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2003
25
Apr

Sei pezzi facili

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Sei pezzi facili

Parafrasando il titolo di un famoso film, anzi aggiungendo un "pezzo" in più, è stato presentato al Bergamo Film Meeting 2003 un interessantissimo lungometraggio a episodi, appunto 6, mettendo insieme altrettanti saggi di diploma di alcuni studenti della Scuola Nazionale di Cinema.
L'esperimento è pittosto serio, vanta infatti la coproduzione di RAI Cinema ed una distribuzione nazionale, proprio come i film "maggiori". La sale è gremita non solo dei parenti dei sei giovani registi in erba ma da tutto il pubblico del Meeting che sembra avere voglia di novità e novità italiane.
Il film si apre con "Il sostituto" di Daniele Cicala. Un ex studente universitario trova il modo di guadagnare bene sostenendo gli esami al posto degli altri, previa una facile contraffazione del libretto. Tutto sembra filare liscio e ripetere gli esami già sostenuti a suo tempo con successo non richiede nemmeno un ripasso. Poi questo doppio gioco comincia ad erodere la coscienza del ragazzo che un giorno legge sul giornale del suicidio di un suo vecchio cliente che non era riuscito a reggere la menzogna di una carriera scolastica falsificata e inesistente. Il primo dei cortometraggi di "Sei pezzi facili" è soddisfacente, l'idea è originale ma lo svolgimento e la fine lasciano un po' perplessi, sembrano un po' frettolosi. Segue "Le mani in faccia" di Daniele Basilio che firma, non da solo, anche il soggetto e la sceneggiatura. Anche qui si parla di ragazzi, ragazzi che si affacciano all'età adulta. Francesco è un ragazzo in conflitto con il padre e per cercare la risposta ad una domanda che si pone da sempre fugge di casa e si fa reclutare dal più noto contrabbandiere della zona. Anche se capisce ben presto che la vita di notte sul mare mosso non è per lui trova comunque la sua risposta e anche dell'elatro. "Le mani in faccia" non è originale ma la messa in scena è molto matura, di ottima fattura è infatti il montaggio preciso e narrativo e la regia. La sceneggiatura, però, evidenzia qualche piccola incongruenza.
Ancora sul disagio è il seguente "In casa d'altri", una piccola storia che racconta delle ultime giornate di lavoro di una giovane ucraina come badante e domestica in una famiglia italiana. Nostalgia e desideri non abbandonano la ragazza che nasconde un piccolo segreto che non può e non vuole condividere con al padrona di casa. Paolo Tripodi si avvicina con rispetto ad una storia ormai comune in Italia anche se a tratti si sfiora lo stereotipo sulla ragazza dell'Est incompresa nella famigliola borghese italiana. "Sei pezzi facili" comincia a prendere forma e dopo i primi tre episodi ci si accorge già che si tratta di un lavoro di qualità.
Si prosegue con "Esercizi di magia" di Marco Chiarini che gira una sceneggiatura non sua (è l'unico caso fra i sei). Nel film recita Francesco Salvi ma non era necessaria la sua presenza, pur di qualità, per nobilitare un corto godibile e ben diretto. Gli esercizi di magia del titolo fanno riferimento all'arrivo del mago Candor nel campeggio di Nino e suo filgio Gianni, orfano di madre. La simpatia e i brividi del mago, accompagnato dalla figlia Federica, ravvivano le giornate del bambino ma anche del padre, che troverà in Federica una compagna che credeva ormai impossibile. L'atmosfera sentimentale e giocosa della storia è resa benissimo, anche se "Esercizi di magia" accelera troppo nel finale.
Gli ultimi due episodi, "Chi ci ferma più" di Claudio Cupellini e "Sole" di Michele Carrillo, sono probabilmente i migliori del mazzo. Entrambi mostrano una padronanaza della storia e dei mezzi che negli altri quattro è abbozzata e acerba. Il primo dei due,
"Chi ci ferma più" è una bella storia del NordEst, fotografato impietosamente con i capannoni e le luci che non illuminano nulla di Sottomarina, una località balneare in provincia di Venezia. Silvano (Maurizio Donadoni) ha moglie, un figlio e una bella casa e un'attività poco lecita. All'improvviso gli fa visita Mario (Roberto Citran), dopo tanti anni d'assenza dal suo paese d'origine. Tra i due si instaura di nuovo un legame, dettato anche dall'esigenza di Mario di approfittare dei traffici di Silvano per necessità personali. Poi, insospettatamente, la realtà sembra essere diversa da come la si è creduta. Tra i due cresce un sottinteso impossibile ma condiviso oppure nel finale succederà qualcosa di tragico? Bello sul serio, "Chi ci ferma più" è un vero piccolo film, non un corto. La storia avrebbe potuto dilatarsi in 90 minuti senza problemi, probabilmente Cupellini avrebbe avuto anche più spazio per approfondire i due personaggi che non vorresti mai smettere di vedere. Il finale silenzioso è il giusto congedo da un bel lavoro.
"Sole", l'ultimo dei sei, è forse ancor meglio del precedente, fosse altro per la difficoltà nel dirigere, e bene, i ragazzini protagonisti del film. I quattro ragazzini incontrano una prostituta di colore, Sole, nel loro girovagare quotidiano alla ricerca di svaghi e avventure. Dopo averci girato intorno a lungo prende piede l'idea di pagare Sole per godere dellle sue prestazioni. Gianluca, che si era vantato di esserci già stato, è così costretto a fare da intermediario ma le cose non vanno come gli altri tre credevano. I rapporti di complicità e le differenze tra un gruppo di ragazzini di età diverse è ben rappresentato in "Sole", così come quel senso di abbandono e onnopotenza che solo quando si ha quell'età si può provare giocando a fare i grandi senza meta e senza orario. Carrillo sembra avere già le doti per qualcosa di più impegnativo di un corto.
Insomma, "l'esperimento" della Scuola Nazionale di Cinema e di RAI Cinema riceve pieni voti dal pubblico presente che, finalmente, ha la possibilità di giudicare esordienti veri senza dimenticare la qualità.

Benatti Michele
 
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:: Michele Benatti
Michele Benatti, Nasce nel 1970 tra le bonifiche ferraresi ma cresce in provincia di Reggio Emilia tra le ciminiere delle ceramiche castellaranesi. Un'insana passione per l'informatica lo porta addirittura alla laurea breve ma si dice che abbia sbagliato mestiere. Appassionato spettatore di cinema extrastatunitense e di letture slave, matura col tempo una capacità critica tale da poterne addirittura scrivere. Estroverso ma timido, miope ma acuto, pallido ma sanguigno sono le caratteristiche di Michele Benatti.
 
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