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2006
14
Mar

Rosso di Sera - Fortuna Della Porta

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Letto oggi, 9/03/2006 in Ceglie Messapica (BR)

 

Grazie all'Autrice, che mi ha inviato questo libro accompagnandolo ad altri due lavori in A/4, ho potuto apprezzare la vastità espressiva di una donna capace di essere versatile e non legata a stilemi preconfezionati; capace di una ricerca stilistica continua e di un'espressività oggi rara, se teniamo conto dell'enorme ripetitività che attanaglia le menti di alcuni artisti dell'epoca nostra.

Fortuna è capace di passare da una ninna nanna ad una denuncia, di fare l'elemento uomo l'uomo evento, sino al dubbio supremo dell'Essere Supremo che non interviene nell'opera nostra sì "violenta".

 

Le piccole liriche di "Rosso di sera", dai versi per lo più brevi, sono poesiole, e – Fortuna lo sa – sintetizzatici.

Pare che ella, ad un certo punto della sua attività artistica, abbia voluto darsi (rectius: concedersi) una pausa, senza smettere di scrivere.

Pausa dalla quale sono sorte mini- sillogi, catalizzate in una raccolta che filma, in un serrato cortometraggio lirico, attimi di osservazione fluida, leggera, che generalmente lo scrittore lascia morire nell'attimo stesso dell'osservazione. Qui, invece, il gesto "quotidiano" segna il passo e ribadisce un'essenzialità disorientante. Che, per la sua stessa necessaria essenza, strugge l'anima come fosse quella d'un fanciullo impantanato nel circuito conoscitivo dei suoi perché.

 

Il "grande" evento storico- guerra in Afghanistan viene contratto, in esegesi matricolata, con un Afg, e la causticità dell'evento riassunta nello spaccato Inverno, con parole (nel senso latino: VERBI) di pioggia stillicidi:

Cadde la pioggia/ cadde la grandine/ piovvero le bombe (pag. 40).

E i tempi dei verbi descrivono ciò che è il male e il bene. Il male "al passato"; il bene al presente. E l'incertezza?

Non è incerto, quanto agli indottrinati può apparire dogma:

Il diavolo è innocente/ e io ho solo una penna/ per argine (pag. 10);

Il mio Dio indefinibile/ ha scritto la cosmogonia/ sospeso nei suoi silenzi/ nei miei silenzi (pag. 28).

E, qui, un breve inciso e un plauso alla percepita cosmogonia come agonia del cosmo.

I passi sono apparentemente certi, dove i movimenti oculari sono analitici da telegiornale, in un mondo che, in ogni elemento, diventa cronaca di un'era selvaggia:

"Crolla, albero, crolla"./ Crolla e dai voce a chi/ vede il compiersi/ dei destini del mondo/ delle profezie antiche, / crolla e distruggi/ ciò che è sangue, / raggela il battito, / inchioda sulla croce il futuro (pagg. 32-33)

 

L'attesa e i ricordi, le costruzioni alchemiche d'amore che, nel futuro lavoro in pubblicazione esploderanno (ed ho avuto il privilegio di leggere in anteprima con quale e quanta forza di rivisitazione ed attualizzazione del mito) sono qui accennati in Big Bang; lettere d'innocenza dichiarata e d'agognata saggezza.

Ma gli addii, siano essi morte di spirito o di carne, arrivano scritti col sangue, come rive lambite da piene di rimpianto.

E si è costretti all'eterna pausa raminga ai confini della ragione; che, dalle passate ere ad oggi, manca all'umanità.

E si conclude che Per quelli persi/ non basta il dolore (pag. 107).

 

Lo spazio unitario è l'anima grigia d'un tempo ballerino, che ha perso il sapore dello stupore, la fanciullezza adamantina del buon esploratore.

Il mondo è se stesso: tempio dei templi (pag. 95), città e animali, strade, astri e chimere, l'essere che nulla sa (pag. 93); materialità.

 

 

IL PROFESSORE Con lei non si può mai sapere.

Ha un'aria così idealista

DANIEL Ma io sono un idealista! È per questo che non posso       sopportare questo stato d'assedio. Fa di noi degli animali

IL PROFESSORE Se questa guerra è riuscita ad insegnarle che siamo degli animali, è già qualcosa[1]

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Fortuna Della Porta (Nocera Inferiore – Salerno –), poetessa, narratrice e critica letteraria italiana.

 

È reperibile per le edizioni Lietocollelibri il suo meraviglioso "Diario di minima quiete", del quale trovate anche una mia recensione sul web. Io attendo una sua nuova pubblicazione, che come accennatovi nella scheda su estesa, conterrà uno scritto esplosivo, del quale ogni amante della poesia con la Pi maiuscola dovrebbe appropriarsi.

Fortuna Della Porta "Rosso di sera", Edizioni Il Calamaio, Roma, 2003; collana "Le Poesie".


[1] Da: Amélie Nothomb "Libri da ardere", Robin Edizioni s.r.l. Roma, 1999; pag.13. Titolo originale: "Les combustibles" ; traduzione di Alessandro Grilli

 
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:: Monica Cito
Monica Cito è nata a Telese Terme (BN) nel 1972. Risiede a Ceglie Messapica (BR). Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari, ha conseguito l’abilitazione all’avvocatura. Membro del direttivo della sezione “Pinuccio Tatarella” di Alleanza Nazionale a Ceglie Messapica, ivi riveste la qualifica di Responsabile Cultura. Ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi della Giulio Perrone editore (Roma, 2005). Sue liriche sono presenti in qualificate antologie. Due e-books (l’antologia poetica “Dea della caccia” e la sua tesi di laurea “Le condotte pedofile”) sono pubblicati su: www.kultvirtualpress.com e scaricabili gratuitamente dall’apposita sezione. Ha prefato sillogi poetiche e romanzi. Collabora come critica letteraria alla rivista “Il Cavallo di Cavalcanti” (Azimut Editore, Roma), nonché su varie riviste on line (www.transfinito.net, www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com ; www.lucidamente.com ) e cartacee (come il trimestrale “Sud-Est”, dove si occupa di editoria indipendente e cura il premio letterario “Storie a Mezzogiorno”). Non si è sottratta ad interventi di critica letteraria anche su giornali “dell’opposizione”. Suoi interventi di saggistica giuridica si trovano su www.diritto.it
 
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