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Portraits – i ritratti di un giovane regista sassolese

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Portraits
I ritratti di un giovane regista sassolese

"Portraits" è il titolo del primo lungometraggio di Corrado Ravazzini, un promettente ex-videomaker definitivamente etichettabile come regista vero e proprio. Se col precedente "Requiem", un cortometraggio che affronta il tema della pena di morte, era stato giustamente premiato dalla critica col titolo di "miglior cortometraggio del 2001" da parte de "l’Officina dei sogni" di Maurizio Nichetti e con "l’Oscarino" per la miglior fotografia da Bruno Bozzetto, con "Portraits", complice la lunghezza importante e la bella prima nazionale, Ravazzini ottiene finalmente il riconoscimento del pubblico, il suo pubblico.
C’era praticamente tutta Sassuolo il 27 Febbraio al cinema Carani per vedere il tanto atteso "Portraits", ancora una volta prodotto da Matteo Meglioli, un intraprendente e spigliato uomo di cinema e pubbliche relazioni, un nome che sentiremo ancora.
La tensione, comunque rilassata e positiva, è palpabile fin dall’ingresso nell’atrio del cinema dove c’è una vera e propria folla di amici, parenti, curiosi e semplici appassionati di cinema. I ragazzi che hanno lavorato a "Portraits" sembrano però tranquilli e soddisfatti, e il bello deve ancora venire. Una presentazione spettacolare, dopo un’ora d’attesa che fa molto avvenimento mondano, rompe il ghiaccio e finalmente inizia il film.
"Portraits" sono i ritratti nelle fotografie sparse in terra sotto ad un ragazzo sconvolto e rassegnato a qualcosa che ancora non conosciamo. L’incipit è una bella cenetta di compleanno tra amici, la ragazza del protagonista è carina, lui la coccola, gli amici si divertono e una sevillana sul tavolo chiude la serata. Il mattino dopo resta solo il ricordo, è tempo che la vita quotidiana riprenda il suo posto. I volti stanchi dei due ragazzi sono pronti per una giornata di lavoro: lui deve concludere una trattativa importante con un cliente ostico, lei è a pochissimi giorni dall’inaugurazione di una mostra d’arte, la prima curata interamente da lei. Tutto sembra scorrere tranquillo ma il volto di una ragazza sconosciuta disturba i pensieri di lui. Di chi sono quegli occhi inquietanti che compaiono nei suoi sogni? Il tormento di quel pensiero lo rode ogni giorno di più e diventa paura quando scopre il volto di quella ragazza sullo sfondo di una vecchia fotografia scattata a Venezia, una specie di piccola luna di miele con la sua ragazza. Il dubbio lo porta di nuovo a Venezia, alla ricerca di un volto: un idea che sembra impossibile fino a quando non si siede nel bar di quella piazza e Sergio, il proprietario, può raccontargli parecchie cose su Mila, la ragazza del sogno.
E qui sono combattuto tra il raccontare tutta la storia fino alla fine oppure lasciarvi l’appetito in bocca. Il film non ha ancora una distribuzione ufficiale, forse andrà a qualche altro festival, forse addirittura rimontato, per cui posso proseguire col racconto almeno un po’.
Mila è una prostituta, è una delle ragazza di Nevio, un’oscuro pappone dai modi bruschi come quelli dei suoi impacciati sgherri. Mila però vuole andarsene, anche se tutto le è contro. Lui non può far altro che dibattersi tra i suoi sogni e la realtà, incomprensibili i primi e irreale la seconda.
Ravazzini confeziona un bel film, anche se non mancano le ingenuità e le imperfezioni prevedibili in un opera "prima" di un non professionista. Le note amare sono una eccessiva concentrazione di eventi e riferimenti, che finiscono per essere frettolosi o isolati dal flusso della storia. Sicuramente la frenesia di mettere tanta legna nella caldaia ha prodotto qualche slancio poco controllabile. Il personaggio dello spacciatore di colore, ad esempio, cerca senza riuscirci di venire definito come tale, ma lo spazio a lui riservato ed il prosieguo della storia lo lasciano lì, senza approfondimenti. La stessa Mila è troppo eterea e un po’ banalmente intrapolata nello stereotipo della prostituta che vuole cambiare vita. Anche Nevio, pur magistralmente interpretato da Pio Meglioli, un volto da cinema che casualmente fa l’idraulico, è un po’ scontato. Nel film ci sono inoltre le parti un po’ comiche, come i due scagnozzi di Nevio, applauditissimi però dal pubblico, che non restano impressi. Infine l’ora e venti del film è un po’ dilatata artificialmente. La sequenza sogno-sconcerto-realtà è ripetuta troppe volte.
"Portraits" è però un film sincero e ottimamente girato. Ravazzini ha le idee chiarissime sulle scene e sulle inquadrature, pur esagerando con una molteplicità di effetti a volte inutili. Le professionalità del film, ovvero il protagonista Saverio Bari e la sua ragazza oltre all’operatore della steady-cam, fanno sì che "Portraits" sia un film vero, acerbo e assolutamente autoprodotto, ma vero, e questo è un grande pregio.
Perciò tenete presente questi nomi: "Portraits", Corrado Ravazzini, Matteo Meglioli e Saverio Bari, forse ne riparleremo.

Benatti Michele

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