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2004
25
Gen

Nastro Trasportatore

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Nastro Trasportatore

Alle 10.00 in punto del mattino, Yossarian era sul Nastro Trasportatore, all'interno della sede di Amsterdam della M.F. (Morte Facile, una multinazionale nata dall'espansione di una piccola azienda di Manchester, la Raccolta Corporea e Crescita Sociale, che nel giro di un paio d'anni aveva avuto uno sviluppo invidiabile su tutto il vecchio continente). L'orologio nel corridoio mostrava che i tempi erano stati rispettati.
Un'ora prima aveva varcato i cancelli del vasto complesso, aveva indossato la tunica di similcarta che gli era stata consegnata e si era sdraiato su di un lettino mobile. Quel lettino, gli avevano detto, era stato pensato in modo da congiungersi con altri appena fuori dalla stanza e formare il Nastro Trasportatore. L'iniezione che gli avevano fatto avrebbe annullato la sua coscienza a mano a mano che si fosse avvicinato alla Sala Cremazioni. Era quanto stabilito nel servizio: un' iniezione di Amnesia e la cremazione. Questo era lo scopo per cui esisteva la Morte Facile J.S.C.
Yossarian non si sentiva particolarmente triste. Anzi, si era preparato con convinzione all'idea della morte volontaria su richiesta. Perché continuare a vivere, poi? Aveva superato i sessant'anni, non aveva famiglia, né interesse per la vita. Inoltre, il Comitato per lo Spazio Vitale glielo aveva proposto così gentilmente. Era venuta una bella ragazza dagli occhi verdi, molto umana, non una di quelle pupattole burocratiche che si trovano dietro alle scrivanie degli uffici. Gli aveva detto: "Signor Yossarian, ha mai pensato di ritirarsi -proprio così aveva detto- e lasciare la sua unità abitativa a qualche giovane in lista di attesa?". Non era stata ipocrita, perlomeno. Gli aveva anche sorriso, con complicità.
Yossarian non aveva saputo dire di no. "Solo il tempo di sistemare alcune cose" aveva risposto.
Gli sembrava che fosse passato tanto tempo, e invece erano trascorsi solo tre giorni. Aveva gettato nell'inceneritore centrale del suo condominio alcune fotografie; aveva restituito la carta di credito annonaria e il numero di codice abitativo e aveva riconsegnato i suoi libri al centro di raccolta: i libri non indispensabili venivano utilizzati per produrre energia, tramite un convertitore. Aveva persino scritto un biglietto d'addio a suo fratello Jossuf, che non vedeva da anni (abitava nella conurbazione centrale, lui. Lì era più facile fare carriera, aveva detto una volta). Ma lo aveva scritto solo per un senso del dovere, quel biglietto, non perché si sentisse particolarmente legato a suo fratello.
Una porta si aprì. Il lettino fu spinto in avanti da un addetto, un ragazzone con le cuffie sulle orecchie. Chissà cosa stava ascoltando, si chiese Yossarian. La faccia del giovane era priva di espressione. Yossarian avvertì un'intensificarsi del suo battito cardiaco e si rese conto di essere madido di sudore. "Strano" pensò, "la dose di Amnesia avrebbe già dovuto cominciare a fare il suo effetto". Venne assicurato al lettino con delle pinze di plastica. "Chissà perché queste precauzioni?" si chiese. Sapeva che nessuno avrebbe potuto più tirarsi indietro, dopo l'iniezione.
L'incoscienza in cui si cadeva, lo stato di sogno e di dimenticanza, avrebbero tolto al morente volontario ogni istinto di conservazione. Aveva anche sentito dire che la dose di Amnesia procurava un senso di gelo, per cui il calore del forno crematorio sarebbe sembrato, per il corpo che si disfaceva, un estremo e dolce tepore. Però Yossarian non sentiva freddo, e continuava a ricordare tutto. Gli venne anche di pensare a Sandra, una ragazza che aveva conosciuto tre anni addietro, quando lavorava nel Servizio Riciclaggio. Sandra era una rossa appassionata, che gli aveva mostrato il suo interesse, nonostante la grande differenza di età. Un giorno era stata nell'unità abitativa di Yossarian e gli aveva regalato se stessa. Poi si era distesa su di lui tutta nuda e lo aveva massaggiato, premendogli i polpastrelli nella schiena. In seguito però era sparita e lui non ne aveva saputo più nulla. Aveva chiesto alla sua amministrazione, ma nessuno sembrava ricordarla.
Dopo di allora, Yossarian era diventato un solitario e si era estraniato dalla società. Aveva persino optato per un nuovo lavoro: laborante di seconda classe nel Piano di annientamento sistematico dei mutanti da radiazione di centrali nucleari. Un lavoro sporco, che pochi volevano fare. In quel periodo aveva conosciuto Shiria, una bella donna dai capelli neri, ma si drogava. Era completamente preda di un miscuglio di crack e mescalina, di cui non poteva fare più a meno, e insisteva nel raccontare a Yossarian le sue visioni. Diceva che nelle pieghe della tenda si scorgevano le onde dell'eternità e che nel chiaroscuro di una parete c'erano cadaveri in decomposizione o cavalli che scalpitavano fra gli asteroidi.
Ma neppure quella storia era durata a lungo. Ora anche la mente di Yossarian, come in preda ad attività telepatica, aveva cominciato ad essere attraversata da pensieri non suoi. Gli sembrava di recepire le parole dei mutanti, che in realtà erano strani esseri crestati incapaci di esprimersi, mentre maledicevano la loro sorte. Ora però tutto questo gli pareva lontano.
Al suo lettino mobile ne vennero aggiunti altri. Il nastro trasportatore si andava allungando. Solo un leggero cigolio animava il corridoio semibuio. Ma Yossarian aveva la sensazione che qualcosa non andasse per il verso giusto. Sollevò la testa un istante e sbirciò il volontario disteso subito dopo i suoi piedi. Non dava nessun segno di vita. Allora perché lui come riusciva ancora a muoversi? Il lungo nastro giunse davanti a un'altra porta. Questa vibrò, ronzò e poi si spalancò, immettendo il nastro in un ampio salone. Avrebbe superato una parete schermata, fra poco, e i corpi sarebbero stati scaricati automaticamente nel forno.
Dietro una vetrata un uomo stava digitando davanti a un pannello di controllo. Yossarian lo vide mentre questi lo guardava stupito. L'uomo dietro la vetrata disse fra sé: "Cristo! Quello è ancora sveglio. E' la seconda volta questa settimana". Ma distolse subito lo sguardo, con un'alzata di spalle. "Inutile fermare il nastro" pensò. E poi, riflettendo: "Però, potrebbero aumentare la dose nelle iniezioni. Mah, contenti loro..."
Un pungolo spuntato dalla parete spingeva nel frattempo Yossarian nel fianco, liberandolo dagli agganci sul lettino e facendolo precipitare sopra una griglia infuocata. Lui avvertì per qualche secondo le fiammate che gli bruciavano la carne viva e l'odore acre dei corpi.

Giuseppe Cerone
 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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