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1995
25
Mag

Voci che sussurrano

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Voci che sussurrano


Altro mese ricco, questo di Maggio, per la rubrica dedicata ai racconti e alle poesie: un nuovo amico (A.P.J.), un felice ritorno
(Asia '68) e molto buon materiale dai "soliti" collaboratori, che hanno deciso di imporsi con i loro scritti all'attenzione dei lettori.
Per motivi di spazio (scrivo questo testo con tutto il resto del giornale pronto e sono in "rosso" di vari Kb) mi vedo costretto però a rinunciare sia a "Dalla vita ho imparato che", sia all'altrettanto consueto "Rapidi Pensieri". Non starò a dilungarmi sui motivi di questa scelta, ma vi assicuro che non avrete di che lamentarvi, una volta iniziata la lettura delle opere proposte.
Le ben sette poesie, e i tre racconti più uno (Il tempo) spaziano temi interessanti e sicuramente potranno incontrare il gusto di molti di voi.
I primi due scritti, creati dalla già conosciuta Asia 68, presente con una sua poesia nel numero di Marzo, descrivono qualcosa che va al di là del singolo momento racchiuso nel titolo-data. Come una specie di analisi, scaturita da un problema, o da un episodio, la narrazione lenta ma reale porta il lettore indietro, facendolo riflettere su cose che non può non avere nella propria memoria.
La prima, 25 gennaio, è quasi un dialogo allo specchio, alla ricerca di risposte che isolino il vuoto interiore, e diano motivo di certi stati d'animo. La seconda, che prende ragione di esistere dalla morte di un parente caro, continua la ricerca di spiegazioni, con un più consapevole rifiuto dei fatti, in favore delle proprie emozioni.
Piccola notte, di TEO 93 e Il verde infinito, in parte condividono quella sensazione di insofferenza nei confronti di certe situazioni quotidiane, ma lo stile è più immediato e meno moderato di quello usato da Asia 68. Il verde infinito è quasi una sorta di proclamazione di fede, o meglio di NON fede, generata dal senso di infinitesità di fronte al tutto e al nulla. In Piccola notte, il cui titolo in effetti da già chiare indicazioni sulle tematiche, o almeno sui metodi descrittivi, la ricerca di un contatto con il resto del creato, isola la natura in favore dell'amicizia e di una comprensione ipotetica, che difficilmente si è in grado di riconoscere o ottenere.
Molto intense sono poi le due opere di A.P.J., che cambia sensibilmente il tono e il modo in cui le cose vengono descritte, non sfuggendo però da quel contesto superiore di malinconia in cui anche gli altri due autori si sono "rinchiusi". Qui, la presenza di una
"lei", la ricerca quindi di una presenza stabile vicina, è meno effimera che in 25 gennaio, e anche la consapevolezza di una perdita è proposta con ritmi calmi, che fanno pensare ad una forte e adulta calma interiore, percorsa solo a tratti da brividi inevitabili.
Inverno, in special modo, mostra questo vacillare come qualcosa di prevedibilmente concreto, qualcosa di fronte alla quale la logica e il cuore lottano con la coscenza di un risultato sicuro.
Il Tempo, di Fabrizio Guicciardi, è il "più uno" di cui accennavo prima. Non è propriamente un racconto, ma nemmeno una poesia. Se non fosse per il contenuto più profondo e per lo stile forse lo si potrebbe considerare un trattato, ma così com'è non è lontano dalla già citata 25 gennaio 1985: un estemporaneo rigurgito di sensazioni che prendono pian piano forma lungo una linea specifica che trasforma il tutto in qualcosa di intenso e personale. Moderato come forma, ha sicuramente qualche punto in contatto con No-Time Generation, proposta il mese scorso, anche se le prospettive proposte sono meno dure e forti.
Flebile luce, di Marco Giorgini, è una poesia acre con un gusto vagamente retrò. In essa la centralità del passato sul presente sotto forma di immagini ricordo, diventa un tema surreale. L'altalenarsi di sensazioni, il dualismo logica-realtà e emozioni-ricordi sfocia in una distruzione delle illusioni, in un salto doloroso che porta dall'adolescenza spirituale ad una maturità arida ma più
"tranquilla".
Passando ai racconti, "L'impegno importante" dell'ormai di casa
Raffaele Gambigliani Zoccoli, ci ripropone i consueti schemi dei suoi testi: centralità di una "paranoica" auto riflessione e un surrealismo che alterna ironia e senso di impotenza. Come già accennato la volta scorsa a proposito de "Il pranzo" il suo stile scorrevole ed incalzante ricorda abbastanza Kafka per la lucidità delle descrizioni e per il gusto forte delle situazioni sempre originali e allucinanti.
Ah, giusto per la cronaca anche Raffaele sta per andare a servire la patria, e tutti noi di KULT cogliamo l'occasione per ringraziarlo della lettera che ci ha fatto avere, e per augurargli un classico "in bocca al lupo". Comunque, e mi rivolgo al resto dei lettori, non preoccupatevi; Raffaele ci ha assicurato una continuità anche per il prossimo futuro, ovviamente nei limiti delle sue possibilità.
Passando al "topo lancia mattoni", ovvero al nostro IGNATZ che ci segue ormai da molti mesi, che cosa possiamo dire del suo racconto "Il miglior amico dell'astronauta"? Lo scritto, sotto forma di diario di bordo, ha un tono forzatamente scanzonato, in cui però il tema della solitudine e dell'isolamento non soltanto fisico non si mantiene sempre in ombra. L'ironia della situazione che si viene a sviluppare, e il sarcasmo nei confronti di certe cose che esulano dalla fantascienza classica (la suocera, i commenti sulla psicologia e altro) fanno di questo testo qualcosa di singolare che vale sicuramente la pena leggere.
In ultimo, continua la "saga" dell'uomo verde, iniziata il mese scorso per opera di Teo 93. Con altri tre capitoli sempre più surreali e incalzanti come ritmo, la vicenda, di cui nulla voglio anticiparvi, si incammina verso settori arditi che faranno sorridere e riflettere insieme. Per chi si fosse perso il numero del mese scorso consiglio ugualmente la lettura, ma, una volta terminata, precipitatevi a recuperare l'arretrato. Dire che l'ordine di lettura è ininfluente è forse azzardato, ma le situazioni descritte sono una sorta di gioco matematico che si possono incastrare in più di un modo.
Mi scuso personalmente con Luca Lanzoni (autore del divertentissimo racconto pubblicato il mese scorso nella rubrica RPG) per non avere avuto modo di proporre almeno uno dei suoi racconti questo mese, ma la data di consegna del materiale e soprattutto i problemi già descritti hanno fatto scivolare tutto a Giugno.
Non vi trattengo oltre, se non per ricordare a tutti di collaborare con noi, se vi sentite artisti e vi volete far conoscere ad un vasto pubblico. Come vedete altri lo stanno già facendo, perciò pensateci.
Ricordatevi soltanto di leggere modalità e "regole" in coda alla rivista.
Buona lettura.
O buon ascolto...

Marco Giorgini

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini è nato a Modena il 21 Agosto 1971 e lavora come responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press; ha tenuto conferenze, e contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden''. Da marzo 2005 è autore di una striscia a fumetti sul mondo degli esordienti chiamata Kurt.
MAIL: marco@kultunderground.org
WEB:
www.kurtcomics.com
 
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