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1995
25
Mar

Cenere

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Cenere


Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i nostri sogni, e la nostra breve vita e circondata da un sonno
(il Maestro)

Guglia aveva una casa grandissima.
Lo vedevano tutti che la casa di Guglia era immensa da togliere gli occhi.
E dentro una casa una biblioteca impossibile, con migliaia e migliaia di libri, tutti insieme, in cento e più stanze diverse, tutti ordinati per autori o soggetti.
Guglia li aveva letti tutti. Tutti.
Ma proprio tutti, uno dietro l'altro.
Non ce n'era nemmeno uno, là, in quell'immensa biblioteca, in quelle cento e più stanze, che lui non avesse letto per intero, senza saltare nemmeno una pagina, nemmeno una riga, nemmeno una parola o una nota, nemmeno un'indicazione bibliografica.
Li aveva letti tutti, tutto quello che ci stava là dentro.
Tutto.
Era incredibile (da star male a pensarci) - star là a leggere solo un millesimo di tutta quella carta sottolineata, in tutte quelle stanze grandissime, con tutti quei passaggi, quelle scale, quelle pareti, quei corridoi tappezzati irrimediabilmente da libri.
Tutti. Ma proprio tutti, uno dietro l'altro.
Tutto.
Guglia leggeva, leggeva da una vita, e tutti pensavano che avrebbe continuato a leggere fino all'ultima contrazione del suo ultimo muscolo. Tutti sapevano che non si sarebbe stancato mai, lui, solo in quella casa grandissima, e dire che si pensava che una volta avesse vissuto davvero.
Lesse fino a quel giorno.
Fino a quel giorno che uno spiacevole incidente, una semplice distrazione, un incredibile sbaglio, una stupida inavvertenza, un'incauta dimenticanza, si portò via, con le fiamme, tutti i suoi libri, tutto il suo lavoro, tutte le sue stanze arredate come biblioteche impossibili, tutte le piccole annotazioni di tutta una vita.
Si portò via tutto. Tutto. di tutta una vita
Tutto, uno dietro l'altro.
Tutto.

Da quel giorno Guglia non ha più letto. Niente. Ma proprio niente.
Nulla. Se ne sta là - solo - a contemplare senza alcun sentimento la cenere di tutti i suoi libri, attendendo, senza alcun sentimento, di raggiungere, presto o tardi che sia, l'incantevole mondo della cenere dispersa.

Bologna, 14 dicembre 1994

(durante l'ora di paesi afroasiatici)


Raffaele Gambigliani Zoccoli

 
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