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2009
27
Apr

Louise-Michel

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Le donne di una fabbrica belga si ritrovano improvvisamente senza lavoro. Vittime di dinamiche economiche incomprensibili hanno davanti agli occhi una sola verità. Il posto dove hanno lavorato per tanto tempo adesso è vuoto e loro sono disoccupate. Sedute ad un tavolo di un bar si chiedono cosa possono fare con i pochi soldi della liquidazione. Da sole, quasi niente. Unite, forse qualcosa. Louise, una di loro, ha una grande idea. Pagare un killer e uccidere il padrone che le ha licenziate.
Gustave De Kervern e Benoit Delépine raccontano questa storia attraverso uno sguardo capace di deformare la realtà per mandarcene un'immagine grottesca e distorta, in grado però di cogliere gli aspetti più cinici e sgradevoli di alcuni meccanismi sociali (il lavoro, il licenziamento). Il killer pagato da Louise, uno stralunato ciccione di nome Michel, che ha una serie di pistole costruite copiando quelle originali e che cerca sempre qualcuno che porti avanti il suo lavoro (possibilmente malati terminali), è uno spirito anarchico impossibile da fermare. I due personaggi, grazie alla loro perfetta estraneità rispetto al mondo che li circonda, riescono, paradossalmente, a cambiarlo. E allo stesso tempo a cambiare sé stessi. Ribaltando le rispettive identità sessuali, in una trasformazione di genere, Louise e Michel scoprono la loro vera natura. E forse anche l'amore. 
La narrazione, libera da qualsiasi convenzione, si struttura come un insieme di situazioni isolate collegate tra di loro dagli spostamenti dei due personaggi per trovare il padrone da ammazzare. Lungo la loro strada Louise e Michel incontrano le persone più strane e visitano i luoghi più improbabili..  I registi si affidano ad una ironia cattiva e crudele, devastante nella sua capacità di disintegrare ordini sociali e generi sessuali, per mettere in scena l'assurdità di un mondo in cui meccanismi invisibili (ma dalle conseguenze anche troppo concrete) decidono del futuro delle persone. Attraverso una sgradevolezza di immagini e situazioni vengono così ridicolarizzate le ipocrisie di un ordine sociale fittizio e caotico, che aumenta sempre di più il divario tra ricchi e poveri, tra chi detiene il potere e chi è costretto ad obbedire. I veri padroni rimangono però invisibili, irraggiungibili. Il desiderio di giustizia, invece, è sempre presente, nel corpo gonfio e sgraziato di Michel o in quello goffo e patetico di Louise e soprattutto nel loro spirito, che diventa il medesimo di un'altra grande eroina anarchica, quella Louise Michel che amava dire – "Sono quindi anarchica perché solo l'anarchia può rendere felici gli uomini e perché è l'idea più alta che l'intelligenza umana possa concepire, finché un apogeo non sorgerà all'orizzonte".

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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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