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1996
25
Feb

L'isola di Emir

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L'ISOLA DI EMIR


Sono ormai tre ore che sono chiuso qua dentro bombardato, massacrato, meravigliato, affascinato, elettrizzato da questo fiume di urla, canti, balli, distruzioni, morti che nuotano, scimmie che sparano coi cannoni e macerie, macerie dappertutto.
Caro Emir quante parole, quante inutili ed offensive parole sono state spese su questo film.
Quante accuse ti sono piovute adosso per questo tuo defilarti, per questo tuo non voler prendere posizione per nessuna delle parti in conflitto.
Inutili parole spese in malafede da chi coscenze doveva coercire, inutili parole spese in buonafede da chi dall'esterno cercava di comprendere. Ti chiedo scusa Emir perchè solo dopo queste ore spese in questo cinema ho capito qual'era il messaggio che volevi farci arrivare.
Ti chiedo scusa perchè questo non è un film di regime, non è un film pro Serbo, questo film è qualche cosa di diverso e di più: è un grande grandissimo atto d'amore.
Questo film è il più bell'atto d'amore che mai regista abbia dedicato a qualcosa che non c'è più, UNDERGROUND è l'ultimo canto d'amore di un artista verso una patria che non c'è più, verso un popolo la cui storia è finita distrutta sotto le bombe.
Ti chiedo scusa Emir per non aver capito quanto era grande il tuo amore per la tua terra Yugoslava, per non aver capito quanto profondo e sincero era il tuo amore per il popolo Yugoslavo e per non aver capito e compreso la tua ammirazione per quel Maresciallo dagli occhi di ghiaccio e il suo sogno, il sogno di un unica patria per un unico popolo. Una Yugoslavia per un popolo Yugoslavo!
Con le lacrime agli occhi ho assistito alla scena del viaggio del
"Treno di Tito".
Ho visto questo treno che trasportava il feretro del Maresciallo
Tito partire dalla Slovenia, attraversare la Croazia ed arrivare in
Serbia , a Belgrado per l'estremo saluto.
Ho visto migliaia di persone gettare rose rosse al passare del Treno di Tito. Ho visto le lacrime di un popolo per il loro padre . Ho visto piangere Croati, Sloveni e Serbi. Ho visto quanto amore c'era in quella gente per la loro patria e per il loro meraviglioso Maresciallo vestito di una scintillante divisa bianca.
Ho capito quanto strazio ci doveva essere nel tuo cuore quando hai rimontato le scene del funerale del Maresciallo Josip Broz "Tito", ho capito quanto dolore e quanta commozione c'era in te quando hai visto il tuo Maresciallo abbracciare per l'ultima volta la sua amata patria.
Cari amici di KULT se ancora non l'avete fatto alzatevi dalle vostre poltrone e andate a vedere questo magnifico poema d'amore, questo grande affesco di un paese e di un popolo che non ci sono più.
Alziamoci dunque e partiamo perchè da qualche parte in questo mondo c'è una piccola isola abitata da una piccola banda di pazzi che ci sta aspettando perchè non so se lo sapete ma
il sogno non muore mai!
C'era una volta un paese chiamato Yugoslavia...

Matteo Ranzi

 
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:: Matteo Ranzi
Matteo Ranzi nato il 16/8/67 a bologna risiede a imola dal 1992. Diplomato in ragioneria gestisce una palestra dal 1997. Ha collaborato più o meno stabilmente con KULT Underground intorno al 1995 come autore di poesie, autore anche di tre famosi articoli sulla guerra in Bosnia ed Erzegovina.
 
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