se ciò sarà sufficiente o se saranno indispensabili ulteriori passi verso una tutela sempre maggiore del patrimonio dei risparmiatori.

 

Ottobre: questo è uno dei mesi più pericolosi per speculare in borsa.

Gli altri sono: Luglio, Gennaio, Settembre, Aprile, Novembre,

Maggio, Marzo, Giugno, Dicembre, Agosto e Febbraio.

Mark Twain



[1] Cfr. "Un giro di vite sulle stock option" di Gabriele Fava "Il sole 24 ore" del 23/01/2006, pag.37.

[2] Le azioni vengono attribuite al dipendente ad un prezzo inferiore al prezzo di mercato (cioè la quotazione di borsa che avrebbe al momento della vendita agli investitori terzi)

[3] COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA-PARTE PRIMA-TITOLO III - Rapporti economici

Art. 46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

[4] Legge 28 dicembre 2005, n. 262" Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2005 - Supplemento ordinario n. 208

[5] Tale piano è accompagnato da un "regolamento di stock option", documento generalmente predisposto dagli amministratori nel quale vengono specificati i profili esecutivi di dettaglio del piano (scopo, oggetto, requisiti dei partecipanti, termini per l'esercizio delle opzioni, prezzo e condizioni di pagamento, ecc.).

[6] Le stock option non danno luogo ad alcuna scrittura contabile e perciò non sono iscritte a bilancio e non sono visibili alla comunità finanziaria, se non con specifica apposita informazione pubblicitaria.

Il conferimento di azioni non viene contabilizzato come costo, nonostante esista un costo figurato, non rappresentativo di uscite di cassa (flusso finanziario) per il mancato incasso che l'azienda poteva conseguire vendendo le stesse azioni in borsa anziché a dipendenti e/o dirigenti. Le stock option sono una componente del salario che non rientra nel costo del lavoro.

[7] Alle stock option è legato il reato di "insider trading" qualora il dirigente operasse una gestione volta a temporanei rialzi dei corsi azionari, per trarre profitto dalla vendita delle sue azioni, oppure approfittasse di informazioni che dovrebbe diffondere tempestivamente, tenendole invece riservate il tempo necessario a collocare le sue azioni prima di un crollo di prezzo.

 
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:: Alberto Monari
Alberto Monari, (Carpi –Modena- 28 giugno 1971), si è laureato in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e si è specializzato poi in Diritto, Economia e Politica delle Comunità Europee presso il Collegio Europeo di Parma. Ha lavorato per associazioni di categoria, enti pubblici, aziende private e studi di consulenza sia in Italia che all'estero, sempre nel settore delle politiche e del diritto comunitario. Dal 2005 è Funzionario Ufficiale Giudiziario presso il Tribunale di Piacenza.
E' appassionato di Storia, Politica, Arte antica e Internet. Collabora con Kult fin dal 3° numero (dicembre 1994).
MAIL: diritto@kultunderground.org
 
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