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2003
25
Mag

Viaggio di riflessione

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Viaggio di riflessione

Di solito nei miei spostamenti da e per il lavoro con il pullman approfitto della mezz'ora circa del tratto autostradale per riposare gli occhi; li socchiudo appena e lascio che la mia mente vaghi nei posti più piacevoli che posso immaginare. Raramente invece ho, durante questi momenti di isolamento dal mondo esterno, pensieri tristi o che mi inducono turbamenti particolari. Stasera questo stato di dormiveglia è durato solo una quindicina di minuti e quando mi sono risvegliato dallo stato di torpore in cui ero caduto mi sono sentito malinconico e come se sul mio petto gravasse un macigno enorme. Mi sono scrollato un attimo e invece di provare a ritornare nel mondo fantastico delle illusioni ho provato a pensare a cosa potesse essere dovuto questo stato d'animo, improvviso e impellente e quasi insopportabile: era come se stessi soffocando, come se mi trovassi in uno stretto e basso locale e avessi consumato tutta l'aria che potevo avere a disposizione. Mi sentivo soffocare. Tutti intorno a me erano sprofondati in qualcosa, chi in un sonno concitato e chi in una lettura rilassante. Non ho dovuto pensare molto per capire che tutto era dipeso, per l'ennesima volta dalla mia stupidità e dalla mia diabolicità. Già, proprio diabolicità perché sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Mi era capitato ancora, per l'ennesima volta, di sperare, di sognare qualcosa di irrealizzabile, di viverlo nella mia mente nei più piccoli dettagli e in tutte le possibili versioni (il finale felice, quello triste, la strada impervia piuttosto di quella estremamente facile anche per un pigro cittadino come me). Nella mia mente ero sicuro che non sarebbe mai potuto avvenire ciò che avevo sognato, in qualunque versione esso avesse potuto presentarsi e perciò sapevo che tutto era una costruzione della mia fantasia che poteva solo allietarmi qualche ora, ma che mai e poi avrebbe potuto convertirsi in realtà, perché troppo al di fuori delle mie possibilità. Ma quando ho avuto la certezza della sua irrealizzabilità è come se il mondo mi fosse piombato addosso e mi avesse fatto sprofondare nel mio profondo e tetro degli abissi. Mi sono sentito solo in mezzo ad un mondo che non capisco, che non mi interessa, che non mi avvince, anzi che mi rende ancora più apatico di quel che sono. Tante altre volte mi è capitato: per il desiderio di laurearmi in un certo modo, il sogno di riuscire a frequentare qualche ragazza, il tentativo di ottenere un determinato successo personale o di conseguire un determinato risultato sportivo. Chiaramente e giustamente tutte le volte che mi ero creato delle illusioni e delle aspettative queste sono andate a catafascio e l'unica cosa che mi è rimasto nel pugno, mentre vedevo tutto scorrere tra le dita come sabbia, era la delusione di aver sognato. Per l'ennesima volta mi è successo anche oggi. E forse è ancora più triste. Raramente mi rammarico delle sconfitte perché solo perdendo si può sperare in qualcosa di meglio e perché so l'impegno profuso per il raggiungimento dell'obiettivo, ma il vedere le illusioni che svaniscono è qualcosa di atroce perché non puoi combattere per qualcosa che non hai, perché non puoi realizzare qualcosa che non esiste, perché ti senti defraudato di qualcosa che non avresti mai pensato ti potesse abbandonare o tradire perché i sogni sono i tuoi e nei sogni puoi fare quello che vuoi. Quando la realtà ti toglie i sogni ti trovi disorientato e barcollante come se avessi girato su te stesso per mille e mille volte. Tentenne, fatichi a rimanere ritto e muovi piccoli e insicuri passi e devi riniziare tutto da capo, trovare nuovi fini da perseguire, trovare qualcosa in cui credere, qualcosa che ti stimoli a tirare fuori il meglio solo per il piacere di essere te stesso, di stare bene con te stesso. Forse è per questo che cerco di non sognare e forse è per questo che quando sogno, sogno con tutto me stesso!
Come vorrei poter dire che non succederà più, che sarò conscio delle mie capacità, delle mie possibilità e che non farò più affidamento su altre persone, ma non affermo niente perché so che mentirei ignobilmente. Succederà ancora. Vivrò un'altra pessima giornata o settimana o un periodo più lungo, ma comunque un arco di tempo infinitesimo rispetto alla mia vita, alla vita dell'umanità. E allora proviamo ad andare avanti sperando che prima o poi questi incubi smettano di perseguitarmi. Se poi si trasformeranno in realtà tanto meglio, altrimenti potrò ritrovarmi ancora davanti ad uno stupido monitor a scrivere inutili e banali riflessioni.
Ancora mi domando perché scrivo ed invio queste mie riflessioni e constatazioni. Ma come al solito non lo so. Forse perché ho bisogno di parlare con qualcuno, ma adesso come adesso nessuno mi convince, forse perché scrivendo a un computer ho l'illusione (e qui ricado nel diabolico) che una persona sia libera di leggere o meno, ma almeno non di far fingere di ascoltare.

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