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2003
25
Mag

Il Kali

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Il Kali

Parlando di arti marziali oramai tutti conoscono quelle arrivate in occidente già da molti anni: kung fu, karate, judo, aikido.. Tuttavia esistono molte altre forme di lotta codificata anche molto antiche e profonde, ma meno conosciute per i motivi più diversi. Siamo abituati a pensare alla Cina e al Giappone come alla culla delle arti marziali, ma molti altri paesi asiatici (ed anche di altri continenti) hanno tradizioni marziali locali poco conosciute ma molto interessanti e degne di studio: Pentjak Silat, Crav Maga, Kali...

Questo mese vorrei parlarvi un po' del Kali. Sotto questo nome, o su quelli altrettanto usati di "Arnis" o "Escrima" si radunano un insieme di tecniche e di approcci al combattimento nella sua totalità provenienti da varie realtà asiatiche e non, che ha acquisito una propria individualità nell'arcipelago delle Filippine. Anticamente il termine Kali identificava l'arte marziale locale indigena, che prediligeva l'uso delle armi da taglio e di efficaci tecniche a mano nuda. Successivamente, la
storia tormentata2 delle isole filippine ha fatto sì che si miscelassero a questa arte marziale altri contributi: tecniche di derivazione cinese o giapponese, tecniche di pugilato occidentale, e perfino tecniche della scuola di scherma rinascimentale spagnola e italiana (che all'epoca erano considerate le migliori).

Diversamente per quanto accade in arti marziali più note, il Kali ha sempre avuto un insegnamento di tipo assolutamente informale. La tradizione marziale veniva (e in molti casi accade tuttora così) tramandata dal maestro a pochissimi allievi per volta, spesso solamente ad uno. Non esistevano "palestre" o "scuole" per imparare il Kali, ma l'insegnamento avveniva in maniera del tutto informale nel giardino di una casa, o dovunque fosse possibile praticare con una certa tranquillità. Non esistono pertanto stili codificati, o quantomeno gli stili sono tanti quanti i maestri... Alcuni tra questi possono ritenersi i più completi, e sono quelli diventati famosi anche all'estero: il Pekiti Tirsia del maestro Leo Gaje, Il Villabrille System creato dal mitico Floro Villabrille e portato avanti dal suo successore Ben Largusa, il Serrada Escrima del maestro Angel Cabales, il Modern Arnis del maestro Remy Presas, e molti altri. Ma indubbiamente la figura di riferimento più importante per il Kali moderno è quella di
Dan Inosanto, amico di Bruce Lee (fu uno dei primi allievi del Piccolo Drago) e grandissimo conoscitore delle arti tradizionali filippine. Inosanto ha messo a punto un programma di allenamento basato sul metodo del maestro John Lacoste, che aveva effettuato una sintesi di molti elementi di varie scuole, sino ad allora frammentari. Il metodo Inosanto-Lacoste è quanto di più completo si possa immaginare riguardo all'arte marziale armata e disarmata.

Caratteristiche essenziali del Kali sono la ricerca di una estrema praticità ed efficacia e un apprendimento relativamente semplice (almeno all'inizio). Si cerca di porre enfasi sui principi che stanno alla base delle tecniche, in modo che iil praticante acquisisca quella flessibilità mentale e di movimento che gli consentiranno col tempo di adeguare istantaneamente il suo modo di combattere alla armi (anche improvvisate) che avrà a disposizione in quel momento e alla situazione che gli si parerà dinnanzi.

Mentre in altre arti marziali si parte studiando le tecniche a mani nude per poi passare dopo molto tempo a quelle che prevedono l'uso di armi, nel Kali il combattimento armato è parte essenziale del sistema e viene studiato fin dalla prima lezione. Le armi sono tantissime, e in definitiva illimitate, perchè il Kali cerca di insegnare degli schemi ed un metodo di base flessibili, che possano essere adattati facilmente all'arma che si ha a disposizione in quel momento. Comunque la didattica del combattimento armato prevede inizialmente l'uso dei cosiddetti "olisi", due bastoni di
rattan1 di circa 70 cm di lunghezza e un diametro di 3 cm circa. Vi sono tecniche con il bastone singolo ed altre che prevedono l'uso simultaneo di due "olisi".
Successivamente si inizia a prendere confidenza con l'altra arma di base del Kali: il
coltello. In allenamento si utilizzano naturalmente simulacri di coltelli in gomma dura o legno, oppure coltelli con lama in alluminio spessa e non affilata.
L'allenamento prevede anche tecniche a mano nuda: colpi di pugno, calci, prese, leve, immobilizzazioni... Il Kali è un sistema di combattimento completo ed evoluto. Non a caso le forze di polizia di molti paesi hanno integrato tecniche di kali filippino nei loro sistemi di combattimento corpo a corpo.
Per questo mese è tutto, nel prossimo articolo vedremo più nel dettaglio qualche esempio di tecnica e di allenamento. Se siete interessati a saperne di più, e magari a praticare sotto la direzione di istruttori qualificati, scrivete pure a me oppure all'indirizzo
info@modernarnis.it. Altre informazioni le potete trovare anche sul sito www.modernarnis.it , ancora in allestimento ma già fornito dei dati essenziali. Buon allenamento a tutti!

Massimo Borri

1
Rattan: pianta simile al bambu (con cui spesso viene confusa) da cui si ricavano steli legnosi assai duri e resistenti, con l'interno pieno (diversamente dal bambù, che è cavo). Viene utilizzato da noi per la costruzione di mobili da giardino.

2
prima del'epoca del colonialismo imperversavano le feroci lotte ta clan locali; poi fu la volta di quelle contro gli invasori coloniali spagnoli, quindi di quelle contro l'occupazione statunitense, e infine di quelle contro il nemico giapponese durante la seconda guerra mondiale.

 
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:: Massimo Borri
Massimo Borri, nato il 6 marzo 1971, diplomato alla Scuola di Informatica dell’Università di Modena, attualmente lavora come referente informatico per la stessa università, presso il Dipartimento di Chirurgia della facoltà di Medicina. Si occupa principalmente di fotografia, video editing e grafica 2D e 3D (con Blender 3D), oltre che di consulenza informatica a tutto campo. Innamorato profondamente del Giappone e di tutti gli aspetti della sua cultura, ha come hobby lo studio della lingua giapponese. Adora il gioco del Go con cui cimenta regolarmente assieme agli amici del Go Club del Tortellino. Ama il blues e il rock anni ’70, leggere e disegnare fumetti, il cinema e la letteratura di fantascienza, i giochi di ruolo. Ha scoperto nei libri di Thich Nhat Hanh il volto umano del buddhismo. Si interessa di filosofie orientali, arti marziali (ha praticato karate, taijiquan, kali) e in generale di tutto ciò che porta equilibrio e serenità. Per KULT ha curato in passato le sezioni dedicate a fumetti e animazione giapponesi e alla lingua del sol levante; attualmente scrive recensioni di applicazioni per Ipad.
 
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