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2003
25
Set

La morte facile, e altri scenari - Incentivazione

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La morte facile, e altri scenari

I. Incentivazione

Fuori, la città di Manchester era avvolta da una notte piovosa e mite. L'asfalto lucido di pioggia lungo Milton Road riluceva dei riflessi giallastri dei lampioni. L'intera zona di Dunmow era silenziosa e sonnolenta. Proprio in questo quartiere cominciò la rivoluzione industriale, e con essa il nuovo destino dell'umanità. Fu allora che le città si riempirono di contadini in cerca di lavoro nelle fabbriche, per accorgersi, dopo tre secoli, di aver perso il contatto con la terra, senza mai diventare capitalisti.
Ho attraversato la strada che una volta s'incuneava fra le vecchie fabbriche, dove si lavorava il cotone proveniente dalle colonie, e sono entrato in uno dei moderni edifici che hanno preso il loro posto. Sono sceso al secondo piano del basamento Q, dove c'è un forte odore di formaldeide; un odore che fa pensare ai cadaveri. L'Ufficio Raccolta Corporea e Crescita Sociale è in fondo al corridoio. Ad attendermi c'era una gentile ma sollecita impiegata. Mi ha condotto in uno stanzone con diversi clienti già in attesa, tutti sui sessant'anni. Ci siamo guardati l'un l'altro, annoiati. Ho anche pensato, per un attimo, che non ero certo il più decrepito di tutti, ma è stata solo la vanità di un attimo. La mia decisione è presa.
Con il premio d'incentivazione che maturerò, mio figlio potrà far ritorno nel Magreb e potrà avviare un'attività in proprio. Dovrebbe pensare a qualcosa di questo genere: è un settore in continua espansione, glie l'ho detto l'ultima volta che l'ho visto. Comunque vada, spero che qualcuno della famiglia possa realizzare il sogno di una vita al Terzo Gradino di Benessere.
E' assurdo però, a pensarci, che per farlo dovrà tornare nella nostra antica terra. Mio nonno era partito di là con l'attesa di trovarla qui, una vita migliore. Raccontava sempre che aveva cominciato come venditore ambulante. Lo chiamavano con disprezzo 'vucumbrà'. Mio padre, dopo di lui, è vissuto in un ghetto della Megalopoli Nord per anni. Ma io sono stato a scuola e ho trovato lavoro come addetto alla manutenzione delle vecchie macchine ozonizzanti. Per la verità, mi è sempre piaciuto scrivere.
Da una porta è spuntato fuori un distinto funzionario, che ci ha detto: "Buongiorno amici, e benvenuti alla Raccolta Corporea e C.S. Non ve ne pentirete. Come avrete constatato, i nostri prezzi sono davvero concorrenziali e le nostre pratiche per l'indennizzo ai parenti vengono inoltrate al Ministero subito dopo il trapasso. Vi ringrazio a nome del Governo per esservi coscienziosamente rifiutati di vivere altri lunghi e inutili anni, cedendo così il vostro posto di lavoro e la vostra unità abitativa ai giovani in lista d'attesa. L'Europa Unita è fiera di voi. Da questa parte, prego".
Lo abbiamo seguito in silenzio in un'altra sala, leggermente più buia, con numerose porte. Lui ha ripreso: "Ora farò l'appello, dopodiché a ognuno di voi indicherò la stanza in cui dovrà accomodarsi". Ha chiamato quindici nomi e uno solo non ha risposto. "Avrà avuto un ripensamento" mi sono detto, "certamente se ne pentirà ".
"Allora... " ha parlato ancora il funzionario, "voi quattro da quella parte, alla Sezione Veleni; voi due da questa, Elettricità; lei... e lei, miei cari, Laboratorio Cremazioni". E ha continuato a indicare i vari reparti, fra cui Colpi alla Nuca, etc. Nel modulo da me compilato ho messo una croce vicino a Gas Assorbimento Rapido. La camera è alla mia destra.
Ora sono in questa camera. Non avverto nulla d'insolito, come qualcuno voleva farmi credere. La pillola presa stamattina ha eliminato ogni ansietà. Le mie pulsazioni sono regolari: non provo paura, né altre sensazioni. Il mio solo pensiero è quello di seguire le istruzioni fino in fondo. Le ripasso mentalmente. Mi devo svestire e rimanere completamente nudo: devo togliere gli occhiali; togliere la dentiera (per i tre denti impiantati ho pagato un lieve ritocco di prezzo). Non ho problemi derivanti da protesi plastiche o pace-maker. Ho dichiarato tutto, sono sicuro. Sarebbero capaci di escogitare qualsiasi cavillo pur di tenersi parte dell'incentivazione.
Prima di concedarsi, il funzionario ci ha offerto una bevanda rossastra (due dita) in un bicchiere di carta. Serve a richiamare e rinforzare l'effetto della pillola, qualora ve ne fosse bisogno; nel caso che, all'ultimo momento, la coscienza, per chissà quali remoti meccanismi, si rifiutasse di affrontare serenamente il decesso. Qualcuno potrebbe dare sfogo a scene imbarazzanti. Non sono previsti ripensamenti, da questo punto in poi. La R.C. & C.S. sarebbe costretta a far intervenire degli infermieri da un altro settore e sicuramente tratterrebbe una quota per spese extra.
Sono solo nella camera. Nel vestibolo annesso ho lasciato la mia tunica bianca. Chissà cosa ne faranno del mio corpo? Credo che tutto finirà comunque con la cremazione, anche per quelli che scelgono soluzioni diverse, ma non ci giurerei. Poso il taccuino e la matita. Poi li riprendo e, mentre alcuni fori nel basso soffitto cominciano a emettere un sibilo appena percettibile, aggiungo: "Ritorna nel Magreb, ragazzo, e sii felice". Spero che ti diano questo taccuino. Oltre alla somma del premio, è tutto ciò che ti lascio. Manchester, 11 novembre, 2057.

Giuseppe Cerone
 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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