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1996
25
Ott

Fistful of flies

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Fistful of flies
di Monica Pellizzari

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Uno dei pregi di questo film, secondo il modesto parere di chi ve ne sta parlando, è di essere diretto e non troppo lungo. La storia raccontata è quella di una famiglia australiana di provenienza italiana e di stampo arcaico-patriarcale. Le solite donne che si sono sposate per inseguire un miraggio (mai nessuna che ammette d'essere stata innamorata o d'aver sentito la voglia di famiglia!), il solito padre-padrone che a tratti risulta simpatico e commovente, la solita nonna alleata con la figlia, e la figlia, adolescente inquieta.
La figlia, splendidamente interpretata da un'attrice che forse ha qualche anno in più di quelli della protagonista, è dipinta come una ragazzina ben cosciente e determinata a voler vivere la propria vita, ma, ahinoi, alle prese con gli ormoni impazziti dall'età dello sviluppo, tanto da essere considerata, dalla stretta cerchia di familiari e compaesani, una ninfomane. Tranne, naturalmente, la nonna, che non viene considerata esplicitamente lesbica perchè è stata sposata "con un uomo", e la dottoressa-crocerossina.
Gli ingredienti sono tutti quelli che potrebbero impastare un drammone sulla condizione femminile in certi ambienti ancora troppo regrediti e ipocriti, che non permettono ad una ragazza d'aver voglia non di sposarsi ma di fare carriera. Ne risulta invece un film che sa equilibrarsi bene tra dramma, realtà e ironia, anche troppo divertente.
I personaggi sono quasi caricature, la scenografia molto colorata e vivida, gli episodi ben condotti, soprattutto per l'idea delle mosche
(titolo del film in italiano: un pugno di mosche) ricorrenti in varie scene che sdrammatizzano dove serve e hanno il loro significato.
Alla fine le cose, a loro modo, si risolvono bene (tanto lo immaginavate), non ci sono moralismi, nessuna pretesa di diventare il film-cult delle nuove leve femministe e la protagonista sembra farci capire che una ragazza può innamorarsi, senza sembrare per forza
Sandra Dee, e può anche pensare di fare la camionista senza perdere niente in femminilità (?). Tutto normale direi.

Caterina Sonzogni

 
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